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Torna agli antichi splendori l’organo settecentesco di Moggio

Torna agli antichi splendori l’organo settecentesco di Moggio

Le scene bibliche, gli angeli e i ricchi fregi apparivano opachi, quasi grigiastri agli occhi del visitatore dell’Abbazia

In occasione dei 900 anni di Consacrazione dell’Abbazia di Moggio l’antico ed imponente organo settecentesco si presenta agli occhi del visitatore nel suo antico splendore.

Negli anni soprattutto in conseguenza del terremoto del 2002 le polveri occorse in conseguenza ai lavori di ristrutturazione della chiesa, avevano creato uno strato importante sulle componenti lignee che arricchiscono la cassa dell’organo.

Le scene bibliche, gli angeli e i ricchi fregi apparivano opachi, quasi grigiastri agli occhi del visitatore dell’Abbazia.

Sulla costruzione del grande organo settecentesco- fino ad oggi attribuito a Pietro Nachini- non sono stati ritrovati documenti utili a conoscere l’autore. Come tratteggiano la storia gli studiosi Lorenzo Nassimbeni e Loris Stella nel saggio dedicato all’organo l’opera va sicuramente assegnata a uno dei grandi maestri veneti e fu compiuta dopo il gennaio 1765, quando il vicario dell’abbazia Giuseppe Bini concesse la licenza di “romper il muro” sopra il coro della medesima ovunque occorresse per collocare l’organo assegnare la paternità dell’opera all’ allievo Francesco Dacci. Il monitoraggio dello strumento era forse già compiuto nel maggio 1765, quando l’organista don Daniele Tessitori rinunciò all’incarico nel duomo di Tolmezzo per trasferirsi a Moggio.

Il 17 gennaio 1768 è registrata una spesa di lire 15 “in ocasione che fu l’organaro a rivederlo”mentre il primo dicembre dello stesso anno vengono date lire 100 a “Floriano Forabosco d’ordine del signor Giacomo Batiramestatteacordate al signor Biagio Missoni per la fatura del orchestra”1. Nel 1780 fu ampliato il “nichio dei folli dell’organo” e Pietro Tessitori fu pagato per aver riparato i mantici. Non sappiamo quale ruolo abbia avuto Floriano Forabosco riguardo la tribuna dell’organo, cioè se sia stato un semplice “marangone” o più verosimilmente un intagliatore che abbia decorato non solo la cantoria, bensì anche la cassa: tra le più belle e ricche del Friuli e Veneto.

Alla fine del XIX secolo a Moggio ferveva l’attività musicale, per merito di due protagonisti della riforma ceciliana in Friuli: lo studioso don Domenico Tessitori (1843-1922) e il musicista Vittorio Franz (1859- 1931), all’epoca residente a Udine, ma moggese d’origine. E’ in quest’ambito che s’inserisce la riforma dell’organo, attuato da Beniamino Zanin e solennemente inaugurata sabato 22 dicembre 1900 con un concerto dei maestri Franz e Cossetti. L’organaro di Camino effettuò un’operazione simile a quella compiuta pochi anni prima all’organo Nachini-Dacci del duomo di Tolmezzo: conservò quasi integralmente le canne settecentesche, inserì la seconda tastiera, ampliò l’estensione delle tastiere e della pedaliera.

Oggi grazie ad un intervento di pulitura conservativa l’organo risplende di quella luce propria tipica degli arredi lignei settecenteschi.

L’evento si è potuto realizzare grazie all’interessamento e alla disponibilità della Fondazione Friuli da sempre attenta alla valorizzazione del patrimonio culturale delle comunità di Moggio e di tutto il Friuli.

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