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Ancora poche le imprese amiche dei bambini

Il welfare aziendale non trova facile applicazione né in Italia né in Friuli. Una ricerca di Animaimpresa, con il supporto di Confindustria, prova a spiegarne i motivi

Ancora poche le imprese amiche dei bambini

La frenesia, la competitività e l’impeto quasi futurista, che caratterizzano il mondo del lavoro contemporaneo, stanno rapidamente trasformando anche uno dei capisaldi della società italiana: la famiglia.  Come spiegano gli esperti, uno dei dati più allarmanti è che si fanno sempre meno figli anche perché sono ancora troppo poche, per non dire nulle, le misure di sostegno aziendale per le famiglie nel nostro Paese. E in Friuli? Una ricerca effettuata da Animaimpresa, con il Liceo Percoto e il supporto di Confindustria, tra il 2014 e 2015 sul welfare aziendale in provincia di Udine, fotografa una situazione paludosa e per nulla confortante, anche se i dati raccolti non hanno valenza scientifica e offrono soltanto una valutazione di massima.

Un esempio virtuoso
Esistono davvero le aziende family friendly o sono soltanto un miraggio? In Friuli una realtà virtuosa, un fiore all’occhiello riconosciuto anche dalla presidente della Regione Debora Serracchiani, esiste e potrebbe fare da esempio per altre grandi aziende interessate a sposare modelli di sostegno famigliare. Stiamo parlando della Icop di Basiliano, che dal 2012 offre un carnet di iniziative volte a favorire la conciliazione dei tempi lavoro-famiglia dei propri dipendenti. Ecco allora che tra i servizi proposti c’è il maggiordomo aziendale, che svolge piccole commissioni per conto dei lavoratori, il telelavoro per poter operare da casa e soprattutto il doposcuola per i figli dei dipendenti, nonché un campo estivo ospitato in un’area interna all’azienda.

Quando lo stato è socio
Perché il sostengo aziendale, quindi un benefit di natura non economica, non decolla? Le aziende coinvolte nello studio imputano al costo degli interventi di welfare la responsabilità principale, seguita dalla difficoltà concreta di convertire eventuali premi di produzione in servizi, difficoltà organizzative interne e di contrattazione. Tra i motivi, però, ci sono anche l’incapacità di individuare le reali esigenze dei lavoratori e la ritrosia di questi ultimi nel partecipare alle diverse forme di sostegno. Telelavoro, doposcuola per i figli dei dipendenti e sostegno ai famigliari, quindi, non sono benefit di cui i lavoratori friulani possono usufruire. Almeno per il momento.

In controtendenza
Se è vero che le aziende, in Friuli Venezia Giulia come nel resto del Paese, devono ancora lavorare molto per realizzare piani di welfare efficaci, omogenei e soprattutto strutturati, bisogna ammettere che qualcosa sembra muoversi in questa direzione, seppur lentamente. Stupisce, quindi, e amareggia constatare come nell’ambito ludico-ricreativo si proceda in controtendenza, con ristoranti che vietano l’ingresso ai bambini con tanto di cartelli “Io non posso entrare”, che un tempo non troppo lontano erano riservati soltanto ai cani.

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