Home / Cronaca / Pietra piasentina presa tra due fuochi

Pietra piasentina presa tra due fuochi

Il futuro delle aziende che estraggono e lavorano questo materiale friulano doc è messo in forse dalla concorrenza spesso sleale

Pietra piasentina presa tra due fuochi

Apprezzata in tutto il mondo, prodotto di nicchia eppure perennemente sull’orlo di scomparire. La pietra piasentina è utilizzata come materiale di pregio per rivestimenti interni ed esterni, per non parlare degli arredi, ma l’impressione è che il futuro di questo prodotto tipico delle Valli, sia messo in forse, quasi preso tra due fuochi: da un lato la difficoltà di tutelare il marchio e, dall’altro, l’assenza di certezze sulla prosecuzione delle attività estrattive della materia prima negli anni a venire, mentre le cave attualmente in attività stanno in molti casi esaurendosi.

Attualmente sono 7 le aziende appartenenti al Consorzio produttori pietra piasentina, costitutito 54 anni orsono, nelle quali lavorano all’incirca un centinaio di addetti. Queste attività nel 2004 sono stata riconosciuta dalla Regione come Distretto artigianale della pietra piasentina che include il territorio dei Comuni di Faedis, San Leonardo, San Pietro al Natisone e Torreano, al cui interno sono coltivate una decina di cave a cielo aperto.

Due anni orsono, tuttavia, proprio l’esaurimento di una delle cave ha costretto un’azienda, la Alsaf che operava a Faedis, a chiudere i battenti per assenza di materia prima.
Che la situazione non sia semplice lo conferma anche il presidente del Consorzio, Gianni Guerrino Bini: “Solo la pietra estratta nei territori inclusi nel distretto può vantare il marchio, ma purtroppo in giro assistiamo a tentativi di far passare come pietra piasentina materiale che non ha in alcun modo le qualità tipiche del nostro prodotto.

Come se non bastasse, alcune delle aziende consorziate hanno problemi di approvvigionamento del materiale perché servirebbero nuove cave la cui apertura è tuttavia bloccata in assenza del Piano regionale delle attività estrattive (Prae). Tutte le regioni italiane hanno un Prae, mentre la nostra ancora lo deve approvare. E dire che il lavoro anche ci sarebbe, soprattutto all’estero, perché la pietra piasentina è molto richiesta nel Nord Europa e anche in America dove esportiamo prodotto finito, che si tratti di rivestimenti, pavimenti o altro e per finiture di pregio”.

Incertezza per il proseguio dell’attività estrattiva e difficoltà di tutelare del prodotto sono dueproblemi confermati anche da altri operatori del settore: “Quando vedi certi lavori, chi ha l’occhio esperto capisce al volo che non si tratta di pietra piasentina. Se poi si effettua una petrografia allora è evidente che la pietra piasentina è cristallina e tenace, mentre altri materiali sono come dire ‘fangosi’. La nostra pietra, infatti, è il risultato del deposito di sedimenti marini, mentre altri prodotti sono estratti da depositi fluviali, con pietre che per caratteristiche e qualità sono molto inferiori”.

“In ogni caso, materiali estratti al di fuori dei territori del consorzio non sono e non possono essere proposti come pietra piasentina, ma purtroppo non esistono strumenti di tutela del marchio, nel senso che le azioni necessarie per difenderlo sono talmente dispendiose e defaticanti, soprattutto nei tribunali italiani, da far desistere gli imprenditori le cui aziende sono di medie o piccole dimensioni. E come se non bastasse non tutte le aziende hanno a disposizione buone riserve di materiale: se anche dovesse arrivare il nuovo piano regionale - ci dice l’interlocutore -, non ci facciamo chissà quali illusioni perché non appena si sente parlare di cave viene alzato un muro di gomma. Eppure, è giusto ribadirlo, la pietra piasentina è l’unica vera risorsa delle valli, capace di dare lavoro. Per altro per noi i costi sono molto più alti rispetto ai prodotti concorrenti provenienti dall’estero, dove le norme di tutela ambientale sono di gran lunga meno incisive. Tra crisi, concorrenza della ceramica e concorrenza di pietre minori, fatichiamo a sopravvivere”.

0 Commenti

Cultura

Economia

Sport news

Politica

Il Friuli

Business

Green

Family

Invia questa pagina ad un tuo amico
I campti contrassegnati con * sono obbligatori