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A Gorizia la movida divide residenti e imprenditori

Ora la città appare deserta, ma d’estate si moltiplicano gli eventi e, di pari passo, le proteste dei cittadini che vogliono quiete

A Gorizia la movida divide residenti e imprenditori

Mi ritrovo per caso, dopo aver completato il dovere di cronista a teatro, a passeggiare tra le vie del centro di Gorizia un martedì sera qualsiasi. Sono le dieci di sera e, dopo una giornata passata tra vari paesi dell’ormai ex provincia, si sente un certo appetito. La ricerca di un locale, da quando immagino quale possa essere il cibo più gradito, passa quasi subito dal divertente all’angosciante. Quasi nessuno a spasso per le vie. E tutti i ristoranti e le pizzerie conosciute sono chiusi. Resta qualche piccolo locale al volo, ma sedersi è tutta un’altra cosa.

Eppure a Gorizia qualche giorno fa, il comitato ‘Gorizia vivibile’ ha presentato le proprie istanze per tutelare maggiormente le leggi a salvaguardia della quiete pubblica, specialmente nel periodo estivo durante il quale, date le temperature più calde, sono organizzate un maggior numero di manifestazioni all’esterno. Eventi che creano, inevitabilmente, schiamazzi e un po’ di movimento in più tra le vie cittadine. Il comitato, insomma, chiede maggior tutela anche in virtù della mancanza di pattuglie che, proprio d’estate, sono spesso chiamate dai cittadini che vogliono riposare.

E c’è chi, dall’altra parte, organizzando un’importante sagra cittadina ad agosto, si ritrova, alle 23.59, poco prima che le campane battano le ore per il giorno nuovo, a dover chiedere all’orchestra di concludere l’esibizione, nonostante gli stessi musicisti già alle 23 avessero abbassato decisamente il volume dell’esecuzione. Pena la chiamata, di alcuni vicini, alle 00.01 della locale stazione dei Carabinieri. “Ci sono imprenditori che vorrebbero investire sui locali sfitti a Gorizia, ma temono di non poter svolgere la loro attività per l’alta sensibilità ai rumori - racconta il sindaco, Rodolfo Ziberna -. Noi vogliamo una città più vivace e comunque siamo aperti al dialogo”.
Resta il fatto che quel famoso martedì, per la cena, sono tornato nel monfalconese.

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