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A Fotografia Zero Pixel si parla di Joan Fontcuberta e post-fotografia

Terz'ultimo appuntamento per il festival, martedì 10 dicembre, nella sede dell'Associazione Acquamarina per un approfondimento dedicato al fotografo catalano e alla sua analisi sul ruolo delle immagini nella società contemporanea

A Fotografia Zero Pixel si parla di Joan Fontcuberta e post-fotografia

Per il festival Fotografia Zero Pixel, martedì 10 dicembre, alle 18, nella sede dell’Associazione Acquamarina (via Rossetti 16), si terrà un incontro d’approfondimento sul fotografo catalano Joan Fontcuberta con Annamaria Castellan. L’ingresso è libero previa prenotazione alla mail info@fotografiazeropixel.it.

Il catalano Joan Fontcuberta (Barcellona, 1955) è un fotografo, docente, saggista, curatore e scrittore spagnolo. E’ uno dei massimi esperti della fotografia tassonomica, la sua ricerca non è solamente artistica, egli affronta ogni problematica in chiave teorica speculativa. Ha scritto il libro “La furia delle immagini - Note sulla postfotografia”, una preziosa analisi riguardante il ruolo delle immagini nel nostro tempo, un tempo di produzione e ricezione compulsiva, ossessiva, in cui ogni giorno nel mondo si producono miliardi di “fotografie” attraverso strumenti sempre più democratici. La post-fotografia potrebbe essere sintetizzata con il concetto di smaterializzazione dell’immagine, dalla riformulazione della nozione di autore, ma soprattutto dalla proliferazione di immagini: siamo tutti produttori e consumatori di immagini, è l’emergere dell’Homo photographicus. Bisogna rendersi conto che siamo immersi in un paesaggio avvolto da schermi, nei quali l’immagine formatta le nostre coscienze. La politica, la guerra, l’economia, le relazioni personali, tutte le fasi della vita tendono a confluire nell’immagine. L’immagine sta nell’epicentro del sistema di dominazione globale. In questa drammatica sfida storica si ha la responsabilità di epurare l’attuale valanga di immagini: segnalare quelle immagini che solo pretendono di renderci più sottomessi invece di attivare immagini che sfidano le nostre situazioni circostanti.
Definisce i suoi lavori - Herbarium, Constellacions, Semiòpolis, Securitas - “strategia artistica del fake o della verofiction”, che è come offrire rappresentazioni ingannevoli. In prima istanza lo spettatore le scambia per vere, ma in un secondo tempo ne scopre il carattere fittizio. Il fake praticato dagli artisti o dagli attivisti politici non aspira all’inganno ma a mostrarne i meccanismi.


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