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Omicidio di Roveredo, Forciniti resta in carcere

Gli inquirenti stanno verificando la versione del 33enne, che ha confessato di aver accoltellato la compagna

Omicidio di Roveredo, Forciniti resta in carcere

Resta in carcere, nel penitenziario di Pordenone, Giuseppe Forciniti, l’infermiere 33enne che ha confessato di aver accoltellato la compagna, Aurelia Laurenti, di 32 anni, al termine dell’ennesima lite, nella loro villetta di Roveredo in Piano.

Assistito dal legale Ernesto De Toni di Padova - dopo che l'avvocatessa Rossana Rovere, da lui indicata, aveva rinunciato alla difesa, alla luce del suo impegno per i diritti delle donne - Forciniti è stato ascoltato oggi dal Gip Giorgio Cozzarini per l’udienza di convalida dell’arresto.

L'uomo si è avvalso della facoltà di non rispondere, confermando in sostanza la versione già fornita al sostituto procuratore Federico Facchin. Il Gip si è riservato la decisione e, per ora, l’indagato rimane in carcere. La difesa non ha avanzato richiesta dei domiciliari.

Forciniti ha detto di aver agito per legittima difesa, dopo che la compagna lo aveva aggredito per prima, raggiungendola con un fendente. Una versione che non convince gli inquirenti, dal momento che sul corpo senza vita della donna sono state individuate otto ferite. Nel corso del sopralluogo nella villetta di via Martin Luther King, gli agenti del nucleo Ert, Esperti Ricerca Tracce dell’Unità Analisi Crimine Violento del Gabinetto Interprovinciale della Polizia Scientifica di Padova, hanno raccolto numerosi elementi, a partire dall’arma del delitto, che permetteranno di fare chiarezza su quanto accaduto nella serata del 25 novembre, proprio nella giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

A Telefriuli ha parlato il sostituto procuratore di Pordenone, Federico Facchin. “Stiamo valutando la versione dell’indagato. Il rapporto della coppia era complicato, c'erano liti e contrasti”, dice. La Procura ha disposto per la prossima settimana l’autopsia sul corpo della vittima. "Proseguono gli altri accertamenti. L'indagato dà la sua versione e noi dobbiamo fare tutte le verifiche del caso. Lo stress? Fa parte dell'apparato difensivo. In materia di omicidi c'è sempre spazio per una valutazione della capacità psichica, di solito chiesta dalla difesa, ma al momento non ravvisiamo di farla".

Un altro aspetto da chiarire riguarda la presenza, sul luogo del delitto, dei due figli della coppia, di tre e otto anni. Forciniti ha detto che i bambini dormivano nella loro cameretta e non si sono accorti di nulla. Al momento, i piccoli, rimasti senza la loro mamma, sono stati affidati ai nonni materni, che ne chiederanno ora la tutela legale. Probabile che almeno il più grande sarà ascoltato, nei termini di legge e nel modo meno traumatico possibile, per capire se abbia potuto sentire qualcosa.

Nel frattempo da Rossano, in provincia di Cosenza, sono arrivati i genitori dell'uomo, che hanno sentito i consuoceri e i nipotini. La madre ha detto: “Giuseppe è sempre stato buono con tutti”. Nessuna delle due famiglie, sconvolte dal dolore e tra le quali non c'è alcun astio, sa darsi una spiegazione della tragedia.

Quello che emerge, anche dalle testimonianze fin qui raccolte, è un quadro familiare burrascoso, che negli ultimi mesi era stato caratterizzato da un crescendo di tensioni, minacce e liti. I genitori di entrambi erano preoccupati, ma Aurelia non aveva mai sporto denuncia. Agli inquirenti, Forciniti ha detto che stava vivendo un momento di forte stress, causato anche dal suo lavoro in un reparto Covid dell’ospedale di Pordenone.

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