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Violenza sulle donne, il silenzio aiuta l’aguzzino mai la vittima

A Gorizia calano le denunce, in linea con i dati nazionali, mentre a Trieste si registra un aumento dei reati di maltrattamento e atti persecutori

Violenza sulle donne, il silenzio aiuta l’aguzzino mai la vittima

Ricorre oggi, 25 novembre, la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, una ricorrenza istituita nel 1999 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite per sostenere le iniziative di sensibilizzazione sul tema. Una giornata che significa dolore e rievoca storie drammatiche, atroci nella loro brutalità, anche nella nostra regione. Proprio un anno fa, il 25 novembre 2020, l'ultima vittima in Fvg - in ordine di tempo -, Aurelia Laurenti, uccisa a coltellate dal compagno, l’infermiere di 34 anni Giuseppe Forciniti. Lo stesso, atroce e insensato destino, poco più di due mesi prima era toccato alla 66enne Marinella Maurel, uccisa dal marito, suo coetaneo, Livio Duca al termine di una lite.

E poi ci sono 
Silvia. Migena. Touria e Iba. Michela. Samantha. Lisa. Denisa. Nadia

Nomi che sono impressi nella nostra memoria, appartengono alle pagine più buie della nostra comunità regionale. Nomi, come quello di Nadia Orlando, che sono divenuti simbolo della lotta alla violenza sulle donne. Nomi e storie che ci appartengono, ferite che ogni volta che la tragedia si ripete altrove nel nostro Paese, sanguinano ancora. Si poteva evitare? Si poteva fare di più? Le si poteva aiutare? Sono questi i quesiti che tormentano e su cui ci si arrovella, ma chiedere aiuto non è facile. Uscire allo scoperto, denunciare o anche semplicemente confidarsi con qualcuno, amici o familiari, è molto difficile. Le vittime di maltrattamenti sono vulnerabili e impaurite, oppure spesso giustificano atteggiamento esecrabili attribuendoli a situazioni di stress o di nervosismo eccezionali. In realtà, come ci insegna la Polizia di Stato e in generale le Forze dell'ordine che seguono questi casi, sono segnali importanti che non vanno sottovalutati, ma al contrario segnalati. La violenza, poi, non è soltanto fisica, che nel peggiore dei casi sfocia in omicidio, ma si manifesta anche in forme più subdole e altrettanto deleterie, da quella verbale a quella psicologica, senza dimenticare quella economica. A tal proposito il Prefetto Lamberto Giannini ricorda che “il silenzio aiuta l’aguzzino, mai la vittima”, una verità su cui meditare e riflettere. 

Il fenomeno in Italia segna una leggera diminuzione
Grazie alle iniziative già realizzate dalla Polizia di Stato sul campo della prevenzione, si è registrata una leggera diminuzione dell’andamento degli omicidi di donne rispetto agli omicidi in genere. Se nel periodo gennaio-agosto 2020 le donne vittime di femminicidio erano il 48% di tutte quelle uccise, nell’analogo periodo del 2021 l’indice scende al 41%. Nel 72% dei casi l’autore è il marito o l’ex marito, mentre in un caso su due è stata usata un’arma da taglio. Il 70% delle vittime erano italiane.

Sul fronte della prevenzione continua ad essere l’ammonimento del Questore il provvedimento più efficace: il numero più alto di ammonimenti per atti persecutori si registra al sud, mentre quello degli ammonimenti per violenza domestica, invece, nelle regioni del nord Italia. Nel 49% dei casi i soggetti ammoniti, sia per stalking che per violenza domestica, vivono o hanno vissuto con la vittima. Secondo il Direttore Centrale Anticrimine, Prefetto Francesco Messina, “la sfida contro il femminicidio si gioca esclusivamente nel campo della prevenzione”, ed infatti l'intervento repressivo, ovvero l’arresto di chi arriva a compiere un atto del genere, assume un valore del tutto relativo poiché avviene laddove gli strumenti preventivi non abbiano avuto efficacia.

Aumenta di poco il numero delle recidive nei casi di violenza domestica: i soggetti denunciati successivamente all’ammonimento passano dal 7% al 9% e diminuiscono sensibilmente invece le recidive per atti persecutori: dall’11% al 6%. Infine, sono 89 al giorno le donne vittime di reati di genere che si contano in Italia, secondo le segnalazioni raccolte dalle Divisioni Anticrimine delle Questure e nel 62% di casi si tratta di maltrattamenti in famiglia.
Nel 2020, rispetto al 2019, i delitti perseguiti dall’Arma dei Carabinieri con riferimento agli atti persecutori sono 12.138 e con riguardo ai primi dieci mesi del 2021, hanno perseguito 9.918 atti persecutori. Per quanto attiene ai maltrattamenti in famiglia, nel 2020, i delitti perseguiti sono 15.701. Con riferimento al periodo gennaio – ottobre dell’anno in corso, i Reparti Arma hanno perseguito 13.014 maltrattamenti in famiglia. Infatti, lo scorso anno sono state tratte in arresto 1.495 persone per reati connessi con gli atti persecutori, mentre nei primi dieci mesi dell’anno in corso gli arresti sono stati 1.390. Analogamente, per i maltrattamenti in famiglia, nel 2020 sono stati arrestati 3.010 soggetti. Nel periodo gennaio – ottobre del 2021 le persone tratte in arresto per maltrattamenti in famiglia sono state 2640. Nel 2020, per reati di violenza sessuale, l’attività istituzionale condotta ha consentito di trarre in arresto 935 persone, mentre nei primi dieci mesi del 2021, gli arresti sono stati 858. 

A Gorizia, denunce in calo
Tra gennaio e settembre 2021, in provincia di Gorizia, sono diminuiti gli atti persecutori denunciati (13 contro i 18 dell'anno precedente), mentre i maltrattamenti in famiglia sono scesi a 25, dai 41 denunciati nel 2020, mentre le violenze sessuali denunciate sono 5, contro le 14 dell'anno passato.

A Trieste, reati in aumento
Nei primi nove mesi del 2021, da gennaio a settembre, in provincia di Trieste, i reati “spia” della violenza di genere hanno fatto registrare, rispetto all’analogo periodo del 2020, un andamento tutt'altro che rassicurante. Le denunce per atti persecutori sono aumentate a 93 rispetto alle 77 dell’anno precedente, i maltrattamenti in famiglia denunciati sono stati 137 rispetto ai 115 del 2020, infine le denunce per violenza sessuale sono state 48 rispetto alle 45 dell’anno scorso. Inoltre, nel 2021 a Trieste sono stati emanati 8 provvedimenti, di cui 1 per atti persecutori e 7 per violenza domestica.

Denunciare non è mai facile
Spesso il primo passo è il più difficile: la paura di essere giudicate, la vergogna di raccontare dettagli della propria vita privata, il timore di rimanere sole. A volte però basta solo una spalla a cui appoggiarsi, qualcuno con cui parlare, una rete di sostegno indispensabile per iniziare un nuovo percorso di vita libero dalla violenza e dal dolore.
La campagna “…questo non è amore” della Polizia di Stato per questo motivo non si ferma al 25 novembre, poiché è fondamentale che l’azione di prevenzione e di informazione siano portate avanti costantemente, tutto l’anno. La Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato coordina a livello nazionale il progetto “Camper”, con cui équipe multidisciplinari composte da funzionari di polizia, medici, psicologi, rappresentanti di centri antiviolenza e ad altre istituzioni e associazioni impegnate su questi temi, distribuiscono la brochure nelle piazze (durante il lockdown nei supermercati), mettendo a disposizione le proprie competenze per aiutare le donne a sentirsi meno sole e a liberarsi di violenze e sopraffazioni, a volte nascoste e vissute il solitudine.

Un aiuto agli uomini violenti
Si offre, però, anche una mano agli uomini maltrattanti, a coloro che agiscono violenza senza ancora sfociare in un reato più grave che richiede un intervento di polizia giudiziaria. La Polizia di Stato, grazie al protocollo Zeus, indica anche agli uomini un percorso utile per uscire dal ciclo della violenza, una strada per gestire la loro rabbia.
La Polizia di Stato rappresenta, in questo senso, uno snodo fondamentale di una rete composta da istituzioni, enti locali, centri antiviolenza e di recupero dei maltrattanti, associazioni di volontariato che si impegnano ogni giorno per affermare un’autentica parità di genere, contro stereotipi e pregiudizi.

Polizia in prima linea: storie vere per dare l'esempio
In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, la Polizia di Stato ha presentato la quinta edizione della brochure “...Questo non è amore” , campagna nazionale permanente finalizzata a prevenire la violenza di genere. Oltre alle testimonianze raccolte, anche la nuotatrice olimpica Federica Pellegrini ha aderito all'inizitiva sostenendola.

Con questo progetto la Polizia di Stato rinnova il proprio impegno a sensibilizzare le vittime di violenza e non solo, nella convinzione che la lettura delle storie raccontate nella brochure, purtroppo tutte vere, rappresenti uno stimolo a chiedere aiuto e a denunciare.

Nuove tecnologie per chiedere aiuto
In un periodo storico caratterizzato da emergenze che hanno segnato la storia di tutto il mondo, la Polizia di Stato ha adattato il suo approccio operativo attualizzandolo con nuovi strumenti tecnologici, come l’app YouPol, che tuttavia non sostituisce – per i casi gravi - la chiamata al Numero di Emergenza Unico Europeo “112” e/o 113, soprattutto nei casi di pericolo imminente. 24 ore su 24 e per 365 giorni all’anno, questo numero è sempre attivo, però YouPol può aiutare le vittime e i testimoni di atti di violenza domestica a chiedere aiuto.






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