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In villa, l’arte è sorpresa

Andrea Bruciati, curatore di ‘Painting practices’, traccia il bilancio dell’edizione 2014

In villa, l’arte è sorpresa

Dieci giovani artisti a confronto su temi contemporanei, impegnati a trasmettere la loro visione del mondo attraverso la pittura. E’ questo la formula di Painting practices, la prima residenza italiana per la pratica pittorica aperta dallo scorso 16 marzo a Villa Gorgo, a Nogaredo al Torre, che da mercoledì 16 è visitabile dal pubblico su appuntamento. Dal 18 maggio, inoltre, una selezione delle opere sarà esposta a Casa Cavazzini a Udine. Il progetto nasce dall’idea del direttore artistico, Andrea Bruciati, con il coinvolgimento dell’associazione culturale Guado dell’Arciduca e di un gruppo di imprenditori, a cominciare da Mario Turello, che ha messo a disposizione la location, fino alla concessionaria Autostar di Udine, che l’ha inserito nel format “Spaziocultura”.
 Con Andrea Bruciati tracciamo un primo bilancio di questa edizione 2014.

Com’è andata ‘Painting practices’?
“Molto bene. Il dialogo tra gli artisti è stato serrato, tutti si sono messi in discussione. È questo lo spirito giusto con cui vivere questo tipo di esperienza”.

Il risultato l’ha sorpresa?
“L’arte deve sorprendere, perché è ricerca, innovazione, creatività”.

Questa esperienza è stata possibile grazie al mecenatismo di sponsor privati, cioè quello che tutti si augurano per la cultura italiana.
“La cultura è dinamismo del pensiero e deve guardare sempre oltre. Purtroppo non è facile trovare di fronte chi comprende che la cultura è formativa, sociale e ha anche un riscontro economico, prevalgono la miopia intellettuale e i giochi politici. Nel nostro caso, invece, abbiamo trovato chi ha saputo ascoltarci e capirci ”.
Tra i dieci artisti non c’è nessun friulano. È un caso?
“Non faccio mai un discorso geografico, valuto i progetti. La scorsa edizione c’era un artista del Friuli, quest’anno no. La scelta non dipende dal luogo di provenienza, quanto piuttosto dal ‘terreno’ culturale. Ci devono essere delle strutture che danno spazio agli artisti perché questi ultimi possano davvero esprimersi. Bisogna abbandonare l’idea dell’artista romantico che crea dal nulla. Cultura e arte vivono di relazioni, scambio di idee, contesti stimolanti e contatti globali che permettono di sviluppare progetti”.

Guardando oltre la vostra iniziativa, da ‘addetto ai lavori’ che ha diretto per 10 anni la Galleria comunale d’arte contemporanea di Monfalcone, ha un consiglio per la valorizzazione di Villa Manin come sede artistica?
“Penso che un progetto come quello di Villa Gorgo possa essere un’indicazione valida anche per una struttura come Villa Manin, in cui sviluppare percorsi formativi per giovani artisti da affiancare a esposizioni ed eventi di vario genere”.

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