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Come funzionano le criptovalute?

Il miraggio di grossi guadagni spinge a dimenticare la prudenza e a investire i risparmi in quello che pare essere lo ‘Schema Ponzi’ dell’era digitale, col rischio di finire in bocca ai truffatori

Come funzionano le criptovalute?

Mirabolanti guadagni. E' questo il miraggio delle criptovalute che attrae i risparmiatori e che, in alcuni casi, si è pure avverato, soprattutto per chi si è buttato tempo fa nel lucroso investimento. Un affare che però nasconde degli aspetti oscuri, come il fatto che si possa basare sul famoso ‘schema Ponzi’, anche detto ‘piramidale’, che avvantaggia moltissimo i primi che partecipano al processo, ma che raggira gli ultimi arrivati.

Come raccomandano gli esperti, infatti, gli investimenti in criptovalute vanno presi per quello che realmente sono: vere e proprie scommesse in un mercato senza regole, che possono portare a un introito di denaro, ma che sono soggette a estreme oscillazioni, quando non si tratta apertamente di truffe. Lo hanno capito a caro prezzo le migliaia di risparmiatori in tutto il Nord Italia compreso il Friuli che si sono fidati della società New Finacial Tecnology di Silea (Treviso) con sedi anche a Londra e Dubai, che prometteva di far fruttare gli investimenti in criptovalute attraverso il sistema dell’arbitraggio.

Il valore di una moneta digitale infatti può cambiare a seconda del momento e della piattaforma usata. Destreggiandosi tra l’una e l’altra, la società trevigiana ha garantito agli investitori guadagni per quattro anni. Fino allo scorso 8 agosto, però, quando di colpo i soci fondatori si sono resi irreperibili.

Come il denaro degli investitori. La Procura di Pordenone ha avviato un’indagine sull’attività della New Financial Tecnology, ipotizzando i reati di truffa aggravata e di esercizio abusivo dell’intermediazione finanziaria. Il fascicolo è stato aperto in seguito a un’informativa delle Fiamme Gialle di Pordenone e ha comportato - in sinergia con la Procura di Treviso - anche alcune perquisizioni a Pordenone, nel Trevigiano e in altre località nazionali, che hanno avuto come risultato la constatazione della già avvenuta sparizione di gran parte dei documenti e di altre informazioni utili. Il procuratore capo di Pordenone, Raffaele Tito, ha sottolineato il fatto che ancora una volta troppe persone non hanno seguito gli inviti alla prudenza costantemente forniti dalle forze dell’ordine e, invogliati da inverosimili guadagni, hanno investito imprudentemente i propri risparmi.

Ed è proprio a questi investitori probabilmente truffati che la Procura ha chiesto di testimoniare per fare chiarezza sulle dinamiche e sui fatti nella speranza di riavere i propri beni.

Pochi pagano con soldi virtuali

'Si accettano criptovalute’. Con un cartello o con un semplice adesivo, alcune attività commerciali e di servizi anche in Friuli Venezia Giulia hanno deciso di offrire ai propri clienti la possibilità di pagare con qualche tipo di moneta virtuale. “Sono stato tra i pionieri di questa possibilità", spiega Fabiano Maddalena della Fumetteria Safarà di Pordenone che accetta bitcoin dal 2015. "L’ho fatto per dare un’opzione in più ai clienti e anche perché ero incuriosito dal mondo delle criptovalute di cui allora si parlava ancora molto poco. In realtà, nella mia esperienza, sono stati davvero rari i clienti che hanno usufruito della moneta virtuale per i pagamenti”.

"Permetto il pagamento con bitcoin dal 2018, ma non ho memoria che qualcuno mi abbia pagato in questo modo", gli fa eco Riccardo Romanin, fisioterapista titolare dello studio Trattamix di Udine. "Probabilmente le commissioni sui pagamenti sono onerose se le cifre non sono elevate e la gente preferisce pagare in modi più tradizionali. Non posso escludere, però, che a volte alcuni versamenti con carta di credito attingano a conti in criptovalute. Quello non ho modo di saperlo, ma sarebbe possibile”.

Azzardo, non risparmio

Quando si parla di criptovalute rischi e opportunità sembrano entrambi alle stelle. Ma cosa succede davvero nel complesso mondo delle criptovalute? Ce lo spiega Stefano Miani, docente di Economia degli intermediari finanziari all’Università di Udine. Come si spiega il successo delle criptovalute? “La tecnologia blockchain è stata creata per i processi informatici e solo dopo è stata usata per le valute digitali. Ad attirare molti è stata l’idea che fosse un sistema totalmente libertario: a determinare il valore della moneta è solo il mercato, non ci sono regole di controllo. Gli intermediari non sono certificati, inoltre non c’è tracciabilità e questo attrae chi ha fondi neri o denaro acquisito illecitamente. Proprio questi sono i limiti di questi sistemi”.

Cosa intende? “Chi pensa alle criptovalute come a un investimento, dovrebbe piuttosto paragonarle a una scommessa o al gioco d’azzardo. Si tratta in sostanza di una speculazione. Le oscillazioni del valore sono infatti molto violente e non esiste alcuna forma di controllo (come invece accade per valute nazionali o titoli in borsa) né di regolamentazione. Si può ‘vincere’, quindi, ma anche perdere tutto molto velocemente”.

Si può diventare ricchi con le criptovalute? “Forse chi ci ha investito anni fa può aver guadagnato, ma in fondo si tratta di uno schema piramidale: chi investe oggi rischia di restare con il cerino in mano”.

Quale sarà l’evoluzione delle monete virtuali? “Molti Stati stanno studiando la creazione di valute nazionali con tecnologie digitali. Quando diventeranno realtà, bisognerà stabilire anche delle regole più strette per la gestione del denaro virtuale e questo probabilmente segnerà la fine delle criptovalute come le conosciamo adesso".

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