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‘Generali, la lista del cda uscente dà maggiori garanzie’

E’ la valutazione del Financial Times in vista del rinnovo del board del Leone. Donnet: “Fiducia nei target nonostante l’invasione dell’Ucraina”

‘Generali, la lista del cda uscente dà maggiori garanzie’

“Il voto a favore della lista del cda uscente di Generali è l'opzione che causerebbe meno danni". A scriverlo, in vista dell'assemblea degli azionisti del 29 aprile sulla nomina del nuovo board del Leone, è l'edizione online del Financial Times nella sua rubrica Lex dal titolo ‘La bagarre a Trieste richiede un esito definitivo’, parlando di “una battaglia acrimoniosa e, a volte, personale, che ha diviso l'establishment finanziario italiano".

“Il ragionamento dietro il piano di crescita proposto da Francesco Gaetano Caltagirone è traballante", sottolinea Lex. "Vuole che Generali si attrezzi e spenda 7 miliardi di euro in acquisizioni. Questo potrebbe distruggere valore piuttosto che generarlo". Lex raccomanda quindi il voto per la lista di candidati proposta dal cda uscente, che ricandida Philippe Donnet alla guida della compagnia, come l'opzione che farebbe meno male, ma con una postilla. “Qualsiasi vendita di Banca Generali dovrebbe avvenire tramite un'asta aperta organizzata da una banca e da un comitato completamenti indipendenti da Donnet e Mediobanca".

La rubrica del Financial Times parla, infatti, "dell'ambizione del capo di Mediobanca, Alberto Nagel, di comprare il business di Banca Generali come di un fattore distorsivo", con le minoranze che "avrebbero tutto il diritto di sentirsi manipolate" se la banca - che secondo Lex vale quasi quattro miliardi di euro - finisse nelle mani di Mediobanca a un prezzo di favore.

"Anche questa volta sappiamo che porteremo a casa questo piano che è ambizioso, ma in grado di offrire sicurezza a tutti gli stakeholder, in particolare agli azionisti con la garanzia di far crescere il dividendo ogni anno. Sono molto fiducioso che questo piano sarà realizzato nonostante le difficoltà", ha dichiarato, in un'intervista a Reuters, il Ceo di Generali, Philippe Donnet.

Reduce da un roadshow in Europa e negli Usa con gli investitori istituzionali, sullo scontro in atto tra gli azionisti in vista dell'assemblea del 29 aprile, Donnet ha osservato: "Sono investitori razionali. Non possono capire com'è nata questa vicenda che non c'entra nulla con la qualità dei risultati, della strategia e della squadra di management, né con la qualità della lista del Cda. Dal loro punto di vista non c'è nessun motivo per avere questa soap opera e io non posso spiegarla perché sono anch'io una persona razionale".

Il piano di Donnet prevede tre miliardi da destinare a eventuali operazioni di M&A. "C'è una pipeline di opportunità di M&A, non è mai vuota, ma le buone operazioni richiedono una maturazione lenta", ha detto Donnet. Il manager non ha escluso il ricorso al mercato qualora si presentasse una "dream acquisition" di un valore superiore ai 3 miliardi. "Lo possiamo fare perché abbiamo acquisito credibilità, ma al momento non c'è nulla sul tavolo", ha spiegato.

Infine, in merito alla partecipazione in Ingosstrakh, di cui la compagnia detiene il 38,5% e da cui è uscita dal board a seguito dell'invasione russa in Ucraina, Donnet ha detto: "per ora resta là, non mi sembra il momento di venderla, non vogliamo entrare in trattative con soggetti russi".

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