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Trieste, s'indaga su due morti per overdose

A distanza di poche ore, trovati senza vita un ragazzo di 16 anni e un giovane di 26. Dubbi anche su un terzo decesso

Trieste, s\u0027indaga su due morti per overdose

Due morti per overdose di metadone, a Trieste, nell’arco di poche ore. Trovati senza vita un ragazzo di 16 anni e un giovane di 26. Sui due casi sta indagando la Squadra Mobile della Questura. Le attività investigative si sono allargate anche a un terzo decesso, un giovane di 28 anni, per il quale non è stata fatta ancora chiarezza. Non si esclude che possa essere in qualche modo collegato all'assunzione di sostanze stupefacenti o simili. Su tutte e tre le morti, comunque, occorrerà fare accertamenti. Il pm incaricato del caso dovrebbe disporre l'autopsia sui corpi dei giovani.

In una nota, l’Azienda sanitaria universitaria Giuliano Isontina precisa che “nessuna delle tre persone decedute aveva un trattamento farmacologico con metadone in corso presso il Dipartimento delle dipendenze. Il metadone è un farmaco che viene impiegato nel trattamento della dipendenza da oppiacei e deve essere assunto quotidianamente con un dosaggio personalizzato”.

“Di norma viene somministrato dagli operatori sanitari presso l'ambulatorio specialistico; può essere affidato per l'assunzione a domicilio, in linea con la normativa in vigore, dopo un’attenta valutazione clinica e monitoraggio tossicologico, fino a un massimo di 30 giorni. Gli utenti sono informati e sottoscrivono l'impegno di conservare in modo sicuro il farmaco a loro affidato. Il metadone somministrato dal Dipartimento delle dipendenze proviene dalla Farmacia aziendale e viene gestito e conservato in osservanza della normativa sugli stupefacenti, in modo sicuro”, precisa ancora la nota di AsuGi.

“Nessun paziente in terapia ha mai presentato reazioni avverse correlate al farmaco metadone somministrato. Il metadone che proviene dal mercato illegale non garantisce il profilo di sicurezza necessario e richiesto per i farmaci e rappresenta un serio pericolo per la salute. Segnaliamo che la diffusione d’informazioni non corrette può generare nei pazienti attualmente in terapia e nei familiari preoccupazioni immotivate e potenzialmente rischiose per il loro equilibrio psicofisico. Le indagini rispetto alle dosi non certificate sono in corso da parte delle autorità di competenza”, conclude l’Azienda sanitaria.

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