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Mauro Corona protagonista dell'agenda del settimanale Il Friuli

Con un piccolo contributo potete chiederla al vostro edicolante di fiducia

Mauro Corona protagonista dell\u0027agenda del settimanale Il Friuli

“Sono nato a Pinè in un carretto, durante uno dei peregrinaggi di mia madre Thia (Lucia). Quel giorno mia mamma si accorse che non poteva più aspettare”. Comincia così la vita intensa e dura, appassionante e ricca di soddisfazioni di Mauro Corona, scultore, scrittore, artista, per molti punto di riferimento culturale e non solo.  E' proprio Corona il protagonista dell'Agenda 2019 del settimanale Il Friuli che potrete chiedere al vostro edicolante di fiducia con un piccolo contributo oltre al costo del giornale.

Alla sua attività di scultore, forse quella meno nota mediaticamente parlando, ma quella in cui si è da subito incanalata la sua creatività, Corona deve molto del suo legame con la terra d’origine. Dopo sei anni in provincia di Trento, la famiglia torna a Erto, un pugno di case incassato nella valle del torrente Vajont, ultimo baluardo del Friuli occidentale. Mauro conosce i nonni paterni Felice e Maria, e Tina, la zia sordomuta. Trascorre l’infanzia nella Contrada San Rocco, assieme ai coetanei ertani. Alcuni di loro, Silvio, Carle, l’altro Carle, Meto, Piero, Basili diventeranno suoi inseparabili amici. L’amore per la montagna e per l’alpinismo gli entra nel sangue durante le battute di caccia ai camosci al seguito del padre sulle cime che circondano il paese. Dal nonno Felice invece, abilissimo intagliatore, apprende i rudimenti della scultura. Ma il piccolo Mauro non ci sta a rispettare i confini della tradizione: da bravo creativo su cucchiai e mestoli incide volti e musi di animali.

L’incontro della vita
L’incontro che cambiò la vita di Corona come scultore avvenne però nel 1974, quando un signore di Sacile, Renato Gaiotti, passeggiando per le vie della vecchia Erto, notò delle statuette esposte dietro la finestra di una casa. Egli ne rimase così affascinato che bussò alla porta e comunicò a un incredulo artista di voler comprare tutte le opere esposte. Da quel momento in poi, si può dire che Corona scoprì le sue potenzialità d’artista.

Ed è proprio rivolgendosi al nucleo primigenio della sua capacità espressiva che abbiamo dedicato l’Agenda 2019 proprio all’aspetto “primitivo” di Corona, quello legato alla scultura, senza trascurare l’aspetto fondamentale della sua poetica: il rapporto simbiotico tra la sua anima e quella della natura.

“Ogni albero ha un carattere, come noi uomini. Gli alberi possiedono un linguaggio, una personalità e ognuno di noi può provare simpatia ed essere affascinato da uno di essi, per motivi personali o riconducibili ad affinità caratteriali con la pianta” sostiene. Così ogni tronco viene visto dall’artista di Erto attraverso riflessioni scaturite durante tutta una vita trascorsa a contatto con la natura. Ogni tronco d’albero viene utilizzato in base alle peculiarità che l’uomo dei boschi di Erto vede e riconosce in essi. Prima di iniziare un’opera scultorea, infatti, Corona si preoccupa di scegliere il legno adatto. “Nei miei lavori non devo fare altro che togliere il legno. Il tronco è già una scultura” ama spesso ripetere che il comune denominatore è l’operazione del togliere: nella scrittura bisogna togliere parole, nella scultura legno, nell’arrampicata movimenti e nella vita il superfluo.

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