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“Facciamo gola alla mafia, teniamo alta la guardia”

Mauro Obinu, ex vice comandante del Ros dei Carabinieri racconta come si sta evolvendo la criminalità organizzata. La nostra regione è ancora sana, ma è meglio stare attenti ai tentativi di infiltrazione, soprattutto della ‘ndrangheta

“Facciamo gola alla mafia, teniamo alta la guardia”

Tenere alta la guardia perché il tessuto della nostra regione è ancora sano, ma siamo da tempo un territorio appetibile per la criminalità organizzata. E’ il parere di Mauro Obinu, colonnello dei Carabinieri, che si è occupato per molti anni di criminalità organizzata in veste di vice comandante del Raggruppamento operativo speciale (Ros) dei carabinieri e di dirigente superiore della Presidenza del Consiglio dei Ministri. L’ufficiale, originario di Palmanova e in pensione dal 2018, è il protagonista dell’incontro con gli studenti che si tiene sabato mattina nell’auditorium dello Zanon.

Come è cambiata in questi anni la mafia?
“Quando si parla di criminalità organizzata si fa solitamente riferimento alle organizzazioni mafiose nostrane. Ci sono stati innesti con l’aumento della presenza sul territorio nazionale di strutture criminali straniere di origine balcanica, magrebina e, soprattutto, una fra tutte che ha avuto modo di consolidarsi: è la criminalità nigeriana che per certi versi ha caratteristiche organizzative su base etnica assimilabili alla lontana alla mafia. E’ difficilmente penetrabile e raramente accetta sinergie con altre strutture criminali e dunque è difficile contrastarla”.

Come sono mutati i rapporti di forza tra le organizzazioni mafiose?
“Di certo, tra le matrici criminali nazionali la ’ndrangheta è quella che presenta il maggior tasso di efficienza, non perché lo Stato non sia in grado di contrastarla, ma perché ha sempre sviluppato le proprie organizzazioni su base familistica, ha cominciato a fare i conti con i grandi pentiti più tardi rispetto a Cosa nostra e in quanto ha una grande capacità di replicare se stessa in altri territori”.

Nella nostra regione qual è la situazione?
“Il Fvg è molto attraente da anni. Ciò è dovuto all’andamento positivo dell’economia, alla sua vocazione transfrontaliera e al crescente flusso di capitali. Questi tre fattori favoriscono tentativi evidenti di infiltrazione negli appalti di opere e servizi, riciclaggio o auto riciclaggio di capitali, impiego di capitali di indubbia provenienza e poi i traffici di narcotici che però sono di transito. Per quanto riguarda le presenze mafiose, ci sono proiezioni di soggetti riconducibili o appartenenti alla ‘ndrangheta che fanno la spola tra Veneto e Friuli, ma bisogna dire che per ora pare non ci sia traccia di strutture stabili, a differenza di altre regioni del Nord. Qui in Friuli non abbiamo avuto evidenze di voto di scambio o il commissariamento di enti locali sciolti per mafia. Il Friuli resta però un territorio appetibile e bisogna tenere alta la guardia”.

Proprio perché va tenuta alta la guardia incontra gli studenti dello Zanon?
“Ho aderito di buon grado all’invito primo perché sono friulano e perché parlare con i giovani è un valore aggiunto, è un investimento in legalità. Questo incontro fa parte di un progetto più ampio e, d’altro canto, la Regione Fvg ha costituito un osservatorio apposito, segno che c’è molta attenzione”.

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