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'Nulla è perduto', apre la nuova mostra di Illegio

Taglio del nastro per l'esposizione, che offre 14 opere da ammirare, in piena sicurezza, fino al 13 dicembre

'Nulla è perduto', apre la nuova mostra di Illegio

Si apre con un’atto solenne del Teatrotenda di Illegio la nuova mostra del coraggioso paese carnico, 'Nulla è perduto'. Tra gli ospiti l’assessore regionale Barbara Zilli, l’Arcivescovo di Udine monsignor Andrea Bruno Mazzocato e, in rappresentanza della Casa Pontificia, l’Arcivescovo monsignor Paolo De Nicolò.

Quattrodici opere da ammirare, accompagnate da un apparato di foto di corredo, in un allestimento di gradevole eleganza e in un itinerario che suscita stupore poiché mette a contatto con opere che nessuno avrebbe mai pensato di poter vedere. Opere distrutte o perdute, ma poi ritrovate o risorte. Alcune sono state rubate e non vi è più stata traccia di esse. Altre sono andate in cenere a causa di devastazioni o di guerre o deplorevoli incidenti. Altre ancora sono rimaste dimenticate in un oblio di secoli, sebbene vi fosse notizia della loro esistenza che, da un certo punto in poi, aveva fatto perdere le tracce di sé.

In mostra a Illegio si potranno rivedere opere autentiche, rimaste nell’ombra e ora riemerse: due sculture del 1492 di Domenico da Tolmezzo, un tempo nella Pieve di Illegio e rubate nel 1968 ma felicemente ritrovate alcuni mesi or sono; una Buona Ventura uscita tra il 1613 e il 1614 dalla casa romana del Cardinale Francesco Maria Del Monte, perfetta replica della prima ora di quella dipinta da Caravaggio, appena restaurata e probabilmente da ascrivere alla mano di un fiammingo all’opera in quel momento accanto a Caravaggio.

Si aggiunge a queste un’opera di grandissimo interesse: Le Restaurant de la Sirène à Asnièrs, un olio su tela rimasto segreto fino ad oggi, analizzato per poterne individuare scientificamente l’età verso il 1880-1890, con caratteristiche di stesura veloce e affascinante, tali da far pensare al bozzetto dell’omonima opera di Vincent Van Gogh del 1887, oggi esposta al Museo D’Orsay a Parigi, tipica della sua fase impressionista. Illegio vuole portare alla luce quest’opera non solo perché venga conosciuta e giudicata dagli occhi dei visitatori e degli esperti, ma anche per attuare durante la mostra una campagna diagnostica avanzatissima, in modo da trovare la soluzione, per quanto possibile, del mistero di questo quadro.

Proprio per fare chiarezza, la mostra di Illegio ha pianificato l’acquisizione di macrofotografie e di fotografie condotte a luce radente, un’indagine della fluorescenza indotta da radiazione UV, utile a identificare i differenti materiali utilizzati, la riflettografia infrarossa, l’indagine radiografica, l’analisi di fluorescenza dei raggi X, un microprelievo per studiare la stratigrafia del dipinto e a quel punto un approfondito confronto con la tecnica esecutiva e i materiali riscontrati sui dipinti di certa attribuzione a Van Gogh, specialmente per quanto riguarda le opere del pittore ascrivibili agli anni del primo soggiorno di Asnières.

Se l’opera in mostra si confermasse degli stessi anni del dipinto al Museo D’Orsay e pienamente compatibile con materie e tecniche proprie di Van Gogh, saremmo davanti alla riscoperta di un suo bozzetto perduto e inedito, che Illegio riporta alla luce.

Il dipinto risale alla fase di particolare interesse da parte di Van Gogh per i pittori impressionisti, dai quali peraltro egli si discosterà quasi subito dando un carattere inconfondibile alla sua pittura, come già abbiamo avuto modo di considerare davanti al Vaso con cinque girasoli. Van Gogh viveva ad Asnièrs, alla perfieria di Parigi, con il fratello Theo, in ricerca di un ambiente connotato da una prossimità con l’innocenza e con la trasparenza spirituale di cui avvertiva l’acuto bisogno interiore. Per miseria, Vincent non poteva permettersi nemmeno di raggiungere alcuni luoghi suggestivi, più lontani, che altri pittori del tempo frequentavano alla ricerca di scorci suggestivi e di ispirazione; perciò ad Asnièrs il suo pennello fissa ponti, prati, perfino il ristorante davanti a casa sua, questo del quadro. Dipingere locali pubblici era abitudine ricorrente in molti pittori dell’impressionismo, editi alla rappresentazione della joy de vivre con i suoi balli e i suoi affollamenti, talvolta attraversati da qualche solitudine. Van Gogh invece coglie l’esterno del ristorante, qualche figura appena accennata, con uno studio delizioso sulla luce e sulla scomposizione vivace delle forme e dei colori, ma anche suggerendo un senso di silenzio misterioso, come se davvero ristoratore non potesse essere il chiasso festaiolo e frivolo che si va a cercare là dentro, ma quella grazia di ben altro genere che sta altrove e che conduce l’uomo non dentro un locale ma dentro se stesso. Questo, si sa, è stato in fondo il tema unico di tutta la pittura di Vincent Van Gogh.

La mostra meraviglia inoltre per i sette capolavori inestimabili e smarriti per sempre, ma tornati alla luce grazie all’impulso di Sky Arte e alle tecnologie di Factum Arte, l’organizzazione diretta da Adam Lowe a Madrid e dedicata a rimaterializzare l’arte ricorrendo a studi, tecnologie avanzatissime e interventi di mano d’artista a completare l’opera, per raggiungere il risultato di avere davanti agli occhi un ritorno del capolavoro perduto di tale perfezione da faticare a distinguerlo dall’originale. I nomi della storia dell’arte ammirabili a Illegio in questa serie sono davvero importanti: Johannes Vermeer, Vincent Van Gogh, Franz Marc, Gustav Klimt, Tamara de Lempicka, Claude Monet, Graham Sutherland.

La mostra infine presenta la rimaterializzazione di due vetrate del XII secolo della facciata occidentale della Cattedrale di Chartres – opera sublime e accuratissima ricreata dai maestri vetrai Tomanin di San Bellino –, e il San Matteo e l’angelo realizzato da Michelangelo Merisi detto Caravaggio con una storia avvincente e poi perduto tra le fiamme di Berlino a inizio maggio 1945, quando l’Armata Rossa conquistava la città esausta: la tela di Caravaggio è stata rigenerata dalla mano eccezionale di un artista di Helsinki, Antero Kahila, capace di rimettere in atto perfettamente la tecnica del maestro.

In mostra sono esposte anche due riproduzioni delle opere correlative di Caravaggio, cioè La Vocazione di San Matteo e Il Martirio di San Matteo realizzate da Haltadefinizione, tech-company di Franco Cosimo Panini Editore, specializzata nella riproduzione di opere d’arte in Gigapixel.

“Haltadefinizione”, spiega il founder Luca Ponzio, “ha tra i suoi obiettivi la valorizzazione del patrimonio artistico e culturale che passa anche attraverso la digitalizzazione delle opere d’arte in Gigapixel, ovvero a una risoluzione che consente ingrandimenti di gran lunga superiori rispetto a ciò che l’occhio umano può percepire, con una resa di colori, toni, dettagli e nitidezza non altrimenti raggiungibili. Grazie a questa tecnologia, è possibile riprodurre e stampare l’opera d’arte fedelmente e l’immagine riprodotta può essere impiegata per la sua diffusione e valorizzazione, come nel caso della mostra a Illegio. Molte realtà ci contattano per rendere possibile una mostra che altrimenti sarebbe impossibile. Quando un’opera non si può spostare fisicamente o quando non ci sono le condizioni per poterla avere nel proprio allestimento, la riproduzione fedele ad alta definizione è la soluzione ottimale”.

'Nulla è perduto' diventerà per i visitatori un viaggio nella storia europea, specialmente di quella in cui l’Europa ha concentrato le più intense prove della sua grandezza e delle sue crisi e contraddizioni, quella del XX secolo. Anche per questo la mostra susciterà stupore: perché in quei nomi d’artista e nelle loro opere ritrovate o rimaterializzate sarà possibile rileggere la traiettoria spirituale profonda dell’Occidente contemporaneo e cogliere le principali domande che, affiorando sulla superficie dei dipinti, provengono dal cuore dell’uomo.

Un punto di forza e di fascino della mostra di Illegio, quest’anno, è effetto collaterale della grande attenzione con cui è stata impostata per consentire a tutti di viverla “a rischio zero”. Novità ulteriore: ogni giorno, 10 volte al giorno, alle ore “00”, ci sarà anche uno dei ragazzi della mostra a guidare i visitatori che li prenoteranno, come negli scorsi anni, seppur con un microgruppo. La richiesta di poter vivere questo accompagnamento è stata infatti molto grande fin da quando sono state aperte le prenotazioni – che, ricordiamo, sono obbligatorie per tutti: attraverso il telefono (0433.44445) o la mail (mostra@illegio.it) o l’apposita sezione del sito www.illegio.it

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