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Da Ronchi a Fiume tra utopie e regime

Il 12 settembre 1919, Gabriele D’Annunzio proclamò l’italianità di una città-simbolo, per un anno ‘laboratorio’ di temi ancora oggi attuali, ma anche ‘palestra’ per il Fascismo

Da Ronchi a Fiume tra utopie e regime

Per la maggior parte di osservatori e storici, fu una specie di anticipazione del regime fascista, un atto bellico nel primo anno di pace dopo la Grande guerra. Per molti, invece, la cosiddetta ‘impresa di Fiume’ guidata dal poeta Gabriele D’Annunzio è stata un episodio che avrebbe, sotto certi aspetti, anticipato addirittura alcuni temi del ’68, dai diritti civili al concetto di democrazia diretta, a un approccio disinvolto nei confronti di sesso e amore, con uno spirito anarchico intriso però di quell’individualismo che fu tra le radici del Fascismo, assieme a nazionalismo e antislavismo.

"L’impresa" dei legionari
Figlia del concetto della ‘vittoria mutilata’ che contribuì alla disgregazione dello stato liberale, l’impresa del poeta, all’epoca esplicitamente ‘futurista’, partì come noto dalla nostra regione: da quella Ronchi poi ribattezzata “dei Legionari”. Reclamata invano dall’Italia durante le trattative di pace del 1918, Fiume – occupata da italiani, francesi, inglesi, americani – aveva già visto i primi incidenti nei mesi estivi del ’19, quando D’Annunzio era impegnato a tenere una serie di comizi in favore dell’italianità della città. Quando i Granatieri di Sardegna ripiegarono proprio su Ronchi in agosto, il poeta iniziò ad arruolare volontari per la spedizione che doveva rivendicare il passaggio di Fiume all’Italia.
 
Uno stato indipendente
Arrivato in Friuli l’11 settembre con l’appoggio di Mussolini, il giorno dopo D’Annunzio superò il confine con qualche centinaio di legionari e prese possesso della città proclamando il 12 settembre “giorno della Santa Entrata”. In poche settimane, organizzò un esercito privato di circa 5 mila soldati: ex eroi di guerra, poeti futuristi, giovani nazionalisti, avventurieri… Fu a Fiume che nacquero molti simboli poi utilizzati dal regime fascista, e pure le squadracce. D’Annunzio arrivò alla proclamazione di uno stato indipendente, la Reggenza Italiana del Carnaro, il 12 agosto 1920, e nel settembre 1920 fece approvare una costituzione che trasformava Fiume in una specie di stato indipendente: il primo a riconoscere l’Unione Sovietica! A Natale, l’ideologia di cui era permeata ‘l’impresa’ mise per la prima volta contro, per motivi politici, italiani e altri italiani: i legionari e l’esercito regolare, con decine di morti e, alla fine, la resa firmata da d’Annunzio.

Democrazia, sesso libero e...
In quell’anno, però, Fiume era stato un vero e proprio laboratorio, riassunto dalla  ‘Carta del Carnaro’, un mix di varie (e confuse) ideologie, in cui si proclamava la democrazia, ma il potere era esercitato da D’Annunzio, che aveva dato vita a una specie di utopia (rovesciata?) fatta di letteratura, risse, sbornie e sesso libero. Con un progetto politico riassunto nei 47 articoli della Costituzione, scritta dal sindacalista socialista Alceste De Ambris, che l’8 settembre 1920 sanciva in anticipo di decenni concetti come la democrazia diretta, il suffragio universale maschile e femminile, il divorzio, la parità di salario tra uomini e donne, la gratuità dell’istruzione elementare e pure il reddito minimo, arrivò a definire il lavoro “unico mezzo di scambio allo scopo dell’elevazione spirituale e non dello sfruttamento” e l’abolizione della proprietà privata. Il risultato fu un mix di opposti fatto di patriottismo e aspirazioni al rovesciamento della morale. Il sogno di un poeta finito nel sangue. Non  il suo.

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