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Friuli Venezia Giulia porta dell’Est, crocevia di sette traffici illeciti

La posizione geografica della nostra regione la rende punto di passaggio ideale per numerosi scambi illegali verso l’Italia e verso molti Paesi dell’Europa orientale. E poi c’è il porto di Trieste...

Friuli Venezia Giulia porta dell’Est, crocevia di sette traffici illeciti

Quanto traffico in Friuli Venezia Giulia. Non parliamo certo di strade, ma di scambi illeciti che attraversano il nostro territorio nei due sensi, verso altre nazioni e verso l’Italia, perché piaccia o meno siamo un punto di transito molto gettonato.
La novità, si fa per dire, è il contrabbando di sigarette che da qualche anno a questa parte sta crescendo con carichi provenienti quasi sempre dall’Est Europa e diretti nel Sud Italia, in particolare in Campania. Dato che da quelle parti regna la camorra, è lecito pensare che le sue infiltrazioni nei nostri territori siano dovute non solto all’impiego dei suoi ingenti capitali, ma pure per gestire e controllare questo traffico.
Non sono invece una novità i trasporti di armi, droga, denaro e cuccioli di razza e pure di esseri umani, che proseguono da anni. Anche per queste tipologie (salvo i migranti) si tratta di alimentare piazze che sono altrove, soprattutto nel Nord e Centro Italia.
Il denaro invece di solito abbandona il territorio nazionale alla ricerca di lidi tranquilli al riparo dal Fisco italiano e anche in questo caso non si contano i sequestri e i denunciati.  Resta infine il carburante, quasi sempre gasolio. In questo caso il traffico illecito porta fuori quello rubato e importa quello preso a buon prezzo e di incerta provenienza nei Paesi dell’Est Europa.

CARBURANTI
Molti di noi fanno ogni tanto un salto in Slovenia per fare il pieno a un prezzo migliore di quello possibile in Italia. C’è chi però del semplice pieno non si accontenta e riempie invece grandi taniche stipate in furgoni per poi rientrare in Italia, ma i quantitativi in gioco sono tutto sommato limitati. I trafficanti più organizzati usano direttamente le cisterne che riempiono per poi portare soprattutto il gasolio in depositi compiacenti sull’intero territorio nazional, come ha dimostrato l’operazione del 2016 della Guardia di finanza di Gorizia, insospettita dai trasferimenti di cisterne dirette nel Bresciano (in questo caso i mezzi in rientro passavano per l’Austria). Gasolio anche in uscita, verso Paesi dell’Est, ma rubato in Italia (aeroporto di Fiumicino) e stipato in contenitori a bordo di grandi camion. In quell’operazione l’organizzazione criminale era invischiata anche nella tratta di migranti.

DROGA
Quando si parla di traffico di stupefacenti, il Friuli Venezia Giulia resta per eccellenza una regione di transito, dalla quale passare per alimentare le grandi piazze di spaccio del Nord e Centro Italia o le nazioni del Nord Europa. Osservato speciale resta, per forze di cose il porto di Trieste, terminale di molti trasporti provenienti dal Medio Oriente e, in particolare, dalla Turchia, nazione nella quale si concentrano e poi si smistano le partite di eroina prodotte soprattutto in Afghanistan. I sequestri di ingenti quantitativi come quello di 50 chili di eroina, effettuato lo scorso anno a bordo di un tir iraniano sono la punta dell’iceberg di un traffico che non conosce crisi. Stesso discorso per le partite di cocaina provenienti dal Sud America che proprio nello scalo triestino hanno l’ultima tappa prima di essere trasportate in direzione del Nord Europa, come documentato da un’operazione della Guardia di finanza di Reggio Calabria che, a Gioia Tauro, ha intercettato oltre 300 chili di coca diretti nel porto giuliano.

SOLDI
A impegnare soprattutto gli uomini della Guardia di finanza non ci sono soltanto le false operazioni all’estero, ma pure il traffico di contanti che negli ultimi anni è cresciuto senza sosta con cifre che ormai si declinano nell’ordine dei milioni di euro. Si è soliti dire che il denaro non ha odore, ma a giudicare dal fatto che si fa ricorso anche a cani appositamente addestrati le banconote profumano eccome. Anche nel corso degli ultimi mesi in occasione di controlli di valico sono stati rinvenute ingenti quantità di denaro pronte per essere portate in altri Stati meno attenti alle normative in materia di riciclaggio e detenzione di capitali. L’Austria non è più il paradiso fiscale di un tempo e neppure la Svizzera. A evasori e malavitosi non resta che tentare la sorte nell’Est Europa, che offre riparo a prezzi meno elevati rispetto ad altri paradisi fiscali. Si affidano soprattutto a “spalloni” che portano il denaro a bordo delle proprie auto.

ARMI
Il traffico di armi interessa la nostra regione fin dagli anni dei conflitti che hanno insanguinato i Balcani tra il 1991 e il 1999, iniziando dalla Croazia per finire con il Kosovo. Già durante il conflitto si verificano i primi ritrovamenti di pistole, fucili mitragliatori e granate, a volte abbandonati nei boschi da corrieri messi in allarme dai servizi di pattugliamento e dai gitanti. Furono addirittura trovate armi anticarro.
Il traffico di armi prosegue ai giorni nostri, complice probabilmente anche la guerra che insanguina l’Ucraina, ed alimenta i clan malavitosi bisognosi di rifornire i propri arsenali. Spesso si tratta di auto private, che trasportano piccole quantità di armi alla volta, ma è molto probabile che fucili e pistole entrino nel nostro territorio anche e soprattutto attraverso il traffico commerciale sempre più intenso, e quindi difficile da controllare.

MIGRANTI
I trafficanti di uomini continuano a darsi da fare, in particolare lungo la rotta balcanica, dove è noto che ci sono migliaia di disperati che cercano in ogni modo di raggiungere l’Europa. Dopo la chiusura del confine operato dall’Ungheria, ora i punti più frequentati di raccolta si trovano in Bosnia Herzegovina, da dove i passeur cercano di salire verso Nord, ostacolati dalle forze dell’ordine croate e slovene. Gli arrivi di migranti, in particolare di etnia afghana e pakistana, non è mai cessato, anche se si è registrata una certa riduzione degli arrivi. L’area del Carso e, più in generale il confine orientale è la più interessata e difficile da tenere sotto controllo, anche perché servirebbero mezzi e uomini di gran lunga superiori a quelli attuali, ma anche nel tarvisiano non mancano ritrovamenti, in certi casi di persone respinte da Germania e dalla stessa Austria.

SIGARETTE
Alla Fiera dell’Est non si trovano a buon mercato solo armi e carburanti. Ci sono pure le sigarette di contrabbando. L’ultimo importante sequestro compiuto dagli uomini della Guardia di finanza di Trieste risale ad aprile, quando durante controlli su un container hanno scopeto ben sei tonnellate di “bionde” che avrebbero fruttato sul mercato nero circa 6 milioni di euro. Un altro sequestro importante è avvenuto a Gorizia e risale al marzo scorso, quando i finanzieri locali hanno arrestato arrestati due romeni nel cui furgone erano stati trovati 30 quintali di sigarette per un valore di oltre 250mila euro, diretti nel Casertano dove erano già arrivati altri 16 quintali di materiale. In questo caso siamo a pieno titolo regione di transito anche perché il mercato nero delle sigarette qui è inesistente.

CUCCIOLI
Nonostante i continui sequestri di cuccioli compiuti da Polizia stradale, Guardia di finanza e Guardia forestale, questo traffico non si è mai arrestato. Proseguono i sequestri di animali stipati in condizioni disastrose dentro piccoli veicoli, privi di alimentazione e acqua. Si può tranquillamente parlare di migliaia di cuccioli di cani di razza, che varcano i nostri confini e alimentano un mercato nero con un giro d’affari di milioni di euro. Ciò che è peggio, questo mercato è alimentato da acquirenti compiacenti decisi a risparmiare, ma spesso si tratta di cittadini allettati dal prezzo e truffati con l’esibizione di false certificazioni. Gli allevamenti si trovano soprattutto nei Paesi dell’Est Europa (Ungheria, Romania, Slovacchia, Bulgaria) da dove i piccoli spesso non ancora completamente svezzati vengono prelevati dai trafficanti a prezzi stracciati, talmente bassi da rendere sostenibile anche la perdita di molti esemplari durante il lungo viaggio.

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