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Le gang di Udine: i nostri Anni ’50

Le gang di Udine: i nostri Anni ’50

‘La banda delle cataste’, il romanzo di esordio dell’udinese di adozione Lino Leggio, torna in libreria in una nuova versione: il racconto vero di una città dura, senza censure

Ci ha messo tanto, più di quarant’anni, per riuscire a mettere su carta quei ricordi di una città dura e violenta, lontana dai luoghi comuni sul passato. Poi, Lino Leggio non si è fermato più, e dal 1999 a oggi ha scritto una quindicina di libri, una buona parte dei quali ambientati in un luogo e periodo storico ben precisi: la Udine del dopoguerra, quella degli Anni ’50 e delle ‘bande’ giovanili che sfoggiavano nomi in seguito ripresi dalle band musicali. Ma che nella prima periferia urbana assumono tratti più simili alle Gangs of New York di un secolo prima che alle immagini patinate da Il delinquente del rock & roll del suo idolo Elvis.

Il rock delle ‘case Fanfani’
Esattamente 20 anni dopo la prima pubblicazione, con lo stesso pseudonimo di sempre, Li Noleggio, l’autore ha deciso di pubblicare una nuova versione (per usare un termine musicale, potremmo definirla ‘rimasterizzata’) de La banda della cataste. Un esordio sorprendente, all’epoca, per il Leggio già post-50 (nel senso di età), che continua a tenere nel profondo del cuore i suoi compagni di avventura e sventura dell’epoca, in parte scomparsi: “Per colpa loro – scrive – sono diventato un solitario, di notte dormo poco e resto sveglio a pensare. Scrivere è narrare. Narrare è ricordare. Ricordare fa male”. Ricordare la Udine del dopoguerra, per un profugo dalla ex Jugoslavia finito nel paradiso-inferno delle case Fanfani intrappolate tra il cavalcavia, lo ‘stradone’ e la ferrovia, è un debito, per quanto doloroso. Ma anche un’analisi storico-sociologica di un’epoca passata alla storia come quella della cosiddetta ‘invenzione dei teen-ager’, cioè dei giovani, e del rock & roll.

 
Le ‘bande’ di strada
Nei 13 capitoli della nuova versione pubblicata da Gaspari, Leggio ci riporta senza filtri né ‘operazione nostalgia’ in un’epoca non ancora guarita dalle ferite della guerra, dove le differenze ‘di classe’ non sono state ancora mediate dalla rivoluzione culturale, ma esistono, anche in provincia. Come una New York in miniatura, Udine è raccontata attraverso i riti di iniziazione, le tragedie grandi e piccole, gli amori e le battaglie di un gruppo di adolescenti: un ‘tutti contro tutti’ privo della patina glamour con cui sono stati ricoperti in seguito quegli anni. E in cui l’America è solo un sogno lontano, come quel Basettoni prima ascoltato alla radio (e scambiato per un afroamericano, anzi, “un nero”, per usare il termine politicamente scorretto dell’epoca) e poi visto al cinema: l’Elvis Presley colonna sonora di una generazione perduta, pronta a battersi più per la sopravvivenza che per la difesa del ‘territorio’.
 
“Pare una storia inventata...”
Con un linguaggio crudo e senza censurare le situazioni più esplicite, l’autore ci riporta a una città che non era di certo più bella, pulita o sicura di oggi, tra famiglie disgregate (non quella dell’autore) e vite senza possibilità di redenzione, o quasi. Tra festini e i primi turbamenti sessuali, le battaglie cruente in punta di lama con Pitoni, Ferrovieri, Occhiali Blu… e le sfide su quelle cataste di legname vicine alla ferrovia, simbolo di libertà, ma anche di un mondo che sta cambiando, il romanzo ‘di formazione’ mescola sorrisi sguaiati e lacrime amare. “Pare una storia inventata”, mette le mani avanti l’autore, “invece è tutto vero”: e la vicinanza a quei ragazzi di strada spesso senza possibilità di redenzione è ancora più forte.

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