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Cultura in lutto: è morto Alojz Rebula

Aveva 95 anni ed stato uno dei massimi rappresentati della letteratura slovena in Italia

Cultura in lutto: è morto Alojz Rebula

Si è spento in un ospedale sloveno, all'età di 95 anni, lo scrittore, drammaturgo, saggista e traduttore Alojz Rebula, uno dei massimi rappresentanti della letteratura slovena in Italia del dopoguerra.

Per il suo lavoro letterario è stato anche insignito di importanti premi: nel 1995 il Premio Preseren per la sua opera letteraria, seguito nel 1997 dal Premio Internazionale Acerbi per la traduzione italiana del suo romanzo 'Il vento' e premio Kresnik Sibilinem nel 2005 per il suo romanzo 'Notturno sull'Isonzo'. Per la traduzione italiana della stessa opera, nel 2012 ha ricevuto anche il prestigioso premio letterario Mario Rigoni Stern per la letteratura multilingue delle Alpi.

Nel 2012, ha ricevuto un premio statale dal Gran Ufficiale del Cavaliere dell'Ordine al merito per la Repubblica Italiana.

Rebula era nato il 21 luglio 1924 a San Pelagio di Duino-Aurisina, in Provincia di Trieste, da genitori sloveni. E' stato professore di latino e greco antico nelle scuole superiori con lingua di insegnamento slovena di Trieste.

“Oggi lo scrittore sloveno Alojz Rebula non è morto, perché la sua parola continua a vivere e dialogare con noi attraverso le opere che collocano tra i grandi della letteratura europea, a strettissimo contatto fisico e culturale con l'Italia”. La senatrice del Pd Tatjana Rojc rievoca così l'intellettuale sloveno Alojz Rebula.
“Ho avuto la fortuna di avere Rebula come professore al liceo – ricorda Rojc - e di incontrare la sua fiducia nello scrivere della sua opera, per cui ricordarlo è un dovere difficile da assolvere. I luoghi comuni della critica, che ne ha enfatizzato la matrice cattolica o il respiro del romanziere storico, non sono utili a descrivere la figura di quello che, più semplicemente, è stato un Maestro, e che si è meritato le massime onorificenze della Repubblica Italiana e di quella Slovena”.
“Rebula fu testimone altissimo e scomodo per tutti – spiega la senatrice - degli eventi tragici di un confine che ha grondato sangue e sul quale ancora oggi qualcuno non vuole che la pacificazione sia una conquista definitiva. Invece il dialogo che ha intessuto con le lettere e con gli intellettuali italiani è un esempio di come dalle posizioni più distanti si possa ritrovarsi uniti da un comune fattore umano ed esistenziale, purché – conclude Rojc - la volontà sia buona e l'intenzione sincera”.

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