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Quella epidemia che colpì solo le donne

'Le spiritate di Verzegnis' della scrittrice carnica Raffaella Cargnelutti fa emergere un vero e proprio scontro ideologico nella Carnia dell’800

Quella epidemia che colpì solo le donne

Con La valle dei Ros, pubblicato nel 2020, con Bottega Errante edizioni, e il fresco di stampa, con Mursia Editore, Le Spiritate di Verzegnis, pare che la carnica Raffaella Cargnelutti abbia trovato nel genere del romanzo storico la forma più congeniale di espressione e di scrittura, riesumando personaggi e momenti della storia carnica che si sono tramandati nella memoria.
Nella valle dei Ros si ritrova l’eco dell’Ors di Pani, il leggendario personaggio proprietario di quella incantevole vallata ai piedi del Col Gentile, che tanta parte ha avuto anche nella storia della Resistenza per l’amicizia con il comandante partigiano Mirko. Ne Le spiritate di Verzegnis si riporta alla luce un episodio che tanto scalpore deve aver sollevato con echi anche nella stampa del Friuli, quando nel 1878 un gruppo di giovani donne ha preso a ‘dar di matto’ - come certamente s’è detto in paese. Forse altre volte era successo, non per nulla al fondo della Val d’Arzino, che scende proprio da Verzegnis, a Clauzetto, c’era il santuario dedicato alla cura delle indemoniate. Questa volta però non si trattava di un caso isolato, ma di una vera epidemia, che i dottori accorsi da Udine definirono di isteria o demonopatia.

D’una gravità inaudita, perché la donna infettata prendeva “a digrignare i denti, a sibilare come una serpe, sputando parole incomprensibili, poi ancora suoni e versi animaleschi, ruggiva, si dimenava con una forza sovrumana”. Gli episodi, amplificati dalla stampa udinese, divennero materia per uomini di scienza, in contrasto con la Curia, che li riteneva interventi del diavolo, ai quali rimediare con gli esorcismi. Lo scontro tra autorità civili e religiose è emblematico dello scontro tra la cultura laica, portata dall’Italia, il regno di cui da solo un decennio fa parte anche la Carnia, e la cultura della tradizione legata al periodo vissuto con Venezia che aveva lasciato mano libera alla caccia alle streghe voluto dall’Inquisizione.
Il nuovo fa sempre paura, soprattutto se implica come in questo caso la rinuncia a tutte le credenze riguardanti il rapporto con l’aldilà, a vedere ad esempio nella nuvolaglia che ricopre spesso i paesi di mezza costa “in quella bambagia d’aria immensa tutti quei bambini nati e poi morti senza neppur ricevere il battesimo”.
Lo scontro ideologico crea sconcerto tra la gente del paese, travolta dalle teorie degli scienziati e anche dalle diverse interpretazioni degli uomini di chiesa. Una situazione molto complessa che la Cargnelutti sapientemente ricostruisce con l’attenzione che le viene dall’essere anche critica e storica d’arte. Il romanzo è un vero affresco che ha sullo sfondo la gente disorientata, e in primo piano i personaggi, storici o di fantasia, inventati questi ultimi per dare una propria interpretazione di che cosa è veramente avvenuto, di quali sono state le condizioni che hanno favorito il determinarsi del fenomeno delle spiritate a Verzegnis.

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