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Come lavorare (bene) senza slot machine

La cooperativa Piccolo Principe spiega ai gestori di pubblici esercizi che la loro attività si può sostenere anche senza le macchinette

Come lavorare (bene) senza slot machine

Si può fare, anche senza  slot machine. E’ il messaggio della serata che la cooperativa di Casarsa ‘Piccolo Principe’ ha organizzato nei giorni scorsi nel ridotto del Teatro Pasolini della città del vino, rivolto a chi, gestore un locali pubblico, dovrà fare a meno delle macchinette. Si tratta di una sorta di prosieguo del progetto realizzato nel 2018 dalla cooperativa casarsese ‘C’è gioco e gioco’, che aveva l’intento di mettere in guardia e sensibilizzare gli adolescenti sui rischi dell’azzardo.
“L’incontro - spiega Elisa Paiero, referente dei progetti della cooperativa relativi all’azzardo e del settore giovani -, realizzato con la collaborazione dell’Associazione Libera e del Comune da sempre sensibile al contrasto dell’azzardo, aveva come obiettivo preparare e attrezzare gli esercenti all’eliminazione progressiva delle slot machine da locali pubblici e da sale scommesse e bingo, prevista dalle nuove normative regionali, oltre a far loro riscoprire il ruolo sociale e di comunità dei bar”.
Un cambiamento non da poco per chi ottiene dalle macchinette un’entrata importante per la propria attività. Eppure, come certifica il relatore della serata, il direttore del Dipartimento di scienze economiche e statistiche dell’Università di Udine, Andrea Garlatti, rinunciare alle slot machine può rappresentare addirittura un vantaggio e un’occasione di crescita.
“Certo - dice Garlatti - è comodo avere nel proprio locale le slot machine: le metti e ti arrivano i soldi. Tuttavia, nel conto sono da considerare anche i costi occulti. Per esempio, sei costretto a mettere l’antifurto dal momento che sei esposto a ladri e rapinatori o ai possibili problemi e litigi che fanno allontanare altri clienti. Ho sentito chi ha eliminato volontariamente le slot machine: in tutti i casi, il clima nel locale è migliorato, così come quasi sempre gli affari. Queste aziende hanno innovato la propria offerta, chi mettendo al loro posto un parcheggio per le biciclette a disposizione dei  sempre più numerosi cicloturisti, chi mettendo libri a disposizione dei clienti, chi commercializzando prodotti locali. Insomma, si tratta di un’occasione per proporre alla clientela un valore aggiunto. Molto si gioca sul mestiere e sulla fantasia del gestore e chi sa lavorare non avrà contraccolpi, anzi”.
Sulla normativa regionale, che chiede ai Comuni di adottare limitazioni in base alla distanza delle slot dai punti sensibili, è intervenuto il direttore dell’Ascom di Pordenone, Massimo Giordano. “Noi siamo favorevoli - avverte Giordano - alla lotta alla ludopatia e proponiamo che chi ospita nel proprio locale le slot machine versi una sorta di tassa a favore di fondi contro tale dipendenza e che i gestori dei pubblici esercizi siano formati per riconoscere chi ne soffre. Tuttavia, occupandosi solo dei locali si rischia di scalfire il problema o di spostarlo. Stando all’Istituto superiore di Sanità, siamo al 13° posto su 16 aggregazioni territoriali per numero di macchinette nei locali e al 12° in relazione agli abitanti. Se consideriamo le sale da gioco, saliamo all’8° posto. Anche togliendo le macchine da tutti gli esercizi del Fvg, resteranno comunque queste piccole Las Vegas, che diventeranno sempre più importanti, senza contare ‘gratta e vinci’ e gioco on-line. Possibile, infine, che tale battaglia resti in capo ai Comuni, che spesso non hanno armi e competenze per affrontarla al meglio?”

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