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Tolmezzo, sit-in contro il nuovo impianto di Somplago

Nella centrale piazza XX settembre, gli studenti hanno organizzato una manifestazione per dire no al progetto Siot

Tolmezzo, sit-in contro il nuovo impianto di Somplago

Questa mattina, nella centrale piazza XX settembre a Tolmezzo, si è tenuta una manifestazione a difesa del territorio montano, contro il progetto dell’impianto di cogenerazione che la Siot ha previsto a Somplago, nei pressi della centrale idroelettrica.

Era presente una sessantina di studenti dell’Isis Fermo Solari e del Paschini-Linussio, promotori dell’evento che, in un quarto d’ora, hanno esposto le loro ragioni e dimostrato pacificamente il loro dissenso. Durante il sit-in hanno letto un testo che si presenta come ‘manifesto programmatico’ della causa per cui si sono trovati a dimostrare.

“Una manifestazione contro un abuso verso il territorio, la voce di noi giovani, futuro di questa stessa terra che riceveremo un domani come eredità. Da dove parte la rabbia sociale e la voglia di dire la nostra? I dati parlano chiaro, la Siot no. Il ragionamento che segue diventa semplice e intuitivo. La Società italiana per l’oleodotto transalpino ha chiesto l’autorizzazione unica per costruire a Somplago, vicino alla stazione di pompaggio esistente, una centrale termoelettrica di cogenerazione per la mobilitazione del greggio che da Trieste va verso Monaco”, si legge.

“Regione, Ministeri, Agenzia delle dogane, AsuFc, Comune di Cavazzo, Arpa e Terna dovranno dare il loro eventuale benestare entro una data ormai prossima. Qualora arrivasse l’onta del parere positivo per l’opera, si perpetrerebbe la sudditanza ormai cronicizzata del territorio e si consumerebbe l’ulteriore stupro di una zona che vive di turismo e sta cercando di emanciparsi ed esprimere la sua lenta crescita, nel segno della sostenibilità”, si legge ancora.

“In questo anfiteatro delle Prealpi, proprio all’ingresso della Carnia e della Val Canale, in prossimità del lago dei Tre Comuni, si profila l’abominio di un impianto che produrrebbe inquinamento visivo e ambientale. Noi non ci guadagneremmo nulla, non otterremmo che la corruzione dell’aria e dell’ambiente a favore d’interessi che esistono a centinaia di km da dove lascerebbero i loro segni nefasti. Il Comitato di tutela delle acque del bacino del Tagliamento (un grazie a Fanceschino Barazzutti che si batte da tempo per la giustizia ambientale del territorio), già sceso in campo per scongiurare questo deprecabile progetto, ha stimato che nell’atmosfera verranno immesse quasi 170 tonnellate annue di gas tossici (109 di anidride carbonica, 45,7 di ossidi di azoto, 6,68 di anidride solforosa) sul calcolo di un consumo di 300.000.000 di mc di metano annui”.

“Chiediamo chiarezza!”, proseguono i giovani. “Il minimo sindacale per non sentirci inconsistenti seppur inquilini di queste vallate. Abbiamo pagato a caro prezzo le condizioni geografiche e difficoltà logistiche della nostra terra e ad oggi siamo un corridoio europeo strategico che attira grossi interessi. Siamo una funzione tattica e logistica di movimenti internazionali che non hanno nessuna intenzione di creare benessere della gente friulana, solo spremere la linfa delle risorse di cui disponiamo e, perché no, pian piano abituarci all’idea che siamo sacrificabili, e che possiamo tollerare ogni futuro attentato alla nostra salute territoriale”.

“Il tempo delle servitù deve finire”, si legge ancora. “Amministratori deboli e incapaci, hanno svenduto negli anni la nostra montagna, condannando il futuro di un popolo più abituato a tacere che dire, più al lavoro ad ogni costo che la ricerca dei propri diritti. La Carnia non diventerà Marghera, la montagna non diventerà il deserto arido a cui le sudditanze oligarchiche ci stanno preparando. I placidi montanari sono un popolo opulento e fiero, ricavano dalla terra magra i frutti del loro sudato lavoro, dall’acqua il ristoro delle loro fatiche e il fabbisogno elementare, dall’aria il sollievo dei propri polmoni. Ma se voi, portatori d’interesse, pianterete elettrodotti sotto la pelle sacra della madre terra, se seccherete ancora le vene dei fiumi e torrenti con centraline e utilizzi indiscriminati delle nostre risorse idriche, se ora avvelenerete anche l’aria per sfamare gli insaziabili energivori, che ne sarà di questa popolazione? Come potremo guardare i nostri figli oggi e spudoratamente mentir loro dicendo che va (o andrà) tutto bene? L’abuso della crescita porterà alla distruzione. Come ormai già visto, nelle sotterranee vie e con subdoli e consolidati sistemi, interessi particolari si muovono e schiacciano sul loro cammino ogni ostacolo, senza scrupolo. Le risorse ambientali sono un bene collettivo, la chiamata al dissenso riguarda l’espressione libera dei diritti civici, la schieramento obbligato verso la difesa del patrimonio ambientale, unico conforto e speranza futura per questo angolo di mondo dove il concetto di resistenza, assume un significato profondo e quotidiano. Non armi o violenza, ma il potere attivo delle idee e della coesione. Un atto oppositivo creerebbe ora un effetto virtuoso in termini di opinione pubblica e, forse, per una volta gli speculatori dovranno ascoltare. Sapremo far sentire il rumore delle nostre idee?”.

Ospite gradito e autorevole è stato Franceschino Barazzutti, memoria storica vivente degli interventi sull’ambiente dell’alta montagna friulana, ora alla guida del Comitato di tutela delle acque del bacino del Tagliamento. “E’ fondamentale il contributo di voi giovani per la causa del territorio – ha detto Barazzutti rivolgendosi ai dimostranti – ed è fondamentale che a parlare e agire siano oggi i giovani, futuro di questa terra”.
Pochi giorni fa, a chiedere chiarezza alla Siot sulla reale portata del progetto con una comunicazione più nitida alla popolazione, era scesa in campo anche la deputata Aurelia Bubisutti: “Il progresso come la democrazia devono basarsi sulla trasparenza e ho, secondo questo principio basilare, deciso di relazionarmi direttamente con la Siot perché si arrivi alla chiarezza del progetto di Somplago”.

Lo stesso Comune di Cavazzo Carnico, nel suo ultimo Consiglio, aveva approvato un ordine del giorno per far chiarezza sul disegno progettuale della Siot. Qualcosa tra le fila politiche e nella pubblica opinione si sta muovendo e questa volta sono stati i giovani ad innescare la reazione.

Si è, infine, osservato un minuto di silenzio per le tre vittime carniche dell’incidente di sabato 9 aprile, in segno di rispetto verso la piazza che un’ora dopo avrebbe accolto i riti funebri di una di esse.

I manifestanti si sono poi dispersi con la promessa di tornare nello stesso luogo per dire la loro ancora, se fosse necessario e difendere il territorio da disegni di sviluppo nocivi ed insostenibili.




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malipavel

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