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Grandi incompiute in Fvg, vent’anni di progetti sognati e buttati via

Alcune opere di vitale importanza per i cittadini, dalla riforma sanitaria ai nuovi ospedali, sono partite a rilento, o mai finite

Grandi incompiute in Fvg, vent’anni di progetti sognati e buttati via

Anno nuovo, vita nuova e tanti progetti nel cassetto da realizzare, ma torniamo per un attimo con la memoria al 2000. A distanza di vent’anni non tutti i buoni propositi sono andati in porto. Vediamo i principali successi e i fallimenti.

RIFORMA SANITARIA
In Friuli Venezia Giulia il tema della riforma sanitaria è ricorrente, ma il 6 dicembre scorso, regalo di San Nicolò, si è arrivati a una soluzione. L’Aula ha approvato la nuova legge, superando quelle precedenti del 2006 e del 2015. Questo nuovo impianto normativo vuole dare un ordine al sistema della Sanità regionale attraverso la diminuzione del numero delle Aziende, spostando l’attenzione al tema della salute, non solo a quello prettamente sanitario.
Con il testo approvato s’interviene, inoltre, sulla programmazione. Nel documento si fa riferimento all’integrazione sociosanitaria territoriale, al nuovo ruolo dei distretti, alla centralità delle farmacie nell’ambito dell’erogazione dei servizi e a una forte cooperazione tra le Aziende e i Comuni in un’ottica di prossimità alle esigenze dei cittadini. Ma, soprattutto, al ruolo attivo dei pazienti e delle famiglie per favorire i progetti personalizzati e la domiciliarità dell’assistenza.

Tramite il modello ‘hub e spoke’ si pongono le basi per una progressiva differenziazione delle attività delle sedi ospedaliere, per evitare doppioni e sviluppare i settori per i quali si registrano fuga di pazienti o lunghe liste d’attesa.
La grande novità sta nell’aumento dello spazio lasciato ai privati, il quale sarebbe finalizzato al contenimento dei tempi di attesa, all’integrazione dell’attività di ricovero e al supporto del sistema pubblico di assistenza in aree territoriali di difficile sostenibilità.

NUOVI OSPEDALI, NATI VECCHI 
Prima della fine dell’anno hanno raggiunto una soluzione anche i progetti per i nuovi ospedali di Pordenone e Udine.
Non è andata in porto soltanto la riforma sanitaria, infatti. Il cantiere dell’ospedale di Pordenone, avviato nel 2012 e rimasto in letargo per quasi una decina d’anni, proprio prima di Natale ha visto l’approvazione dello stanziamento regionale di quasi 50 milioni di euro, da dividere appunto tra il nosocomio e la Cittadella della salute. I due progetti non rimarranno una scatola vuota, come ha affermato il presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga. La parte più consistente delle risorse sarà utilizzata per dotare il Santa Maria degli Angeli di nuove attrezzature tecnologiche (circa 37 milioni), mentre la parte rimanente servirà per l’acquisto di arredi e infrastrutture telematiche e per la comunicazione.
A Udine, lo scorso 16 dicembre è stata posata la prima pietra del nuovo padiglione. E’ previsto che il nuovo cantiere, che comprende il terzo e quarto lotto, sarà chiuso entro il 26 novembre 2022. L’edificio in costruzione, che si svilupperà su sette piani, di cui due interrati, per oltre 56mila metri quadri, completerà l’offerta sanitaria del Padiglione 15, in particolare con la realizzazione del nuovo Pronto Soccorso, della Medicina d’urgenza, della Cardiologia, della Cardiochirurgia, della Chirurgia specialistica e delle Neuroscienze.
Purtroppo, però, lo scorso mese si sono verificate infiltrazioni nel livello interrato e al terzo piano nell’area delle chirurgie. I danni agli impianti sono più gravi del previsto. Sono stati stanziati 120 mila euro per il ripristino dei lavori, ovviamente nel 2020.
Già nel 2018 si erano verificate perdite nel primo e secondo lotto. Il motivo è semplice. La costruzione, cominciata nel 2006, è durata undici anni. L’effettivo utilizzo è partito nel dicembre 2013. Il deterioramento da disuso è fisiologico, ci aveva spiegato l’allora direttore generale.

LAVORI SEMPRE IN CORSO
Nella notra regione le strade non corrono tutte lunghe e dritte, come cantava Francesco Guccini.
La Cimpello-Sequals, inaugurata nel 1998, doveva portare fino a Gemona. In due decenni l’arteria ha stroncato parecchie vite e si è trasformata in un vero incubo per gli automobilisti. D’altra parte, questa strada è l’unica per raggiungere la parte a Nord del Friuli Occidentale. Senza di essa, infatti, auto e camion dovrebbero percorrere un tracciato ben più lungo, per arrivare a Zoppola, San Giorgio della Richinvelda, Spilimbergo, fino a Sequals appunto. La scorsa estate, però, è stato bocciato ogni progetto di prolungamento.
Si parla ormai da trent’anni del completamento dell’ultimo pezzo della tangenziale Ovest che riguarda in particolare i comuni di Pasian di Prato e Campoformido, al momento sotto l’assedio del traffico. Già nel 2011 comitati spontaneo di cittadini protestavano per l’inquinamento. Ma non c’è ancora una soluzione.

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