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'Aggressioni sui mezzi di trasporto, serve il Daspo'

E' la proposta della Fit Cisl Fvg. Anche il sindacato di polizia Siulp chiede di rivedere urgentemente la legislazione

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Nella sede della Cisl di via Ciconi, a Udine, si è svolto il secondo importante incontro organizzato dalla segreteria regionale Fit Cisl Fvg e dal Siulp, il Sindacato italiano unitario lavoratori Polizia Fvg. I rispettivi segretari, Antonio Pittelli e Fabrizio Maniago, hanno analizzato l’intollerabile fenomeno delle aggressioni su bus e treni che, solo in Fvg, ha registrato oltre 50 episodi ai danni degli autisti/controllori.

Dall’intenso dibattito, durato oltre tre ore, è emerso come oggi nessuno sia esente da questa escalation di violenza gratuita, frutto di un imbarbarimento della società: autisti, capitreno, macchinisti, ma anche infermieri, medici, assistenti sociali, personale scolastico, poliziotti e chiunque rivesta una qualche funzione pubblica è il bersaglio di insulti e aggressioni.

Per contrastare questa deriva di assoluta inciviltà servono formazione, ma anche protezioni passive, telecamere e sistemi di geolocalizzazione. Pittelli ha messo sul tavolo anche "la possibilità di un Daspo dedicato. Un provvedimento snello, emanato dal Questore nei confronti di chi non riesce a tenere le mani a posto, che mira a lasciare a piedi chi compie azioni violente, turbando un servizio di pubblica utilità a favore dell’intera collettività".

Sul piano della sicurezza, Maniago e il Segretario Siulp di Udine, Donato Carrozzo, hanno spiegato perché "è assolutamente necessario e non più procrastinabile un intervento legislativo che interessi il diritto penale, sostanziale e processuale. L’effetto delle attuali norme è praticamente nullo. L’apparato sanzionatorio - che spazia dalle percosse alle lesioni, per l'interruzione di pubblico servizio e le minacce, fino al depenalizzato reato d'ingiuria, che oggi si combatte esclusivamente sul piano civile - segna un arretramento intollerabile nella difesa di chi serve lo Stato e la collettività".

"La mancanza di una norma specifica e della certezza della pena per chi compie violenza ha innescato un’iperbole pericolosissima. Sdoganare il fatto che il crimine paga, significa abdicare alla funzione di difesa dei diritti delle persone per bene e alla salvaguardia dei valori di una società civile. Per questo il legislatore deve intervenire d’urgenza con un decreto legge che introduca una specifica norma di tutela che abbia un effetto deterrente ad efficacia reale, trasmettendo un preciso messaggio: per chi alza le mani si devono spalancare le porte del carcere".

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