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Ponti e viadotti malati, segnali allarmanti da due arterie vitali

Immagini shock delle infrastrutture in Carnia e Canal del Ferro. Prima del 2005 opere realizzate con norme strutturali meno severe

Ponti e viadotti malati, segnali allarmanti da due arterie vitali

Qual è lo stato di salute delle nostre infrastrutture stradali? Come sono controllate e soprattutto a che genere di manutenzione sono sottoposte? La domanda sorge spontanea dopo aver osservato le immagini ricevute da un nostro lettore, effettuate pochi giorni fa transitando sotto il ponte sul Tagliamento della strada regionale 52, tra Amaro e Tolmezzo. Un’arteria di ingresso alla Carnia e percorsa ogni giorno da migliaia di auto, mezzi pesanti e pullman.
Nelle foto si notano chiaramente fenomeni di corrosione, con le gabbie di acciaio ormai scoperte, mentre addirittura in qualche immagine pare all’interno delle gabbie il cemento si stia sgretolando e i pezzi di ferro dell’armatura siano tutti arrugginiti.
Una situazione decisamente più compromessa di quella verificata durante una breve escursione risalendo lungo il torrente Fella, in vallate notoriamente attraversate da numerosi manufatti, come il Canale del Ferro e la Valcanale.
I viadotti autostradali della A23 appaiono generalmente in buone condizioni, per lo meno quelli osservati nei punti di più facile accesso, anche se abbiamo notato piccoli distacchi con le reti metalliche sottostanti scoperte. In alcuni casi si nota come siano stati effettuati alcuni interventi di manutenzione. Il ferro arrugginito si nota anche nei piloni, non sono visibili problemi di sorta alla loro base, in particolare per quelli che si trovano nell’alveo del fiume. Ben più preoccupante, semmai, è lo stato di salute dei piloni che sorreggono il viadotto della strada regionale a ridosso di Dogna: alcuni appaiono chiaramente costellati da macchie di ruggine prodotta dai ferri delle armature che evidentemente si sono ossidati.

Tenuto conto che siamo anche una regione con elevata sismicità e ricordando la recente intervista su queste pagine al presidente regionale dell’Ordine dei geologi, in cui ha dichiarato che tutte le opere realizzate prima del 2005 andrebbero sottoposte a controlli accurati in quanto realizzate sulla base di norme tecniche meno severe, sorge spontaneo chiedersi se i cittadini possano stare tranquilli e se l’attenzione delle autorità sia sufficiente a garantire un adeguato livello di sicurezza. In fondo, fa un certo effetto pensare che alcune opere realizzate dagli antichi romani siano ancora in piedi e perfettamente funzionanti, mentre ponti costruiti al massimo 50 anni fa appaiano tanto malridotti.

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