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Dare un futuro alle dimore storiche senza stravolgerle

Il problema dell'adeguamento antisismico è uno dei problemi da risolvere. Occorre intervenire subito ma nel rispetto delle forme architettoniche

Dare un futuro alle dimore storiche senza stravolgerle

Quale sarà il futuro per le numerose dimore storiche presenti nei nostri borghi e città? E' la domanda emersa oggi durante il convegno, organizzato da Adsi – Associazione Dimore Storiche Italiane sezione Friuli Venezia Giulia con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia ed il patrocinio del Comune di Udine, “Il Valore del Bene Culturale: miglioramento della vulnerabilità sismica degli immobili vincolati”, che si è svolto oggi 23 settembre a Udine a Palazzo Orgnani. Il problema dell'adeguamento sul fronte dei terremoti è uno dei problemi che colpiscono questi immobili: perchè occorre intervenire subito ma sempre nel rispetto delle forme architettoniche. Vi è poi un aspetto economico, tutt'altro che di secondo piano, dato che in questo caso si parla di dimore storiche private.
“Riportare a nuova vita questi edifici, che sono da sempre il cuore dei nostri borghi e delle nostre città, è centrale” ha sottolineato Raffaele Perrotta, Presidente di Adsi sezione Friuli Venezia Giulia. “E' vero che stiamo parlando di edifici privati – ha sottolineato - ma si tratta di dimore che hanno uno specifico ruolo economico e sociale per il territorio e per i cittadini che lo abitano. In Friuli Venezia Giulia siamo ricchi di capolavori da tutelare: ora il tema è capire come, anche da un punto di vista dell' adeguamento sismico ma anche della sostenibilità, come aggiornare le dimore storiche lasciandone perfettamente leggibile l'intero aspetto architettonico. E' un a questione di normativa ma anche di buon senso”.

A portare i saluti in apertura il Soprintendente Simonetta Bonomi, che ha sottolineato l'importanza di incontri di questo tipo per un confronto sulle buone pratiche da condividere. L'assessore alla Cultura del Comune di Udine, Fabrizio Cigolot ha sottolineato come “il recupero del patrimonio edilizio storico costituisce uno degli impegni primari di questa amministrazione; le caratteristiche delle città vanno mantenute in relazione agli aspetti qualificanti di un percorso storico. Dobbiamo essere in grado di leggere – continua Cigolot - le qualità degli edifici che compongono il tessuto urbano perchè sono essi una risorsa non solo dal punto di vista culturale ma anche sociale: sono un elemento di radicamento al territorio. Serve studiare un sistema per una maggiore integrazione tra attività delle Soprintendenze con le attività delle Istituzioni del territorio vista la compenetrazione delle funzioni che ciascuno è chiamato a esercitare”.
Secondo iStefano Sorace, Ordinario di Tecnica delle costruzioni, Dipartimento Politecnico di Ingegneria e Architettura dell'Università di Udine “conoscere e saper applicare le strategie e le tecniche della Riabilitazione Strutturale contemporanea significa poter ben progettare e realizzare interventi di miglioramento statico e sismico degli edifici sia “ordinari” che “tutelati”. Ovviamente, per questi ultimi ancor maggiore attenzione va rivolta alla ricerca di soluzioni a bassa invasività”. Interessante osservare come spesso puo' capitare che la tutela dell'immobile si converta anche a vantaggio dei capolavori d'arte che sono custoditi all'interno delle dimore. Nello specifico: affreschi, stucchi, intonaci e apparati decorativi ma anche altari, organi, balaustre, pavimentazioni, oppure mobili, come statue, teche, dipinti, arredi.
“Peraltro – ha rimarcato il professore - a seconda delle specifiche caratteristiche architettoniche e della destinazione d’uso, il valore dei “contenuti” presenti nell’edificio può essere, talvolta anche di gran lunga, superiore a quello dell’edificio “contenitore”. Pertanto, gli interventi di miglioramento sismico, nel perseguire l’obiettivo di un ragionevole innalzamento delle prestazioni strutturali delle costruzioni storiche nel loro complesso, devono saper utilizzare al meglio le potenzialità offerte dalle più avanzate tecnologie oggi disponibili”.
Ma non è semplice riuscire a mettere in atto questi interventi di difesa di questi complessi storici: “le Dimore Storiche di ADSI sono edifici privati e quindi per la loro valorizzazione – spiega il Presidente di Ance Friuli Venezia Giulia, Roberto Contessi - servono investimenti in capo solo a proprietari. Ora, visti i costi di manutenzione e ristrutturazione, per la tutela e il risanamento di questo patrimonio serve che si apra un dialogo sano tra i proprietari di queste dimore, le imprese, i professionisti e la Soprintendenza. Ci sono troppi casi di edifici vincolati dove il vincolo stesso e’ vecchio. Il rischio? Che nessuno metta mano a questi edifici perché il costo, generato dal vincolo è importante in special modo oggi a causa dell'aumento indiscriminato dei prezzi e quindi in molti casi insostenibile. Serve sedersi con le Soprintendenze e ragionare tenendo conto che a valle dei vicoli non esiste nessuna legge che impone al privato, come negli appalti pubblici, di rivolgersi a imprese qualificate. Molti balzelli sulla carta ma via libera a chiunque in fase di esecuzione: una realtà non più accettabile nel 2022”.
In conclusione è intervenuto anche il Presidente di Adsi Nazionale Giacomo di Thiene che ha sottolineato come “le Dimore Storiche sono uno straordinario museo diffuso. Una rete distribuita in modo capillare sul territorio che genera lo stesso numero di visitatori dei musei nazionali e costituisce il patrimonio del Paese al pari dei beni culturali pubblici. Serve però un adeguato sostegno da parte delle istituzioni locali e nazionali onde evitare che i proprietari siano lasciato soli nell’incombenza del mantenimento”.
Recente un accordo con Airbnb che contribuirà alla salvaguardia delle Dimore Storiche di Adsi: “queste risorse permetteranno di creare opportunità di lavoro, di tramandare tradizioni, arti e mestieri, di incentivare le produzioni territoriali perché le dimore storico rappresentano lo sviluppo sostenibile a medio e lungo termine dei territori, non rappresentano solo il passato, la nostra identità ma un possibile bel futuro”.

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