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Ci salviamo da soli... con l’Europa

L’Italia soffrirà più di altri Paesi, ma la nostra Regione può fare molto prendendo decisioni in autonomia. L’appello di tre giovani studenti

Ci salviamo  da soli...  con l’Europa

L’esempio recentissimo dell’Alto Adige deve indurre a riflettere. Possibilmente dimenticando per qualche minuto la politica e gli interessi di partito. Il territorio del Friuli-Venezia Giulia è molto ‘europeo’, con un’industria in grado di svolgere ruolo internazionali, un corridoio (Baltico-Adriatico) oggi ‘sonnolento’ e dimenticato, ma in realtà formidabile se solo fosse valorizzato e una capacità nell’agroalimentare invidiabile ovunque. Ma il mondo è cambiato: già prima, in verità, per la situazione sui mercati internazionali ben precedente al Covid-19, e oggi a causa dell’epidemia. L’Italia soffrirà più di tutti gli altri Paesi a causa dei problemi irrisolti (il debito altissimo, un’economia gravata da rendite di posizione, la mancanza di riforme). Essenziale si rivela quindi che il FriuliVenezia Giulia si rimbocchi le maniche. In primo luogo, occorre dimostrare la capacità di redigere progetti che rendano competitivo il sistema anche con aggregazioni e investimenti, ad esempio, nella cantieristica, nell’impiantistica, nelle costruzioni e nell’alimentare: senza escludere il contributo del Recovery Plan europeo in corso di studio. Se poi si riuscisse a costruire un European Champion portuale d’intesa con Germania, Austria e Svizzera in grado di muovere volumi decorosi, l’Europa tutta se ne gioverebbe. Ma deve trattarsi di progetti guidati dall’industria più evoluta d’intesa con le istituzioni. In secondo luogo, sotto il profilo delle regole, alcuni cambiamenti sembrano già scritti. Va anzitutto ‘copiato’ il cosiddetto Decreto Genova (Dl 109 del 2018) smantellando quella parte del Dlgs 50 che impedisce i lavori pubblici e mantenendo solo il quadro europeo di cui alle Direttive 23 e 24 del 2014. Inoltre si deve puntare a una grande ‘zona di impiego’ a fiscalità differenziata per chi investe e assume nell’industria e nella logistica sull’asse del Corridoio. Entrambe le operazioni sono rese possibili dal nuovo framework europeo sugli aiuti. Su questi temi il nostro Dipartimento lavora e lo fa anche con gli studenti più

impegnati. Da alcuni di loro abbiamo ricevuto una lettera che descrive bene il momento.
Maurizio Maresca, Ordinario di Diritto dell’UE Dipartimento di Scienze giuridiche Università di Udine

"Caro professore, ricordiamo con piacere i diversi corsi di diritto e la passione che lei e i suoi colleghi ingeneravano in noi studenti nello studio e nell’approfondimento del diritto del mercato oltre che nel servizio che noi giuristi dobbiamo dare al nostro Paese perché la comunità di diritto progredisca e la nostra società sia competitiva. Ma vi era tristezza nel constatare che l’Italia non c’era proprio. E che la costante del nostro Paese era il disordine nel mercato (proprio il contrario del ‘buon funzionamento’), il ricorso a norme farraginose che sembrano scritte perché le opere non si facciano o per fare dei regali alle imprese concessionarie, l’evasione fiscale sistematica, le collusioni fra l’economia e la peggiore amministrazione pubblica... L’enormità di risorse messe a disposizione dall’Europa, per essere dal nostro Paese usate a pioggia senza un disegno preciso che assicuri crescita e competitività, la pretesa dei nostri politici che l’Europa “metta i soldi in tasca degli italiani” (una frase che denota solo il livello di questa politica!)... Non abbiamo nessuna speranza che le cose cambino. E ci vergogniamo un po’ che il nostro Paese, che non offre la migliore testimonianza sull’uso delle risorse, pietisca improbabili aiuti a fondo perduto, solo perché è ‘alla canna del gas’. E ci sorprende la nostra politica che si divide e polemizza sui temi del finanziamento spesso con slogan disarticolati dalla realtà. È chiaro, infatti, che i fondi Mes nella nuova versione per l’emergenza sanitaria sono di sicura convenienza se lo Stato decide di ricorrere al debito e non ad altri strumenti (come la fiscalità); mentre risorse europee ulteriori saranno possibili solo nel contesto di una politica europea ancora tutta da costruire (e della quale non sono ancora chiare le basi giuridiche) impostata su progetti sfidanti (che non ci risulta il nostro Paese abbia predisposto). Ecco, pensando al nostro Friuli, ci si salva da soli, come ci hanno insegnato i nostri padri reduci dal terremoto del 1976: crediamo che la gente del Friuli, pronta a stringersi e rimboccarsi le maniche nelle difficoltà, abbia il diritto di provare a fare da sola. Per promuovere, magari con progetti seri da sottoporre alla Commissione europea, la competitività delle nostre imprese (che sono di assoluta eccellenza), il corridoio Baltico-Adriatico (la vera specificità del nostro futuro) e le riforme necessarie (che il nostro Paese non riesce a compiere)".
Mirco Calafato, Francesco D’Angelo e Giovanni De Vivo Studenti di Giurisprudenza all’Università di Udine

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