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A Pordenonelegge il successo si misura coi numeri e le parole

Da mercoledì 18 a domenica 22, oltre 600 protagonisti di incontri, dialoghi, lezioni, ecc. in almeno 50 diverse location del centro storico

A Pordenonelegge il successo si misura coi numeri e le parole

In un festival dedicato alla parola scritta, pare strano cominciare dai numeri. Eppure sono anche quelli a fare di pordenonelegge un appuntamento unico. Alla 20a edizione della rassegna curata dal direttore artistico Gian Mario Villalta con Alberto Garlini e Valentina Gasparet, in programma dal 18 al 22 settembre, saranno presenti oltre 600 protagonisti in centinaia di incontri, dialoghi, lezioni, eventi scenici e altri appuntamenti in  una cinquantina di location del centro storico. Altre cifre: 65, il numero delle novità di grandi autori stranieri e italiani che saranno presentate in esclusiva a Pordenone, e 120 mila, gli spettatori calcolati per l’edizione 2018.
TRA ANTEPRIMe E ‘VIP’
Le anteprime sono sempre un momento importante, non solo per gli appassionati. Accanto a nomi magari per appassionati (Javier Cercas, Tahar Ben Jellou,  Timur Vermes, Ildefonso Falcones, Saskia Vogel, Carlo Ginzburg…), Pordenone ha scelto anche quest’anno un approccio ‘pop’ con editorialisti, giornalisti, commentatori e saggisti, ma anche scrittori-celebrities: Bruno Vespa e Ferruccio De Bortoli, Mario Calabresi e Aldo Cazzullo, Renato Mannheimer e Nando Pagnoncelli, Beppe Severgnini e Federico Rampini, Francesco Guccini e Jacopo Fo, Michela Murgia e Mauro Corona.
Molti anche i Vip che si cimentano con la narrazione e/o diventano essi stessi mezzi per leggere e interpretare il nostro tempo all’interno di un ‘instant festival’ in cui la realtà viene narrata con il filtro delle esperienze personali di uomini della Tv, del mondo dello spettacolo e dello sport: nomi come Pippo Baudo, Enrico Vanzina, Umberto Orsini, Rita Dalla Chiesa, Massimo Giletti, Marta Perego Ornella Vanoni, Arrigo Sacchi, Dan Peterson e Jan Slangen.

SGUARDO LOCALE E MONDIALE
Il valore di un festival culturale – legato peraltro a molti premi ‘storici’ in Italia – si calcola anche con altri fattori. Il rapporto con il territorio, per esempio: e qui la qualità è garantita dalla sempre nutrita pattuglia di scrittori locali (Pino Roveredo,  Pietro Spirito Angelo Floramo  Massimiliano Santarossa…) e case editrici del territorio, abituati a concentrare parte delle pubblicazioni proprio nel periodo del festival. Ma anche dalla presenza di nomi come Ziauddin Yousafzai, padre ed educatore del premio Nobel per la pace Malala Yousafzai, che può aiutare ad allargare lo sguardo verso l’intero mondo.  

POESIA: UN ALTRO FESTIVAL
Come il camaleonte scelto per il logo di quest’anno, la rassegna sa adattarsi alle esigenze del pubblico, ma anche anticipare i tempi, affiancando ai grandi nomi gli scrittori esordienti, con un occhio alla storia (vedi la presentazione dell’epistolario di Giuseppe Tartini, a 250 anni dalla scomparsa) e uno sempre attento verso i lettori più importanti: quelli di domani (nello spazio ‘Junior’). Centrale, come sempre, la poesia, vero ‘festival nel festival’ senza paragoni in Italia per qualità degli autori e ricchezza delle proposte, che a Palazzo Gregoris riaprirà la Libreria della Poesia con alcune delle voci più amate, locali e internazionali, omaggi e progetti come  il premio I poeti di vent’anni.
Eccolo lì, il futuro: se territorio, montagna e natura, economia, etica ed innovazione, politica, storia, scienza e filosofia rimangono tra i temi privilegiati di incontri, dialoghi e presentazioni - all’interno di una ‘maratona’ che attraversa anche l’arte, il fumetto e il cinema - il nuovo progetto 7 parole per i prossimi vent’anni conferma uno sguardo verso il futuro indispensabile per crescere ancora.

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