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Regeni, la famiglia chiede il rientro dell'ambasciatore

Concluso in un nulla di fatto l'incontro con la Procura di Roma: i magistrati egiziani non hanno fornito alcuna risposta alla rogatoria inviata nell'aprile 2018

Regeni, la famiglia chiede il rientro dell\u0027ambasciatore

Si è concluso con un nulla di fatto il vertice 'virtuale' tra la Procura di Roma e quella egiziana. Ancora nessuna risposta alla rogatoria inviata dalla Procura di Roma 14 mesi fa, anzi, i magistrati egiziani hanno chiesto nuovamente informazioni sull'attività di Giulio Regeni in Egitto, presentando altri 14 quesiti.
Un affronto inaccettabile per la famiglia Regeni, che ora chiede il richiamo dell'ambasciatore italiano in Egitto, e per la Procura di Roma che indaga sul delitto del ricercatore friulano. Sull'attività di Giulio, infatti, era già fatta chiarezza e gli inquirenti egiziani hanno tutti i documenti in mano. E' stato appurato che il ricercatore di Fiumicello stava portando a termine una ricerca per conto dell'Università di Cambridge.
L'incontro si è concluso con una formula tutt'altro che risolutiva. L'Egitto ha fatto sapere che "le richieste avanzate dalla procura di Roma sono allo studio per la formulazione delle relative risposte sulla base della legislazione egiziana".

L'Italia, invece, risponderà alle richieste avanzate nuovamente dall'Egitto, inviando la documentazione richiesta. 
Sull’incontro di ieri c'erano grandi aspettative, come affermato dallo stesso premier Giuseppe Conte qualche giorno fa.
Inflessibili sulla verità - aveva detto Conte -, speriamo di raggiungerla" annunciando che non avrebbe fatto visite di Stato in Egitto "fino a quando non riusciremo a compiere significativi passi avanti in questa direzione”.
Nessuna risposta è arrivata alle 12 richieste contenute nella rogatoria italiana, inviata ad aprile del 2018. Non sono stati forniti gli indirizzi dei cinque indagati, né si è fornita alcuna informazione sugli agenti coinvolti nel rapimento.
Secondo i coniugi Regeni, dall'Egitto non sono giunti segnali positivi di alcun tipo, ma solo "depistaggi, silenzi, bugie ed estenuanti rinvii. Il tempo della pazienza e della fiducia e’ ormai scaduto".

"Leggendo il comunicato stampa del procuratore di Roma, è chiaro che l'incontro virtuale di oggi con il procuratore egiziano è stato un fallimento. Gli Egiziani non hanno fornito una sola risposta alla lettera rogatoria italiana, sebbene siano passati 14 mesi dalla consegna delle richieste dei nostri magistrati. E gli Egiziani si sono anche presi la libertà di fare richieste investigative sull'attività di Giulio in Egitto. Instanze che oggi, dopo quattro anni e mezzo dal suo omicidio, senza alcuna seria indagine sugli assassini e sui loro istigatori al Cairo, sembrano offensive".
"Coloro che hanno sostenuto che la migliore strategia verso gli Egiziani per ottenere la verità era condiscendere e coloro che pensavano che la promozione dell'attività, la vendita di armi e navi da guerra, il stringere la mano e guardare gli interlocutori egiziani negli occhi sarebbe funzionale per ottenere collaborazione giudiziaria, oggi sappiate di aver fallito. Richiamare il nostro ambasciatore è attualmente l'unica via da percorrere. Non solo per ottenere giustizia per Giulio, e per tutti gli altri Giulio, ma anche per salvare la dignità del nostro paese e di coloro che la governano".  
Queste le parole dei genitori di Giulio Regeni affidato all'avvocato Alessandra Ballerini.

Richiamare l’ambasciatore oggi è l’unica strada percorribile - chiedono Claudio e Paola Regeni -. Non solo per ottenere giustizia per Giulio e tutti gli altri Giuli, ma per salvare la dignità del nostro paese e di chi lo governa.” 

E' stata quindi lanciata una petizione on line indirizzata al premier Conte per richiamare l'ambasciatore italiano in Egitto. In poche ore sono state raccolte oltre 53mila firme: https://www.change.org/p/l-italia-richiami-l-ambasciatore-dall-egitto-giuseppeconteit?fbclid=IwAR1hiI4S8IgnhbKb43McTrTH8Tt3VztjrFpjphuYWsIiVTOz5XrC0G2ANB0

"L'8 aprile2016 - si legge nel testo - quando ormai appariva chiarissimo che dal governo egiziano avremmo avuto solo bugie, fango e sanguinari depistaggi ma nessuna collaborazione nelle indagini sul sequestro, le torture e l’uccisione di Giulio Regeni il governo ha deciso di richiamare il nostro ambasciatore per dare un segnale forte della volontà del nostro Paese di ottenere verità e giustizia. 

Tuttavia il 14 agosto 2017 l’allora premier Gentiloni, seppure in assenza di qualsiasi reale collaborazione egiziana, decise di reinviare l’ambasciatore al Cairo:
"una figura autorevole che avrà come mandato prioritario la ricerca di verità e giustizia" per Giulio Regeni, dissero alla famiglia e al Paese.

A quasi 2 anni dal suo ritorno, nessun passo avanti è stato fatto; tanti, invece, gli accordi economici e commerciali (anche aventi ad oggetto armi e sistemi software che consentono di spiare a distanza dati e informazioni personali) tra il nostro Paese e l'Egitto.

Gli unici "brandelli di verità" li abbiamo grazie all'incessante lavoro del legale della famiglia, della procura e degli investigatori di Roma,e degli eroici consulenti della famiglia al Cairo, che hanno pagato il loro impegno con arresti e intimidazioni.

Sappiamo, per voce dell'avvocato Ballerini, che l'ultima rogatoria non ha avuto risposta, e che i contatti tra le procure sono fermi da novembre del 2018.
La missione dell'ambasciatore è di fatto fallita.
Ci uniamo alla richiesta della famiglia Regeni e dell'avvocato Ballerini:
"L'talia richiami l'ambasciatore. Si dichiari l'Egitto paese non sicuro, non lasciateci soli a cercare la verità".
Ne va della dignità del nostro Paese".

 

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