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Lupi ibridi in Friuli, predisposta la cattura per le analisi genetiche

Ok dal Ministero per procedere al monitoraggio degli individui che saranno anche dotati di collare trasmettitore

Lupi ibridi in Friuli, predisposta la cattura per le analisi genetiche

La presenza del lupo nel Tarvisiano è stata ampiamente documentata, non solamente dai residenti che li hanno fotografati e filmati, ma soprattutto dalle Forze dell'Ordine di cui è di competenza l'area montana. Non tutti i lupi sono uguali, però. Nel Tarvisiano è stato appurato che un lupo maschio, il quale presenta caratteristiche anomale e si ipotizza possa essere un esemplare ibridato con il cane, ha trovato una campagna tra le montagne friulane. Lei è una 'purosangue', lupa geneticamente pura al cento per cento. L'amore, però, non conosce nè confini nè lignaggio, così la coppia ha dato alla luce sei cuccioli che potrebbero essere degli ibridi, rappresentando purtroppo una minaccia alla specie e anche per l'uomo. Per queste ragioni, non appena i giovani lupi saranno cresciuti, la Regione procederà alla loro cattura per effettuare le analisi gentiche volte ad appurare se si tratti effettivamente di esemplari ibridi e li doterà anche di un collare trasmettitore per continuare a monitorare il branco.


"L'ibridazione tra il lupo e il cane è un fenomeno che si è ripetuto più volte nel processo di addomesticazione del cane ed è da imputarsi alla rimozione, accidentale o volontaria, delle barriere ecologiche tra popolazioni solitamente distinte e separate - ha spiegato l'assessore regionale alle Risorse agroalimentari e forestali, Stefano Zannier, rispondendo a una interrogazione alla IV Commissione del Consiglio regionale sull'avvistamento di lupi ibridati con il cane in montagna -".  
"In situazioni nelle quali la popolazione di lupo sia frammentata o in fase di ricolonizzazione - ha aggiunto l'assessore -, l'ibridazione può portare alla compromissione dell'identità genetica del lupo: la prole ibrida è feconda ed è in grado di reincrociarsi con gli individui selvatici, avviando potenzialmente un processo complesso da arginare".
"La Raccomandazione n. 173/2014 della Convenzione di Berna - ha proseguito Zannier -, varie indicazioni comunitarie e numerosi documenti tecnico-scientifici, raccomandano la rimozione degli ibridi o la loro neutralizzazione riproduttiva. Sebbene il fenomeno dei cani vaganti e del randagismo non sembri essere così diffuso sul territorio regionale, lo scorso anno è comparso nel tarvisiano un soggetto maschio con colorazione anomala scura, presumibilmente di provenienza slovena, che ha richiesto ulteriori approfondimenti. Il maschio ha formato una coppia con una femmina 'wild type' (fenotipicamente normale) e nel corso della primavera si è riprodotto, generando sei cuccioli".

"Peraltro, la mera presenza del mantello scuro o di altre anomalie fenotipiche - ha detto ancora l'assessore -, anche se costituisce un elemento importante, non è considerata sufficiente dall'Ispra, l'Istituto nazionale per la protezione e la ricerca ambientale, per attestare lo status di ibrido dell'esemplare considerato". Come in altre specie esistono infatti individui melanici, o albini, puri. Inoltre, il grado di ibridismo dipende dalla generazione: successivi reincroci dell'ibrido con soggetti puri attenuano il fenomeno mentre, per contro, reincroci con cani o altri ibridi lo aggravano. L'attestazione dell'ibridismo può quindi essere determinata solo mediante analisi genetiche dei campioni e successive elaborazione dei dati (test statistico di assegnazione) in relazione alle frequenze alleliche della popolazione di riferimento. Ulteriori complicazioni rispetto alla situazione in atto derivano dal fatto che attualmente sul territorio regionale gravitano sia individui provenienti dalla popolazione dinarica, sia da quella appenninica, caratterizzate da frequenze alleliche diverse".
"Una premessa necessaria - ha precisato Zannier - per evidenziare che le eventuali azioni gestionali debbono per forza di cose essere subordinate alla verifica dello status genetico degli animali, che è possibile soltanto con l'analisi di campioni prelevati con tecniche invasive, per espletare le quali è necessaria la cattura degli esemplari".

A tale proposito, ha detto l'assessore, la Regione ha acquisito una specifica autorizzazione dal Ministero della transizione ecologica, su parere dell'Ispra, per la cattura e l'eventuale neutralizzazione riproduttiva degli individui catturati, previa analisi genetica". Tale attività è gestita in collaborazione con il Raggruppamento Carabinieri Biodiversità di Tarvisio. L'Amministrazione regionale, nell'ambito dell'accordo con l'Arma, si è fatta carico dell'acquisto dell'attrezzatura necessaria per la cattura e il successivo monitoraggio degli individui, mentre la parte operativa spetta ai Carabinieri, competenti per la gestione della foresta.

"L'attività di cattura - ha concluso Zannier - a seguito della nascita dei cuccioli avvenuta la scorsa primavera, è stata sospesa in attesa che i giovani esemplari raggiungano un livello di sviluppo corporeo adeguato per poter essere dotati di collare trasmettitore. È più probabile che gli esemplari giovani siano i primi a poter essere catturati perché più inesperti e meno diffidenti. Poiché la prima cattura genera ulteriore diffidenza nel branco, l'impossibilità di dotare di collare i giovani eventualmente catturati avrebbe pregiudicato fortemente la possibilità di rilocalizzare il branco per completare le catture. Al momento le operazioni sono state sospese nel corso della stagione invernale a causa delle copiose nevicate e riprenderanno non appena possibile".

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