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Il pallone da calcio, invenzione friulana

Due figli di emigrati friulani in Argentina, negli Anni ‘30, sono stati gli ideatori delle sfere di cuoio senza stringa, utilizzate per decenni prima del sintetico

Il pallone da calcio, invenzione friulana

Il pallone da calcio come lo vediamo oggi, bello, liscio, perfettamente sferico, è una invenzione ‘quasi’ tutta friulana. Non proprio quello odierno, perfezionato  negli anni, ma il suo progenitore. Se non proprio made in Friuli, è stato made ‘by’ friulani, fatto da friulani. Forse qualcuno sa che il pallone di cui si gonfiava la camera d’aria mediante un ago inserito in una valvola è nato in Argentina, ma ben pochi sanno che a ideare e produrre per primi i palloni senza stringa che hanno sostituito il brevetto Goodyear sono stati tre giovanotti di origine italiana, due dei quali figli di emigrati friulani.

Da Tricesimo e Forni di Sotto
Il primo si chiamava Antonio Tossolini, era nato nel 1900 da Olivo e Maria Zampa, emigrati da Felettano di Tricesimo (il cognome con due ‘s’ è un errore di trascrizione); Luis Romano Polo era nato nel 1901 da emigrati da Forni di Sotto; il terzo degli inventori, Juan Valbonesi, era forse di origini piemontesi. Polo era il calciatore, attaccante nel Club Argentino, una delle cinque squadre di Bell Ville, cittadina in provincia di Córdoba, dove i tre vivevano. Per lui, specialista nei gol di testa, quella stringa di cuoio larga 5 mm che chiudeva la ‘bocca’ del pallone in cui era inserita la camera d’aria era un vero incubo, ma anche colpendo la sfera di piede in quel decimetro quadrato l’effetto non era indolore. E poi mancava del tutto la precisione del tiro.

1931: tagliato il ‘bubbone’
Durante il primo Mondiale, nel 1930 in Uruguay, Polo ascoltò alla radio i commenti alle partite e concordò sull’idea di “tagliare il ‘bubbone’ alla palla”. Ne parlò con l’amico Tossolini, imprenditore e inventore nato, con già diversi brevetti all’attivo, e si si misero subito a studiare una soluzione assieme a un dipendente, Juan Valbonesi. I primi due palloni per le prove furono messi a disposizione dal presidente del Club Argentino: sfere inglesi, i famosi Player, corpo di cuoio e anima di gomma. Il primo problema a essere risolto dopo alcune settimane fu l’immissione dell’aria nella camera con una valvola attraverso un ago. Per immobilizzare la camera d’aria dentro il cuoio, l’amico Emilio Herman suggerì la cucitura interna dei vari pezzetti esagonali dell’involucro, anziché quella esterna. In sei mesi, era nato il nuovo pallone, perfettamente sferico, facilmente gonfiabile e sicuro nella tenuta dell’aria. Era il 1931.

La nascita del ‘superball’
Brevettato ogni passaggio del loro operare, i tre aprirono nella loro città il primo laboratorio per la realizzazione del pallone di nuova generazione, cui diedero il nome di Superball, e costituirono una società per la commercializzazione. Il laboratorio divenne una fonte di lavoro per decine di persone e le richieste da tutto il Paese li spinsero nel 1936 a trasferire il laboratorio a Buenos Aires. Nel 1935, il Superball era diventato pallone ufficiale per tutte le gare in Brasile, ufficiosamente usato anche in Argentina e conosciuto anche in Europa (dal 1932, per l’amichevole  Atletico-Real Madrid).

Celebrati in Argentina
Negli anni ‘70 il pallone sintetico, il cui costo era un decimo rispetto al cuoio, soppiantò il Superball, ma Bell Ville, oggi ‘capitale nazionale’ del  pallone da calcio, non ha dimenticato le origini, dedicando una via a ciascuno dei tre inventori e due monumenti. Il passo successivo sarà una missione in Friuli, a Tricesimo e Forni di Sotto,  da dove partirono i genitori dei due inventori: ambasciatrice Mabel Bunzli, nipote diretta di Antonio Tossolini, che da oltre vent’anni vive in Friuli.

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