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I custodi della qualità

Enologi ieri e oggi - In occasione dei quarant’anni dell’associazione friulana, ecco l’evoluzione di una professione nata oltre un secolo fa e che continua a cambiare con i tempi

I custodi della qualità

La Comunità di San Patrignano, a Rimini, fondata dal compianto Vincenzo Muccioli, ha ospitato nella prima settimana di giugno il 69° Congresso nazionale di Assoenologi, che ha riunito centinaia di tecnici di tutta Italia, con qualificata presenza straniera e imprenditori del mondo vitivinicolo ed enogastronomico. Registi impareggiabili dell’evento il presidente Riccardo Cotarella e il direttore Giuseppe Martelli. Il talk show è stato condotto, con la capacità che gli è riconosciuta, da Bruno Vespa. La Sezione Friuli Venezia Giulia ha partecipato attivamente ai lavori con una delegazione guidata dal presidente Rodolfo Rizzi. Il Congresso è stata utile occasione per rinfrescare alcuni momenti significativi del ruolo di enotecnici ed enologi sia a livello nazionale, sia regionale.
Le origini
Nel 1876 nasceva a Conegliano la prima Scuola di viticoltura e di enologia d’Europa. Nel 1891 Arturo Marescalchi, enotecnico diplomato alla Scuola enologica di Conegliano, con 46 colleghi fondò la ‘Società degli enotecnici italiani’, cioè la progenitrice dell’attuale Associazione enologi enotecnici italiani (Assoenologi). Il passaggio tra le due definizioni avvenne in occasione del 46° Congresso nazionale, celebrato a Trento nel 1991 quando, con i primi cento anni di vita si festeggiò l’approvazione della legge 10 aprile 1991 n.129, caparbiamente voluta dall’Associazione, che riconosce ufficialmente il titolo di enologo e apre così ai tecnici vitivinicoli italiani le porte professionali dell’Europa. Per questa ragione, da quella data il tecnico del vino in Italia è diventato l’enologo.
La legge 3 febbraio 2006 n. 27 ha adeguato la norma alla riforma dell’Università che ha trasformato le lauree triennali da lauree di primo livello, più comunemente note come ‘lauree brevi’, in ‘lauree piene’.
Percorso di studi
Il titolo di enologo, quindi, altro non è che la logica evoluzione della qualifica di enotecnico, così come la preparazione universitaria la giusta evoluzione della già valida formazione garantita per oltre cento anni dal corso sessennale. La Sezione Friuli Venezia Giulia dell’Associazione enologi enotecnici italiani fu fondata nel 1974, in concomitanza con il Congresso nazionale organizzato proprio a Udine. Circa una dozzina i soci fondatori che designarono Piero Pittaro alla presidenza e Giuseppe Ceschin delegato al Consiglio nazionale.
Pionieri con la gavetta
Furono anni pionieristici, di gavetta e di ‘sdoganamento’ in cui si gettarono le basi per contribuire concretamente alla crescita professionale degli, allora pochi, iscritti e cercando, nel contempo, di svolgere un ruolo attivo nella politica vitivinicola regionale, allora agli albori.
Il primo concreto risultato fu quello di proporre l’enotecnico Orfeo Salvador alla presidenza del Centro regionale vitivinicolo, emanazione diretta dell’Assessorato all’Agricoltura.
Mentre a livello locale si tesseva con pazienza una rete di contatti atti a far crescere gli iscritti, allora tutti diplomati alla scuola enologica di Conegliano, non mancò chi cercò di contribuire allo sviluppo del settore apportando idee allora molto innovative. Doveroso ricordare l’attivazione delle condotte enologiche da parte di Gaspare Buscemi.
Dopo 6 anni, il rinnovo delle cariche sancì il passaggio della presidenza da Pittaro, delegato al Consiglio nazionale, allo stesso Buscemi.
Il mandato successivo, dal 1983, la presidenza tornò a Pittaro che si vide anche riconfermare la delega di consigliere nazionale. Furono anni di notevole crescita associativa anche perché l’Istituto tecnico agrario di Cividale aveva nel frattempo iniziato il triennio di specializzazione in viticoltura ed enologia formando i nuovi enotecnici.
Lo stimolo dato dai giovani si tradusse in un’accelerazione notevole degli interessi legati al mondo dell’allora Aei; si moltiplicarono i momenti di aggiornamento tecnico con relatori di fama mondiale, ma anche con viaggi all’estero, mentre notevole interesse riscuotevano le degustazioni.
Il mondo vitivinicolo regionale prese atto del ruolo e dell’importanza della categoria e accolse con entusiasmo gli enotecnici che, nel 1985, parteciparono in regione al Congresso Nazionale.
Pittaro fu eletto presidente del Centro regionale vitivinicolo del Friuli Venezia Giulia e divenne vicepresidente nazionale dell’Associazione.
Nel 1987 Pittaro fu eletto presidente nazionale; gli subentrò alla guida regionale fino al 1999 Alvano Moreale.
La delega di consigliere nazionale fu riconfermata a Pittaro al quale dal 1993 si affiancò, per un diritto acquisito avendo la sezione raggiunto i 200 soci, Alvano Moreale.
Il titolo di enologo sancito con legge della Stato nel 1991 vide la sezione Friuli Venezia Giulia particolarmente gratificata in quanto un così importante traguardo era stato raggiunto sotto la presidenza di un proprio associato.
Le stesse istituzioni regionali si resero conto dell’importanza e del ruolo d’Assoenologi tanto da prevederne l’inserimento nel consiglio di amministrazione dell’Ersa: iniziò Alvano Moreale e, in seguito, Gianni Bignucolo, Stefano Trinco e Adriano Teston.
Nel 1996 Pittaro per un triennio diventa presidente dell’Union Internationale des Oenologues, carica prestigiosa che di riflesso porta lustro al Friuli intero.
Nel 1999 Stefano Trinco sostituisce Moreale alla presidenza del Comitato di sezione; nel 2004, ha visto una sostanziale riconferma del precedente a conferma del buon lavoro svolto.
Trinco, poi, ha passato il testimone della presidenza ad Adriano Teston e questi, nel 2007, a Rodolfo Rizzi, carica riconfermata negli anni successivi.
Dopo ben 36 anni di crescita esponenziale di qualità e immagine, cui gli enologi regionali hanno contribuito significativamente, viene in sostanza riconfermata la ricetta vincente del rinnovamento, anche anagrafico, intimamente collegato alla tradizione e all’esperienza della ‘vecchia guardia’, che ben volentieri tiene a balia i new entry.
I 290 iscritti sono ripartiti in ruoli che spaziano da titolare d’azienda, dirigente, quadri e tecnici. Il rapporto tra produzione vino e tecnici operanti in cantina è di circa quattromila ettolitri: un dato di tutto rispetto.

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