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A Udine scatta la ricerca dei volontari per guidare le ambulanze

I servizi di emergenza sanitaria richiedono personale formato. L’impegno è sempre più gravoso e anche in Friuli chi lavora è sempre meno disposto a dedicare agli altri il proprio tempo libero

A Udine scatta la ricerca dei volontari per guidare le ambulanze

In Friuli l’emergenza è quasi sotto controllo. I friulani, tenuto conto degli impegni di lavoro e familiari sempre più gravosi, hanno un grande cuore e non rinunciano a fare volontariato. Magari meno di una volta, ma garantiscono alcuni servizi al mese e sensibilizzano i giovani. D’altra parte, per non rimanere scoperte le associazioni organizzano due corsi di formazione all’anno. Di seguito, alcuni esempi significativi.

Con nove ambulanze e due automediche la Sogit Udine compie 1.200 servizi al mese in tutto il Friuli, 800 dei quali come supporto al 112 di Udine. Al momento ha 28 dipendenti e 60 volontari che si dividono tra emergenza, trasporti secondari, ossia l’accompagnamento delle persone inferme alle visite mediche, consulenze, o durante le dimissioni, e servizi cosiddetti sportivi, ossia l’assistenza in caso di infortunio o malore.

“Dal 2019 la Regione – spiega il presidente Maurizio Rinaldi - autorizza a svolgere trasporti sanitari soltanto gli enti accreditati, tra cui la Sogit. Il problema è che l’associazione ha pochi dipendenti e pochi volontari e ha molta difficoltà a trovare personale formato”.

Un volontario deve seguire corsi teorici e pratici di soccorso, uno per l’utilizzo dei presidi presenti in ambulanza e uno per diventare autista soccorritore. “Quando la persona - continua il presidente - capisce qual è la mole di lavoro e l’impegno che l’attende, rinuncia. I volontari sono lavoratori, di tutte le fasce sociali, non sempre disponibili a dedicare tante ore, festivi compresi. Per questo la maggior parte sono studenti di medicina, che trovano utile fare pratica sul campo. Alcuni, più giovani, vogliono guadagnare  crediti formativi per la scuola. Purtroppo, in entrambi i casi, la maggior parte lascia dopo la laurea, o appena trovato lavoro”.

Alcuni vedono nel volontariato proprio un trampolino verso un impiego da dipendente in Sogit, o in ospedale, e aspettano un concorso.
“La formazione deve essere continua – spiega il presidente -. Si pensi soltanto ai corsi Blsd con l’obiettivo di riconoscere l’arresto respiratorio. Non basta fare i corsi una volta, bisogna ripeterli per essere sempre a conoscenza delle ultime novità. Per questo ai volontari non chiedo di fare un minimo di ore di servizio al mese, ma non voglio che salgano in ambulanza, se l’ultima volta è stata mesi fa. Non saprebbero come comportarsi”.

Non si può pretendere, però, che un volontario sia sempre disponibile e risponda ‘a chiamata’.
“Sogit – continua Rinaldi - è operativa 24 ore su 24, ma cerchiamo di organizzare i turni mensilmente, anche se chiediamo ai dipendenti massima flessibilità. Io per esempio, rispondo anche al telefono in caso di necessità”.
Un altro punto da sottolineare è la mancanza d’informazione tra le persone.

“Bisognerebbe spiegare – conclude Rinaldi – quando è il caso di chiamare l’ambulanza, che non si tratta di un servizio di taxi. Inoltre, molti pensano di poter saltare la coda al pronto soccorso, se arrivano col mezzo di emergenza. Secondo me, il servizio deve rimanere assolutamente gratuito, ma si dovrebbe far pagare la benzina per il trasporto a chi vuole fare il furbo”.
Ultimamente sono raddoppiati i servizi che riguardano il trasporto di pazienti disabili, anziani, ma anche stranieri, che non sono automuniti e hanno bisogno che qualcuno li accompagni per visite in day hospital e quant’altro.

Sono nate convenzioni con i Comuni, come qualli della Bassa friulana, proprio per accompagnare i residenti nel territorio che hanno la necessità di fare visite ed esami in ospedale. Anche queste sono emergenze.

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