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Coronavirus, 'torniamo a lavorare'

L'appello della presidente di Confindustria Udine alla politica nazionale e regionale

Coronavirus, \u0027torniamo a lavorare\u0027

“Torniamo a lavorare. Ve lo chiediamo per favore”. E’ questo l’appello che la presidente di Confindustria Udine, Anna Mareschi Danieli, rivolge alla politica nazionale e regionale. “Giustissimo prendersi cura della salute delle persone– aggiunge –, ma facciamolo in maniera scientifica e non emotiva”.

“Adottiamo tutte le misure necessarie al contenimento del virus, ma non cadiamo nella sovrastima del problema altrimenti diventa una catastrofe della quale tutti i governatori, intesi come persone che ci governano, saranno responsabili. Che poi non si dica “noi lo avevamo detto”, “noi avevamo proposto”, eccetera. Questa è una situazione che va affrontata con grande senso di responsabilità, materna aggiungerei, quel tipo di responsabilità che utilizziamo nei confronti dei nostri figli. Vanno valutate le procedure da adottare coerentemente al rischio attuale e potenziale, valutando bene ogni effetto collaterale che una direttiva nazionale o regionale comporta”.

“Il cittadino ha bisogno di essere tutelato in maniera ragionevole nell’insieme, non al 150% sulla sanità e al meno 150% sull’economia. Il punto di equilibrio è sempre molto complesso da trovare ma questo è ciò che ci aspettiamo dalle persone che ci governano, altrimenti significa che non sono adatte a ricoprire tale ruolo”.

“Parliamo di numeri e non di suggestione, di tamponi, di contagi. Parliamo di ciò che veramente deve far preoccupare, se esistente, che è la percentuale di mortalità, tutto il resto sono allarmismi. Non sto rinnegando il problema, lo sto semplicemente calando nella realtà dei fatti. Siamo difronte ad un tipo di influenza molto contagiosa, non c’è vaccino è vero, ma la stragrande maggioranza dei contagiati si sta riprendendo nel salotto di casa propria e la maggior parte dei pazienti sta guarendo (e questo non lo dico io, ma la comunità scientifica). Inoltre le vittime, alle cui famiglie sono vicina, erano persone oltre una determinata soglia di età e/o con patologie pregresse”.

Inoltre, “siamo veramente convinti – si chiede la presidente Mareschi Danieli - che, durante il Capodanno cinese, i turisti e gli stranieri là residenti in partenza dalla Cina siano venuti soltanto in Italia e non a Parigi, Londra, Berlino, New York? A qualcuno verrà il dubbio che la contabilità internazionale del contagio, alla luce dei numeri noti dei test eseguiti, potrebbe essere diversa da quella che conosciamo?”.

Sempre nell’ottica di un corretto approccio all’emergenza – si domanda ancora la presidente – “come possiamo meravigliarci se Paesi stranieri ci chiudono le frontiere o restringono i nostri ingressi se noi siamo i primi a diffondere allarmismi e misure restrittive (siamo arrivati al paradosso di alcuni territori del Sud Italia che vorrebbero escludere arrivi dal Nord del Paese!) che vanno ben al di là dell’evidenza dei numeri e della semplice ragionevolezza?”.

L’emergenza sanitaria in Italia, con tutte le conseguenze – sull’operatività e la reputazione del tessuto produttivo e del sistema Paese - si inserisce in una congiuntura già difficile per la nostra economia. Per questo, al di là di un pacchetto di misure a favore delle imprese per contrastare la fase di emergenza, l’invito pressante degli Industriali è quello di superare al più presto il carattere emergenziale dei provvedimenti adottati e di prevedere da subito anche interventi strutturali a sostegno dell’economia.

“Le ordinanze in vigore sul territorio nazionale e anche nella nostra regione – sottolinea la presidente - hanno generato comportamenti fai da te nelle aziende. E’ importante ribadire che tutte le attività produttive del nostro territorio hanno lavorato e continuano a farlo, ma con enormi difficoltà su tutta una serie di attività: gestione delle visite, delle attività formative, dei trasferimenti e dei viaggi di lavoro degli addetti, ma anche di operatori terzi e/o stranieri, dello stop alle fiere (Connext, slittamento salone del Mobile per citare solo i più eclatanti), gestione delle mense e la lista potrebbe continuare a lungo, tante e tali sono le difficoltà segnalate quotidianamente dalle nostre imprese associate, alle quali è spesso difficile dare una risposta puntuale e risolutoria. Un aspetto, però, vorrei evidenziare con forza: nelle nostre imprese c’è una grande attenzione alle risorse umane ed è per questo che si stanno generando comportamenti fai da te a tutela delle persone. Le aziende stanno facendo il massimo sforzo per tutelare i lavoratori, o meglio per farli sentire il più tutelati possibile. E’ chiaro, però, che così non possiamo andare avanti a lungo”.

Che fare, dunque? “La prima cosa – rimarca Anna Mareschi Danieli – è comunicare nel modo corretto. Io mi chiedo come sia possibile che se un’azienda pecca di capacità comunicativa viene immediatamente attaccata dai sindacati con i problemi che ne derivano e se invece il sistema di governo lo fa siamo tutti in silenzio a subirne le conseguenze nazionali ed internazionali. È più contagiosa la paura derivante da incertezza di informazioni e frammentazione delle stesse del virus di per sé. Su questo aspetto c’è un ruolo fondamentale da parte della politica tutta, di chi ci governa e di chi sta all’opposizione”.

“Bisogna attivare misure emergenziali di tamponamento per chi ha subito impatti immediati sull’attività d’impresa: le leve, anche a livello regionale, sono quelle del fisco, mutui, finanziamenti e eventuali attivazioni di ammortizzatori sociali (Cigo, Cigs, eccetera). Abbiamo un tavolo aperto con la Regione: c’è grande collaborazione da parte di tutti e si può intervenire rapidamente implementando SviluppoImpresa, che andrà in Aula a breve. Nel pieno rispetto dei ruoli e ben consapevoli che il diritto alla salute delle persone va tutelato, chiediamo che si valuti con attenzione l’opportunità di prorogare le ordinanze in corso solo se davvero necessario. E, quando parlo di necessità, mi riferisco a un giudizio tecnico-scientifico, non a una valutazione di opportunità politica o, men che meno, di tipo emotivo”.

“Quanto alla politica nazionale – conclude la presidente di Confindustria Udine -, oltre a farsi carico dell’emergenza sanitaria, deve disegnare ora interventi strutturali, non solo emergenziali, a sostegno di un’economia già in difficoltà. Non possiamo aspettare mesi per capire quanto avremo perso in termini di Pil e di competitività. Perché accadrà, pur non sapendo ancora in che dimensione. Servono immediatamente misure anti cicliche (sblocco infrastrutture, semplificazione burocratica, costo del lavoro) per evitare una situazione ancor peggiore di quella già negativa valutata pre coronavirus”.

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