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Il bilancio del procuratore: a Udine quattro anni di inchieste

Il capo della Procura del capoluogo friulano, Antonio De Nicolo, racconta il lavoro svolto finora. Lotta alla droga senza fine finché non cala la domanda

Il bilancio del procuratore: a Udine quattro anni di inchieste

Il procuratore capo della Repubblica di Udine Antonio De Nicolo è stato riconfermato alla guida degli uffici dal Consiglio superiore della Magistratura nel novembre scorso, dopo che sono trascorsi quattro anni dall’arrivo nel capoluogo friulano. La Procura di Udine per numero di magistrati e territorio seguito è la più importante della nostra regione. Chi la guida vanta un punto di osservazione privilegiato su cosa accade nella nostra territorio.

Quale bilancio può trarre del lavoro svolto in questi anni?
“Abbiamo lavorato per tenere sotto controllo tutti i fenomeni di criminalità che colpiscono il territorio con indagini svolte in svariati settori. Uno di quelli dove l’attività è stata inarrestabile è quello del traffico di droga, a sua volta purtroppo inarrestabile. Siamo in perenne svantaggio rispetto a trafficanti e spacciatori perché non siamo in grado di arginare la domanda. E’ chi offre la droga a compiere reato e dunque ci concentriamo su questo versante, ma non possiamo sperare che forze dell’ordine e magistratura vincano questa battaglia quotidiana se non si riesce a fare in modo che la società civile arresti la domanda di stupefacenti”.


Avete svolto una serie di indagini sul settore agro alimentare e ambientale come quella sul Sauvignon, sul latte o sulla moria di api. Si può di una particolare attenzione della Procura?
“Parto da un concetto fondamentale: il Friuli è terra di eccellenza nel campo agro alimentare ed è interesse di tutti che questa eccellenza si mantenga. Se ci sono fenomeni degenerativi e alcuni compiono reati è importante che qualche mela marcia non rovini l’intero cesto. E’ quindi nostro compito, come ufficio inquirente, intervenire prima che ciò avvenga. Ho sentito spesso parlare delle nostre inchieste come di un flop, del fatto che facciamo buchi nell’acqua, ma si tratta di una falsità e molta gente ha la memoria corta perché i patteggiamenti chiesti dalla stragrande maggioranza degli indagati in queste inchieste dimostrano il contrario. A noi sta a cuore affermare che questi comportamenti e i reati che ne conseguono sono e devono restare assolutamente marginali. Dovrebbe essere la stessa società sana a voler colpire con sdegno e isolare questi comportamenti, ma non sempre è avvenuto e a volte ho avuto l’impressione che si tenda a negare questi comportamenti quando i protagonisti sono corregionali e non stranieri. Noi come magistrati non ci facciamo deviare da pregiudizi di nessun tipo, tanto meno dettati dalla nazionalità di chi compie reato”.

La sua Procura si occupa di quasi mezza regione. Qual è la situazione?
“Siamo una regione sostanzialmente tranquilla, dove non ci sono insediamenti malavitosi pesantissimi e non sono frequenti fatti di sangue tali da creare grave turbamento. Semmai preoccupa l’andamento di reati predatori, tipici di ogni società economicamente avanzata: tra questi i numerosi furti in abitazione, gli scippi e l’aumento delle truffe a mezzo Internet che però stanno dilagando ovunque. Non direi che il Friuli sia una terra difficile per chi fa il mio mestiere: c’è una diffusa pace sociale e rispetto per l’autorità molto elevato. Lavoriamo dunque su un buon terreno”.

Terreno che però è meno buono se parliamo di dotazioni, in particolare di personale.
“E’ un problema davvero grave. Nei primi sei mesi di quest’anno perderò ben 7 impiegati amministrativi. La quota di scopertura del mio organico sta superando il 45%. Significa che è al lavoro un impiegato su due. In queste condizioni disastrose è difficile reggere il passo con i moltissimi adempimenti burocratici da fare. Il Ministero ha stabilito un programma di digitalizzazione degli atti: peccato che non ho persone a disposizione per effettuare le scansioni dei documenti e continuo a sperare sulla buona volontà dei singoli che devono essere distolti da altre faccende. Sono ripartiti i concorsi che però durano anni, mentre noi abbiamo un bisogno disperato di rinforzi oggi. Speriamo che la Regione Fvg mantenga la promessa ribadita dal presidente Fedriga nel senso di aumentare la dotazione di dipendenti regionali distaccati negli uffici giudiziari”.

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