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Rubinetti friulani in cattive acque

Gialla o rossa: impossibile farsi una doccia, bere e cucinare. E anche in questi casi bisogna comunque pagare la bolletta...

Rubinetti friulani in cattive acque

Sono ormai continue le segnalazioni da parte dei cittadini della nostra regione di forniture a casa propria di acqua colorata o anche ‘saporita’, di ordinanze che vietano temporaneamente la potabilità dell’acqua e di conseguenti sospensioni del servizio per permettere interventi di ripristino.

Abbiamo parlato con due signore che, tra l’infuriato e il rassegnato, ci hanno raccontato dell’acqua sporca che esce dalle tubazioni, in un caso addirittura dal lontano 2017. Il problema è reso ancora più grave dallo spreco di acqua causato dai continui flussaggi per cercare di pulire i tubi, anche in un periodo di siccità come questa estate, per non parlare dello spreco di energia.

Una testimone, ormai esasperata dalle continue promesse dell'ente gestore che non ha mai presentato per iscritto un vero piano d'intervento, ha preso una decisione drastica: non pagherà la prossima bolletta, "anche perché - ha spiegato - sarebbe pagare per acqua buttata letteralmente via e per un mancato servizio".

E a spreco si aggiunge spreco dato che la rete idrica italiana è un vero colabrodo e quella del Fvg non è da meno. I dati evidenziano perdite pari al 42% a livello nazionale che toccano addirittura il 46% nella nostra regione. In pratica 42 litri d’acqua ogni 100 non arrivano all’utenza, ma sono persi durante il trasporto.

Abbiamo chiesto a Barbara Puschiasis, presidente di Consumatori Attivi, un parere. Perché dai rubinetti di molti friulani esce acqua colorata? “Le cause potrebbero essere diverse e riguardare l’impianto domestico (ruggine nelle tubature della casa per esempio), l’impianto che trasporta l’acqua all’utenza, oppure un malfunzionamento dell’impianto di depurazione”.

“Se il fenomeno è diffuso, coinvolgendo più utenze, il problema non riguarda gli impianti domestici. In questi casi la responsabilità è del gestore del servizio idrico, ma anche sull’ente pubblico territoriale che controlla questa società e alla quale gli impianti appartengono”.

Chi può aiutare l’utente? “La normativa impone che l’acqua per il consumo umano sia salubre e pulita, prevedendo tutele in caso contrario. Se il problema dipende da un malfunzionamento del depuratore, spetta all’utente un parziale rimborso della bolletta già pagata. I costi addebitati in bolletta per la depurazione, in caso di acqua non potabile, devono essere stornati, o comunque rimborsati per il periodo in cui il problema si è manifestato”.

Quando dal rubinetto esce acqua sporca il primo a essere sotto accusa è il Cafc che gestisce la rete idrica di Udine e della ex provincia. Ma il Cafc ha sempre ammesso che il problema è dovuto alla vestustà delle tubature, vecchie anche di 50 anni, e che i flussaggi, anche spinti, non riescono più a risolvere il problema. L’unica soluzione sarebbe quella di sostituire le reti, operazione già prevista, ma lunga e costosa. Di certo è già partito il progetto per evitare gli sprechi.

Cafc: ettolitri di acqua sprecata

“Quello delle perdite - spiega il presidente Salvatore Benigno - è un tema delicato, soprattutto quando la siccità riduce le risorse a disposizione. In pianura le perdite delle tubature sono pari a circa il 12%, ma nelle zone montane e collinari, e nei territori della ricostruzione post terremoto, lo scenario diventa più complicato. E’ il numero enorme di singole utenze che rende tutto più difficile”.

La riduzione delle perdite è ora possibile grazie alla localizzazione delle stesse con i radar satellitari, che consente di anticipare i tempi di interventi rispetto alle tecniche tradizionali. “Risultano quanto mai importanti - dice il presidente- le progettualità che vedono coinvolti assieme tutti gli enti gestori presenti in regione, come il master plan per la progettazione di sistemi di resilienza delle reti acquedottistiche. Si tratta di obiettivi strategici che dovranno essere attuati - conclude Benigno- , puntando al contenimento delle tariffe, nonostante le recenti tensioni sui prezzi dell’energia e delle materie prime, per preservare la capacità di reddito delle famiglie e delle imprese”.

Nell'Isontino tubi vecchi di 60 anni

“Non ci sono giustificazioni per l’acqua colorata che esce dalle tubature, ma spiegazioni sì". Così Gianbattista Graziani, amministratore unico di Iris Acqua che gestisce il servizio idrico in 25 comuni dell’Isontino, spiega quello che può accadere. “E’ importante sottolineare – spiega Graziani – che l’acqua che gestiamo noi è al 100% di falda freatica e questo dà garanzia di qualità. L’acqua di risorgiva può contenere impurità. Quindi, nel caso di altri gestori può succedere che dalle tubazioni esca acqua colorata, magari perché nelle zone limitrofe sono stati fatti lavori di manutenzione che hanno sporcato le tubature. Per permettere i lavori, l’adduttrice viene chiusa e una volta riaperta è normale che spari acqua colorata”.

Bisogna fare un altro discorso se il problema non è dell’addutrice, ma del servizio idrico. “Noi gestori – continua Graziani - possiamo garantire per l’acqua soltanto fino all’ingresso dell’abitato di nostra competenza. L’acqua colorata dipende anche da tubature vecchie. Anche di 60 anni nell’Isontino – continua l’amministratore -. Noi possiamo solo fare migliorie sui nostri 1.400 chilometri, di cui 250 sono ancora costituiti da tubi di cemento amianto. Nel 2019 abbiamo chiesto un prestito a un pool di banche di 50.000.000 di euro e dal 2020 abbiamo cominciato a sostituire queste vecchie tubature, riducendo anche le perdite. Al momento abbiamo cambiato i primi 10 chilometri a Gorizia per un investimento di 3.000.000 di euro e devo dire che i cittadini hanno accolto molto bene il progetto. Abbiamo dato un buon messaggio. L’obiettivo è sostituire le tubature in cemento amianto nei prossimi dieci anni. Saremo i primi in Italia”.

C'è del torbido tra i monti

Per Fabio Santin, presidente di Hydrogea, gestore idrico che copre 23 comuni del Friuli Occidentale, bisogna fare una distinzione “tra acqua che scende dalla montagna – spiega Santin -, che nella Pedemontana può essere torbida, e acqua proveniente da pozzi artesiani in città, che possono essere inquinati, come le fontane, dall’atrazina. Nella Pedemontana c’è il problema della torbidità. Normalmente le piogge – continua il presidente - passano attraverso i filtri a materasso e perdono la loro torbidità, dovuta alla fanghiglia del terreno. I cittadini conoscono bene questo problema e non se ne preoccupano. L’estate siccitosa di quest’anno, però, ha portato acqua più sporca, perché, nei rari momenti in cui è piovuto molto, dalla montagna scendeva giù di tutto e l’acqua caduta in gran quantità, tutta in una volta, non riusciva a essere pulita bene dai classici filtri a materasso”.

Non mancano soluzioni per migliorare la rete. “Abbiamo pensato – dice Santin - a un progetto condiviso che si chiama Acquedotto Destra Tagliamento (Adt). L’obiettivo è unificare i servizi di acquedotto, fognature e depuratore e interfacciarsi con il Cafc con un progetto condiviso: la realizzazione del nuovo impianto di trattamento e accumulo è situata a circa 1.500 metri a monte della sua confluenza con il torrente Arzino, al confine tra i comuni di Clauzetto e Vito d’Asio. Questo nuovo impianto potrebbe permettere di evitare disastri come erano accaduti nel 2020 con l’alluvione a Meduno. Sono previsti, infatti, vasche di accumulo e filtri adeguati. Il costo complessivo dovrebbe essere di 6.000.000 di euro, uno dei quali è già stato previsto dalla Regione. Il programma prevede la fine dei lavori nel 2026, ma se troveremo più disponibilità, potremo concludere l’opera nel 2025”.

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