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Semplificazione? Non pervenuta

Ordine degli ingegneri Nonostante annunci e buoni propositi del legislatore, si continua a sbagliare metodo nel regolamentare il settore dell’edilizia

Semplificazione? Non pervenuta

Semplificazione? Non pervenuta. È questo il bollettino meteorologico nel settore dell’edilizia. Un paradosso nel momento in cui il settore sta soffrendo la più grave e prolungata crisi dell’ultimo secolo, e una beffa aggiuntiva per committenti, progettisti e imprese. A sottolinearlo Pietro Zandegiacomo Riziò, presidente Ordine Ingegneri della provincia di Gorizia e della Federazione Ingegneri Fvg, rappresentanza quest’ultima che ha da poco elaborato un dettagliato documento in cui ha elencato non solo le urgenze, ma anche la propria proposta per risolverle.

Per aiutare il settore dell’edilizia privata, negli ultimi anni c’è stata una effettiva semplificazione delle pratiche o i buoni propositi sono stati, alla fine, vanificati da regolamenti e interpretazioni?
“A livello nazionale il Testo Unico dell’Edilizia, con i suoi 138 articoli, che meritoriamente ha tentato di concentrare in un unico testo le numerose normative attinenti l’edilizia ha subito nel corso degli anni oltre 80 modifiche. Nell’esercizio della potestà legislativa esclusiva nella materia conferita alle Regioni a statuto speciale, la nostra ha regolamentato l’attività con la Lr 19/2009, che ha 68 articoli e che ha subito nel breve periodo ben 8 modifiche; la Regione ha, inoltre, approvato relativo Regolamento di attuazione con Dpr 18/2012 con 14 articoli e 3 allegati. A tutto questo si aggiungono i singoli Regolamenti comunali che introducono altre normative e specifici adempimenti, con esigenza di costante adeguamento in relazione alle successive modifiche normative intervenute.
Si tratta, quindi, di una congerie di norme legislative e regolamentari che comportano interpretazioni talvolta contrastanti, spesso con contenziosi giudiziari e conseguenti blocchi delle attività. È vero che in questi ultimi anni si è cercato di introdurre alcune semplificazioni, come le Dia, Scia, autocertificazioni, interventi di ‘edilizia libera’, ma nel contempo si sono introdotti numerosi ulteriori adempimenti, come la normativa sismica, energetica, acustica, impiantistica, di sicurezza, di regolarità contributiva, alcuni condivisibili per utilità e altri meno.
Tutto ciò ha complicato e aggravato enormemente le procedure, con aumenti di tempi, di costi, di responsabilità in capo a committenti, professionisti e dipendenti della pubblica amministrazione incaricati del rilascio delle autorizzazioni o preposti ai controlli, ma spesso senza alcuna effettiva utilità per la comunità”.

Come è possibile invertire questa spirale?
“Crediamo che per ogni modifica legislativa o regolamentare vada sempre approvato il testo coordinato con le norme preesistenti e sia attentamente valutato il conseguente costo indotto a carico del cittadino e della pubblica amministrazione e la successiva valutazione degli effetti. Vanno, poi, individuati, attraverso una ricognizione generale, pochi e chiari obiettivi che è necessario tutelare nell’interesse generale, senza aggravare i compiti della pubblica amministrazione con l’acquisizione di documentazione inutile; siano, quindi, eliminati gli adempimenti non indispensabili per l’interesse generale, limitandoli eventualmente all’obbligo di deposito o di conservazione della documentazione per controlli successivi, in misura proporzionata all’importanza del’opera. Infine, va valorizzato il ruolo dei professionisti abilitati e iscritti agli Albi a cui attribuire compiti e responsabilità nel principio di sussidiarietà e di amministrazione condivisa, con conseguente alleggerimento di compiti a carico della pubblica amministrazione e, quindi, dei costi a carico dei cittadini”.

Chi è responsabile di questa dinamica?
“Il legislatore, nazionale e regionale, nonché i Comuni con Regolamenti spesso obsoleti e macchinosi, oggetto di continue modifiche. Servono Regolamenti ‘tipo’, adattabili alle specificità locali soltanto in presenza di adeguate motivazioni, e serve la predisposizione di modulistica standardizzata di generale utilizzo. In ciò la Regione può svolgere certamente un ruolo fondamentale, d’intesa con i Comuni e con organismi istituzionali quali gli Ordini e i Collegi professionali”.

È esemplificativa in Friuli la legislazione sulla certificazione energetica, per la quale sono necessarie addirittura 2-3 valutazioni per il medesimo immobile, come si può risolvere questo paradosso?
“Questo problema ha generato confusione, aggravio di procedure e aggiornamenti, tali da rendere necessario, a suo tempo, il ricorso al Tar da parte di Ordini e Collegi professionali contro il provvedimento regionale. L’assessore regionale Sara Vito, in un recente incontro, ha però assicurato un prossimo intervento di semplificazione auspicando la collaborazione degli operatori tra cui anche i nostri Ordini professionali”.

Lo strumento delle detrazioni fiscali, per ristrutturazione e contenimento energetico, in questi anni è stato indubbiamente importante; la sua spinta ora si sta esaurendo e cosa si rischia nel caso non vengano in futuro rinnovate?
“L’edilizia è un settore fondamentale per l’economia: sostenere le attività di riqualificazione del patrimonio edilizio esistente consente di far lavorare imprese, professionisti, industrie, di riqualificare i centri abitati, riducendo la spinta verso il consumo del suolo, di realizzare abitazioni a minor consumo energetico con positivi riflessi sul risparmio e sull’inquinamento atmosferico. Con pagamenti mediante bonifici bancari, inoltre, viene fatta emergere l’economia sommersa, la garanzia della prestazione, la sicurezza sul lavoro.
Il sistema delle detrazioni fiscali per i lavori di ristrutturazione va, quindi, certamente mantenuto. Anzi, dovrebbe essere esteso anche ad altre categorie edilizie, come quelle industriali, artigianali, agricole, commerciali, specialmente per i miglioramenti sismici. Per la ripresa dell’edilizia dovrebbero, inoltre, essere alleggeriti gli oneri fiscali sulle abitazioni e consentite detrazioni e deduzioni degli interessi passivi sui mutui non soltanto nel caso di ‘prima casa’. Occorre, però, non vanificare gli effetti aggravando gli adempimenti sul lato delle autorizzazioni”.

La Regione, secondo voi, con le sue competenze e strumenti che cosa può fare per dare ossigeno al settore?
“Oltre a quanto già indicato, la Regione ha un ruolo fondamentale: non deve complicare, ma introdurre semplificazioni a costo zero nei settori di sua competenza, eliminando molti adempimenti che non hanno nessuna concreta utilità. Dovrebbe incentivare gli interventi in particolare di contenimento energetico, in aggiunta ai benefici fiscali attuali, introducendo ulteriori detrazioni fiscali per quanto di competenza e prevedendo incentivi economici in relazione alle disponibilità. Dovrebbe, inoltre, sostenere la ripresa del settore delle opere pubbliche favorendo, attraverso la sensibilizzazione degli enti pubblici impegnati, la maggior partecipazione alle gare di affidamento di servizi tecnici attraverso preventiva comunicazione di bandi e avvisi agli Ordini professionali, al fine della loro diffusione tra gli iscritti; dovrebbe, poi, disincentivare il ricorso a gare al massimo ribasso ricorrendo, invece, in via generale a procedure di esclusione delle offerte anomale. Dovrebbe, infine, impegnarsi a rendere più agevole l’accesso ai fondi comunitari, che presentano notevoli risorse”.

Passando al ruolo dei vostri Ordini, cosa chiedete alla Regione: vi sentite sufficientemente coinvolti?
“Abbiamo chiesto in più occasioni, come singoli Ordini e come Federazione, un maggior coinvolgimento in termini propositivi per avviare gli auspicati processi di semplificazione, anche in considerazione che tra i 4.500 ingegneri iscritti ai quattro Ordini provinciali della regione, vi sono molti specialisti in tutti i campi dell’ingegneria, civile, industriale, dell’informazione, liberi professionisti, imprenditori, dipendenti pubblici nelle varie strutture e privati con ruoli anche dirigenziali, che possono fornire un utile supporto alla Regione in tutti i settori tecnici”.

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