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A Fiumicello, quattro anni senza Giulio Regeni

In migliaia, assieme ai genitori Paola e Claudio, hanno preso parte alla commossa fiaccolata

A Fiumicello, quattro anni senza Giulio Regeni

Quattro anni senza Giulio Regeni. La comunità di Fiumicello Villa Vicentina ha ricordato il giovane ricercatore, scomparso quattro anni fa, con una serie di eventi per continuare a tenere accesi i riflettori su una morte ancora senza colpevoli.

Numerose le iniziative a livello nazionale e regionale con un focus nella sua città natale. Il paese, che continua fermamente a chiedere Verità e Giustizia per il giovane compaesano scomparso in Egitto proprio il 25 gennaio del 2016, giorno del quinto anniversario delle proteste di piazza Tahrir, e ritrovato senza vita pochi giorni più tardi, il 3 febbraio, si è mobilitato con un programma intitolato ‘Giulio continua a fare cose...’.

La ‘Camminata dei diritti’, che ha coinvolto migliaia di persone di ogni età, è partita alle 18.45 da piazzale Falcone e Borsellino e ed è stata accompagnata, oltre che dai genitori, Paola e Claudio con la sorella Irene, dall’onorevole Roberto Fico, presidente della Camera dei Deputati, dal presidente della Commissione d'inchiesta Erasmo Palazzotto, dal sindaco Laura Sgubin e dal Governo dei giovani di Fiumicello Villa Vicentina.

Tra la folla anche vari esponenti politici locali e regionali. Quindi l’arrivo in piazzale dei Tigli alle 19.15 mentre alle 19.41, momento in cui si persero definitivamente le tracce del giovane, è avvenuta la vera e propria fiaccolata silenziosa in piazza.

Toccante la scritta ‘Verità’ composta da tantissime candele accese. Un silenzio capace di esprimere molto di più di ogni parola, lo stesso silenzio che da anni la famiglia chiede venga spezzato in favore della verità, seppur cruda, sui fatti di quei terribili giorni.

La manifestazione si è poi chiusa con ‘Pensieri, parole e musica per Giulio’ nella centrale Sala Bison, stracolma come nelle scorse edizioni.

“La comunità è ancora vicina alla famiglia e solidale alla ricerca di verità e giustizia per Giulio – sottolinea il sindaco, Laura Sgubin. “Lo siamo come dal primo giorno e lo si evince dalle numerose iniziative come ad esempio dalla giornata di oggi. Questa comunità continua a dimostrare questo sentimento. Oggi presentiamo il progetto dell’Associazione Voci di Donne, che poi ha coinvolto tutti noi, con la ‘panchina gialla’, ovvero un’installazione di panchine vicino alla quercia piantata per Giulio. Il secondo segnale, che ricorda il segno della luce, è l’accensione di 4mila candelina che hanno formato la parola ‘Verità’. Oggi ci siamo tinti di giallo ma non smettiamo mai di farlo: le nostre terrazze hanno la bandiera gialla, i nostri ragazzi portano i braccialetti e le spille gialle. Il tempo rovina i simboli ma l’intensità non diminuisce”, conclude Sgubin.

Le fa eco il sindaco dei giovani, Alessia Raciti: “Sicuramente questo percorso responsabilizza un po’ tutti. È un onore, per me ora, ricoprire il ruolo che anche lui ha ricoperto – sottolinea Raciti. “Abbiamo riflettuto sulla sua storia tragica ma anche su quanto ci accomuna a lui e cosa Giulio ci ha trasmesso. Noi proponiamo attività e durante tutte le attività chiediamo sempre verità e giustizia per Giulio”.

Presente anche il presidente della Federazione Nazionale Stampa Italiana, Beppe Giulietti. “Chiedere Verità è chiedere Giustizia. È un problema di dignità nazionale. I giornalisti devono fare scorta mediatica fino alla fine – sottolinea Giulietti. “Non ci deve essere oblio, il nostro compito è illuminare questa vicenda. Sta a noi non farla sparire: i regimi, i mafiosi, i corrotti contano sulla nostra stanchezza e sulla nostra omertà. Il giallo di Giulio continua a vivere e Giulio continua a fare cose e ci trasmette la sua voglia di libertà e verità. Questa mi ricorda altre brutte storie del passato come Impastato, Fava, Siani. La mafia e i corrotti dicevano che avrebbero potuto stare a casa loro, stessa cosa che il regime ha detto di Giulio: dobbiamo sentire su di noi il peso di rompere le diffamazioni verso Giulio e chiedere che il governo parli in modo chiaro. L’ambasciatore è stato rimandato in Egitto affinché facesse chiarezza. Ciò non è avvenuto e l’ambasciatore deve rientrare”.

Della stessa linea anche il presidente della Camera Roberto Fico: “Siamo qui per fare in modo che esista una memoria combattente. Lo Stato ci crede e su questa questione ci siamo tutti. Non lasceremo nulla di intentato. Le istituzioni devono coordinarsi, come stiamo facendo, e riprendere la cooperazione giudiziaria. Abbiamo cinque nomi iscritti nei registri degli indagati e l’inchiesta parlamentare sta proseguendo. Deve iniziare il processo e che almeno inizi per queste cinque persone per sequestro. La richiesta della famiglia di ritirare l’ambasciatore non compete a noi ma va fatta una riflessione se non arrivano risultati: il 2020 deve essere l’anno di Giulio Regeni”.

 

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