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Influenza: ecco chi deve averne paura

Friuli occidentale. Ricoverato all’ospedale di Pordenone un 68enne di Azzano Decimo affetto da insufficienza respiratoria cronica

Influenza: ecco chi deve averne paura

A finire in ospedale è stato un uomo di 68 anni di Azzano Decimo, che nei giorni scorsi si è presentato al Santa Maria degli Angeli di Pordenone con difficoltà respiratorie e febbre alta. Stiamo parlando dell’influenza, che nei soggetti più deboli - soprattutto bambini sotto i cinque anni e ultra sessantenni colpiti già da altre patologie - può comportare gravi rischi per la salute (quello dell’azzanese è il primo caso grave registrato  quest’anno in Friuli occidentale) e per alcune persone persino la morte.
Sulle condizioni dell’uomo e sui pericoli del virus abbiamo sentito l’infettivologo dell’Aas 5 Massimo Crapiz.

Dottore, quali sono le condizioni del paziente?
“E’ una persona che aveva già, come condizioni di base, un’insufficienza respiratoria, una bronchite cronica ostruttiva, sulla quale si è innestata un’insufficienza respiratoria acuta che l’ha portata in ospedale, subito in terapia intensiva per il supporto ventilatorio. Dalle indagini successive abbiamo avuto la certezza che si trattava d’influenza H1N1, ovvero della cosiddetta suina. E’ ancora in prognosi riservata, ma sta dando segni di miglioramento dal punto di vista respiratorio”.

Si può parlare ancora di pandemia nel caso della H1N1?
“No, ormai non è più un problema di pandemia. E’ diventata un’influenza stagionale che però presenta ancora particolari problematiche”.

Chi deve preoccuparsi dei virus che stanno circolando quest’anno?
Ci attendiamo una stagione simile a quella dell’anno scorso. Forse il picco sarà lievemente più tardivo ed è previsto per le ultime settimane di gennaio. E si spera che sarà meno intenso rispetto al 2018 anche perché confidiamo in un maggiore ricorso alla vaccinazione. Devono temere di più quelli ai quali era già rivolta la vaccinazione, ovvero le persone con varie comorbosità, in particolare  patologie respiratorie croniche, diabete, patologie cardiache e tutte quelle che riducono la risposta immunitaria.

Un consiglio da dare a chi ha qualche dubbio sul vaccino?
“Di venire a fare il nostro lavoro e vedere cosa succede. Abbiamo già avuto altri due ricoveri di pazienti meno gravi, entrambi non vaccinati. Anche la persona in terapia intensiva non lo era, ma non per mancanza di volontà. Negli ultimi due mesi ha avuto varie infezioni respiratorie per cui non c’è mai stata la ‘finestra’ per la vaccinazione. Questa, se non toglie completamente la possibilità di essere infettati, riduce la portata dei sintomi”.

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