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Scoperto un traffico illegale di marmitte esauste verso l'Est

Le Fiamme gialle di Trieste hanno sgominato una banda, gestita da un 40enne serbo residente in città. A tradirlo il suo alto tenore di vita

Scoperto un traffico illegale di marmitte esauste verso l\u0027Est

Rinviati a giudizio per attività organizzate volte al traffico illecito di rifiuti pericolosi e non – con carattere di transnazionalità – i componenti di un sodalizio criminale con base strategica a Trieste e proiezioni anche in alcuni Paesi dell’Est.

Accertata anche la perpetrazione di reati fiscali e di riciclaggio di denaro. L'ideatore del disegno criminoso era un cittadino serbo 40enne, residente da anni nel capoluogo giuliano, che manifestava un tenore di vita elevato nonostante i modesti redditi dichiarati al Fisco. Dalle indagini, coordinate dalla locale Procura della Repubblica e condotte dai militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria e della Guardia di Finanza di Trieste, nell’ambito dell'operazione Business Trash, è emerso che il serbo si era procurato nel tempo, da soggetti perlopiù dell’Est Europa, tonnellate di marmitte catalitiche esauste destinate allo smaltimento. Tutto in violazione delle norme in materia di tutela ambientale.

Per farlo si era servito della propria ditta e anche di imprese italiane ed estere attive nel settore dei materiali ferrosi, riconducibili a meri prestanome, tutti privi di autorizzazione per trattare rifiuti pericolosi.

Dopo aver chiuso la ditta individuale, aveva costituito una società con sede in Bulgaria tramite cui consumare gli illeciti traffici in territorio nazionale. I rifiuti venivano ceduti a condizioni vantaggiose ad alcune aziende italiane per il recupero dei metalli nobili, società che erano consapevoli dell’attività abusiva svolta dal loro fornitore al quale garantivano talvolta supporto finanziario e logistico per incentivarne gli affari.

Diversi i riscontri operativi trovati sul territorio: in particolare, è stato intercettato e sequestrato un mezzo pesante con targa svizzera che trasportava prodotti inquinanti destinati alla rigenerazione. In diversi casi, gli autisti dei camion monitorati hanno preferito percorrere tratte stradali alternative e scomode pur di non imbattersi nei controlli delle Forze di Polizia.

Denunciate, inoltre, tre imprese di smaltimento nazionali per la responsabilità amministrativa. È ancora al vaglio la posizione di altre persone coinvolte, soprattutto cittadini stranieri.

Oltre a ciò, gli accertamenti di polizia economico-finanziaria sviluppati a tutto campo dalle Fiamme Gialle hanno portato alla luce un’evasione fiscale pari a circa 2,5 milioni di euro e violazioni per passaggi di denaro contanti e per movimenti transfrontalieri di valuta, oltre alle soglie di legge, per circa 3 milioni di euro.

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