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Una luce dai secoli bui

‘Gli statuti di Gemona’ raccoglie le norme scritte nel 1381 per la città medievale: un ‘testo unico’ di regole tuttora valide e attuali, per i cittadini e anche la classe politica

Una luce dai secoli bui

Se queste norme fossero in vigore, tanti oggi finirebbero sul lastrico. Gli Statuti di Gemona Per il governo della Magnifica Comunità, promulgati nel 1381, per tanti versi sembrano pensati per mettere ordine nella nostra società: dalle ingiurie sui social network alle lentezze della burocrazia e dei tribunali, dall’assenteismo e dall’inefficienza degli uffici pubblici all’osservanza del riposo nelle giornate festive.
Andiamo con ordine. Il testo, trascritto e tradotto dalla valente ricercatrice Alida Londero, grande conoscitrice della Gemona medievale e del suo passaggio dall’età di mezzo a quella moderna, scomparsa proprio quest’anno, è stato pubblicato da Adriano Londero e distribuito gratuitamente, con gli inquadramenti storici, giuridici e filologici di Mauro Vale, Giuseppe Mazzanti e Pier Carlo Begotti.
Si tratta di un vero e proprio ‘testo unico’ nel quale sono raccolte tutte le norme, sparse in volumi e pergamene, spesso incoerenti e discordanti tra loro, varate in passato. La decisione di mettere ordine fu presa nel 1379 da una comunità (reduce dal terremoto e dalla peste del 1348 che decimarono la popolazione), ma il testo fu promulgato due anni dopo a causa della partecipazione del Patriarcato alla Guerra di Chioggia contro Venezia al fianco di Genova, Padova e Luigi il Grande Re d’Ungheria.

Cosa rende, dunque, gli Statuti così attuali? Diversi aspetti, a partire dai 12 capitoli riguardanti le ingiurie, messi all’inizio del testo dopo la prima regola (il Capitano non sia di Gemona): multe salatissime per chi offende le autorità, Dio e i Santi, le donne (perbene) e le persone in genere. Guai, poi, se si continua a offendersi dopo che i magistrati impongono una tregua. Vietati anche i gesti ingiuriosi.
Bandita la violenza, specie contro le mogli (di altri) e le donne in genere, le quali hanno anche un capitolo loro dedicato riguardante doti e diritti. Sono sanzionate le persone che lavorano e i commercianti che espongono le merci nei giorni di festa ed è multato chi lascia l’immondizia per le strade, la pulizia delle quali è compito di tutti i cittadini. Non si pensi poi a giocare d’azzardo!
Ma parte degli articoli colpiscono anche i funzionari pubblici che non fanno il proprio dovere, i politici che non si presentano al Consiglio, che interrompono i colleghi mentre parlano, che urlano alzandosi dal proprio posto e persino i giurati del tribunale che dilazionano le sentenze rinviando i giudizi nel tempo. Per tutti questi comportamenti si deve pagare (in solido) lo scotto. Insomma, uno Statuto che potrebbe essere adottato e adattato ai nostri giorni. Un testo di oltre 800 anni fa. Alla faccia dei secoli bui! (c.b.)

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