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Prima udienza per la morte di Giulio Regeni. Ma spunta un 'documentario' per infangare il ricercatore

Alla vigilia dell'avvio del processo davanti al Gup di Roma, l'Egitto ha diffuso un video che mette in cattiva luce la figura del ricercatore friulano

Prima udienza per la morte di Giulio Regeni. Ma spunta un \u0027documentario\u0027 per infangare il ricercatore

Alla vigilia della prima udienza preliminare del processo per il sequestro, le torture e l’uccisione di Giulio Regeni che inizia oggi davanti al Gup di Roma, è arrivato l’ennesimo tentativo di depistaggio. Su Youtube e su una pagina Facebook creata ad hoc è stato diffuso un ‘documentario’, ‘The Story of Regeni’, che pretende di raccontare la verità sulla morte del ricercatore friulano.

L’obiettivo del video, del quale non è nota la produzione, in realtà, appare molto chiaramente quello di discolpare i servizi segreti egiziani (ricordiamo che sono proprio quattro 007 del Cairo - Tariq Sabir, Athar Kamel Mohamed Ibrahim, Usham Helmi e Magdi Ibrahim Abdelal Sharif - gli imputati a processo per la brutale fine di Giulio), infangando la figura del ricercatore friulano.

Il filmato, in tre parti, dura 50 minuti, è in lingua araba con sottotitoli in italiano ed è costellato di errori, anche grossolani, a partire dal nome del protagonista (Julio e non Giulio). Nella ricostruzione, oltre a riportare fatti già noti, ma usati ad arte con l'intento di screditarlo, sono inserite anche testimonianze ‘eccellenti’, fra le quali quelle degli ex ministri Maurizio Gasparri ed Elisabetta Trenta

In un post su Facebook, Trenta chiarisce la sua posizione: "Sono stata contattata dal signor Mahmoud Abd Hamid che si è presentato come rappresentante dell’emittente araba Al Arabiya in Italia. Ha scritto che la loro troupe era a Roma per svolgere un film documentario sui rapporti diplomatici ed economici fra Italia ed Egitto. Se avessi saputo che la mia intervista sarebbe finita in un documentario che considero vergognoso e inaccettabile, naturalmente non avrei mai dato il mio consenso. Sono, dunque, stata tratta in inganno (peraltro la mia intervista, della durata di circa mezz’ora, è stata ridotta a pochi minuti) e mi auguro si faccia luce il prima possibile su quanto accaduto. Colgo l’occasione per ribadire la mia più sentita vicinanza alla famiglia Regeni. L’Italia chiede giustizia e verità".

Gli argomenti, qui e là, coincidono con quelli prospettati dal Governo del Cairo, già più volte smentiti dalle prove. Il fine ultimo del video, insomma, appare quello di accreditare l’ipotesi di Regeni come pedina dei Fratelli Musulmani, agente straniero formato dall’Inghilterra e atterrato in Egitto con non meglio precisati 'scopi eversivi'.

Una versione che ormai sappiamo non corrispondere alla verità, grazie a quanto emerso dalle indagini degli inquirenti italiani e dalle testimonianze raccolte dalla famiglia Regeni, che dal 2016 non ha smesso di lottare per ottenere giustizia.

La prima questione da affrontare davanti al giudice dell'udienza preliminare sarà l'assenza dell'elezione di domicilio per gli imputati. Il Gup dovrà, infatti, affrontare questo tema oggetto di rogatoria della Procura di Roma firmata dal procuratore Michele Prestipino e dal pm Sergio Colaiocco nell'aprile del 2019 e più volte sollecitata nel corso degli incontri con le autorità egiziane. Le accuse, a seconda delle posizioni, sono di sequestro di persona pluriaggravato, concorso in omicidio aggravato e concorso in lesioni personali aggravate.

“Alla vigilia dell’udienza preliminare del processo per i quattro 007 egiziani imputati dell’uccisione di Giulio Regeni spunta un vergognoso documentario, di produzione ignota, che infanga ancora una volta la memoria di Giulio. L’ennesimo inaccettabile tentativo di depistaggio”, commenta Erasmo Palazzotto, Presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla morte di Giulio Regeni.

“È molto grave che esponenti italiani, politici e militari, si siano prestati a questa operazione ignobile. È grave che Gasparri abbia gettato discredito non solo su Giulio Regeni, ma sul suo stesso Paese, giustificando di fatto gli oltraggi ricevuti dai nostri magistrati da parte egiziana. La Commissione che presiedo non tralascerà alcun dettaglio e cercherà di fare luce su ogni zona d’ombra di questa vicenda. Ma alimentare la cultura del sospetto, continuando a fare allusioni su Cambridge senza alcuna evidenza, contribuisce a distogliere l’attenzione dal Cairo, dove Giulio Regeni è stato ucciso e dove ancora oggi si trovano impuniti i suoi torturatori e i suoi assassini”.

AGGIORNAMENTO. È stata rinviata al 25 maggio l’udienza preliminare del processo per la morte di Giulio Regeni. Il Gup del Tribunale di Roma, Pierluigi Balestrieri, ha accolto il legittimo impedimento, a causa del Covid, di uno dei difensori d’ufficio degli imputati. In aula, oltre al pm Sergio Colaiocco, erano presenti il procuratore capo, Michele Prestipino, i genitori di Giulio Regeni, Paola Deffendi e Claudio Regeni.

1 Commenti
Vin62

Vergogna...non c'è un governo capace di richiamare l'ambasciatore in Italia e prendere decisioni forti contro questi torturatori assassini

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