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Omicidio di Roveredo, condanna a 24 anni per Forciniti

E' la sentenza per l'uccisione, il 25 novembre 2020 con 19 coltellate, della compagna Aurelia Laurenti

Omicidio di Roveredo, condanna a 24 anni per Forciniti

Condanna a 24 anni per Giuseppe Forciniti. E' la sentenza della Corte d'Assise del Tribunale di Udine nel processo che vedeva l'ex infermiere 34enne imputato per l’omicidio della compagna Aurelia Laurenti, avvenuto nella loro casa di Roveredo in Piano il 25 novembre 2020 con 19 coltellate.

La decisione è stata annunciata intorno alle 22, al termine di una lunga Camera di consiglio.

Il difensore, l’avvocato Ernesto De Toni, aveva sostenuto che Forciniti, da tempo bersaglio delle sfuriate della compagna, avrebbe strappato il coltello dalle mani della donna e l’avrebbe colpita senza avere memoria dell’accaduto. Per dimostrarlo, aveva anche simulato in aula la colluttazione tra i due.

"Siamo riusciti a dimostrare che Forciniti è stato aggredito dalla compagna e per questo, quando ha inferto le coltellate, stava subendo lo choc dovuto all'aggressione. La Corte ha riconosciuto la nostra tesi", è il commento di De Toni.

Il pm Federico Facchin, chiudendo la sua requisitoria, aveva chiesto l'ergastolo. “Questo è un omicidio volontario - aveva sostenuto il pm - aggravato dalla convivenza e al limite della crudeltà".

Forciniti ammise di aver colpito la compagna ma solo per difendersi, sostenendo di ricordare di aver inferto una sola pugnalata. “Invece - ha affermato Facchin - ha agito con freddezza e lucidità, sfiorando la crudeltà, consapevole di ciò che faceva mentre colpiva Aurelia con 19 coltellate. La sua versione dei fatti non è verosimile”.

Tesi, questa, che era stata sostenuta anche dalla parte civile, rappresentata dall’avvocato Antonio Malattia. "Si tratta di una sentenza che non ha colto la gravità del fatto e il contesto in cui è maturato. In particolare - continua Malattia - è incomprensibile il riconoscimento delle attenuanti generiche equivalenti all'unica aggravante contestata, la convivenza, a un individuo che ha dimostrato di non essersi mai pentito e di non aver assolutamente compreso la gravità del gesto compiuto".

"Temo che nella decisione della corte - prosegue il legale - abbia pesato l'inerzia della Procura, che non ha contestato altre aggravanti, come i futili e abbietti motivi, l'aver agito con crudeltà e in presenza dei minori, nonostante avessi sollecitato in tal senso il pm con una memoria. Infine, resto allibito dal fatto che ai due minori è stata riconosciuta una provvisionale di 400mila euro complessivi, inferiore a quella che spetta a chi perde un genitore in un incidente".

“Non ci sono possono essere giustificazioni quando una vita viene stroncata, tra l’altro da parte di chi diceva di amare quella persona. Troviamo aberrante la pena di ventiquattro anni inflitta a chi si è macchiato di un atto così grave, così come sono aberranti sono le dichiarazioni della difesa che inducono a giustificare un assassino, perché di questo parliamo, tirando in ballo scompensi emozionali o il raptus”, è il commento del Coordinamento delle donne della Cisl Fvg.

“Basta, veramente basta con questi giochi di parole uno scompenso emozionale? Questo è un femminicidio, un atto gravissimo dirompente che getta nella disperazione genitori che devono prendersi cura di due creature, i nipoti, e dar loro la speranza di un futuro pieno di aspettative. E basta sbattere in prima pagine descrizioni delle vittime tendenti a giustificare, se non assolvere, i colpevoli. Il colpevole è chi uccide. Punto!”, incalza con forza la coordinatrice Alessia Cisorio.

“Queste sentenze non hanno nulla di educativo, anzi il contrario” commenta a caldo anche Claudia Sacilotto, segretaria regionale Cisl. “Il femminicidio deve essere punito con pene esemplari sia come deterrente sia perché è un atto ignobile, in questo caso tra l’altro compiuto nella propria abitazione dove una persona dovrebbe essere al sicuro. Questo dovrebbe essere una aggravante, altro che scompenso emozionale!”.

"Resta – per il Coordinamento donne Cisl Fvg – l’urgenza di continuare a lavorare sulla prevenzione, l’educazione e il gioco di squadra tra scuola e famiglia, la formazione di assistenti sociali, forze di polizia, psicologi e magistrati: solo così sarà possibile fermare atrocità come quelle di Roveredo. Tuttavia – concludono Sacilotto e Cisorio – è indubbio che bisogna ricercare strumenti nuovi per debellare un fenomeno ancora troppo diffuso, così come per andare alla radice dello stereotipo alla base della violenza, ovvero l’idea della donna come un oggetto da possedere”.

"La notizia è davvero sconcertante”, commenta la presidente della Commissione regionale pari opportunità uomo/donna (Crpo Fvg), Dusy Marcolin. “Vorrei che mi venisse spiegato cosa significa concedere le attenuanti generiche in un fatto così grave. Diciannove coltellate, due bambini piccoli che non vedranno più la mamma e che comunque hanno perduto anche il padre, due genitori che piangono una figlia. Ma lui, dopo la prima coltellata, dice che non ricordava più nulla. Intanto la colpiva altre 18 volte".

"Ci sono meccanismi, nella giustizia, che non possiamo capire, che non riusciamo a giustificare. Aurelia - sottolinea ancora la presidente della Crpo Fvg - non tornerà più dai suoi bambini. È una battaglia persa in partenza, se non si comminano punizioni esemplari. Ed è una battaglia che perdiamo tutti".

2 Commenti
Mag64

400 mila ai figli che non avranno più la madre..davvero vergognoso come ridicola è la condanna dell' omicida. Dopo un po' sarà libero perché diventerà un detenuto modello

Sevi

Quanto poco valore ha la vita di una donna in italia!

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