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Danieli stima una perdita di produzione del 20% in Cina

Si punta a recuperare il terreno perduto con gli straordinari. ”Affrontiamo la situazione con ottimismo costruttivo” afferma il presidente Gianpietro Benedetti. Ha ripreso a lavorare poco meno della metà degli operai

Danieli stima una perdita di produzione del 20% in Cina

L’emergenza Coronavirus si tradurrà per la Danieli China in un calo del 20% della produzione. Ma al quartier generale di Buttrio già si pensa alle contromisure per recuperare, almeno in parte, il terreno perduto. La ripartenza delle aziende nel Paese del Dragone prosegue a ritmi più lenti rispetto a quanto si pensava. Con differenze notevoli da una regione all’altra, a seconda della distanza dall’area del focolaio dell’epidemia. “Per quanto ci riguarda la previsione del rientro non è stata confermata. In questo momento procediamo a ranghi molto ridotti e con controlli massicci” spiega il Presidente del Gruppo Gianpietro Benedetti.

“Due mesi sono andati praticamente persi ed ottimisticamente possiamo pensare ad una svolta verso la metà di marzo. Perderemo tra il 20 e il 25% della produzione – riferisce l’ingegner Benedetti – ma almeno il 15% lo recupereremo con gli straordinari, lavorando anche il sabato e la domenica”. In questo momento ha ripreso l’attività poco meno della metà dei fornitori di Danieli China, ma solo al 20 per cento della capacità. Gli altri dovrebbero tornare operativi per la fine del mese. Il 70 per cento degli operai è ritornato in fabbrica, in base al carico di lavoro nelle officine.

Delle 1500 persone del team Danieli China, il 20 per cento è della provincia di Hebei e quindi tornerà in attività solo a conclusione della quarantena.

Nessuno risulta comunque contagiato dal Coronavirus. Dalla Cina fanno sapere che se il numero di casi di infezione continuerà a diminuire al ritmo registrato negli ultimi due giorni, la situazione generale dovrebbe migliorare notevolmente alla fine di febbraio. Nelle strutture di Danieli China i controlli sono molto rigorosi: quotidianamente viene misurata la temperatura corporea di chi entra, si lavora con indosso la mascherina, vengono rispettati precisi e dettagliati protocolli per la disinfezione degli ambienti e sono state predisposte specifiche aree per la quarantena. Seppur in condizioni particolari, si riprende a lavorare.

Sicuramente lo spirito è quello tipicamente friulano: “Guardiamo avanti con ottimismo costruttivo” afferma il presidente Benedetti. Proprio oggi è giunta la notizia che le case automobilistiche nipponiche hanno parzialmente ripreso la produzione in Cina. L’impatto economico generale, in termine di consegne ferme o ritardate dal Coronavirus, si aggira attorno ai 16 miliardi di dollari.

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