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Alleanza per la prevenzione delle malattie epatiche croniche

Presentato il progetto della Regione con Insiel e la Fondazione italiana fegato

Alleanza per la prevenzione delle malattie epatiche croniche

"Abbiamo a disposizione delle informazioni sanitarie estremamente preziose sul piano della ricerca che, messe a sistema grazie a questo progetto, ci consentiranno di fare un grande passo in avanti verso la prevenzione nell'ambito delle malattie croniche del fegato che, anche a causa degli stili di vita sbagliati, rischiano di riguardare in prospettiva nel mondo occidentale un numero sempre maggiore di persone".

Lo ha detto oggi a Trieste il vicegovernatore con delega alla salute, Riccardo Riccardi, nel presentare la collaborazione tra la Regione, l'Insiel e la Fondazione italiana fegato finalizzata alla realizzazione di una piattaforma per il controllo delle malattie croniche del fegato.

Più nel dettaglio, la partnership punta ad allargare il progetto pilota appena concluso su informazioni, raccolte nel pieno rispetto della legge sulla Privacy, relative a 5mila pazienti negli ultimi 5 anni. L'obiettivo, come è stato spiegato dagli esperti, è quello di arrivare a un algoritmo in grado di individuare i casi in cui il decorso della malattia può aggravarsi in maniera più acuta.

Come ha sottolineato Riccardi, è proprio la capacità di gestire le informazioni che consente a chi amministra di assumere in velocità le scelte più adeguate e "la collaborazione tra Regione, Insiel e Fondazione italiana fegato va proprio in questa direzione".

La conferma, come ha spiegato il vicegovernatore, che l'Amministrazione crede in questa 'alleanza' è emersa anche in sede di bilancio regionale, con la destinazione di un significativo stanziamento di risorse sia alla Fondazione sia a Insiel.

"Questo - ha aggiunto Riccardi - perché uno dei principali errori compiuti dalla sanità pubblica negli ultimi decenni è stato quello di non aver posto tra le priorità la prevenzione, che invece, come stiamo imparando anche dall'esperienza della pandemia, rappresenta uno degli strumenti più efficaci per attutire l'impatto clinico di quelle patologie il cui decorso - ha concluso - potrebbe essere bloccato sul nascere da una serie di indicazioni basate sullo studio dei dati e sulla ricerca". 

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