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Ferriera, l'addio di Giovanni Arvedi

Con un'amara lettera, il cavaliere annuncia la volontà di sospendere al più presto la produzione

Ferriera, l\u0027addio di Giovanni Arvedi

Nuovo sviluppo per la crisi della Ferriera di Trieste. Ieri, infatti, il cavalier Giovanni Arvedi ha annunciato in una lettera il suo addio, “il prima possibile”, dal sito di Servola. La missiva, pubblicata a pagamento su il Piccolo, è molto chiara. Il presidente di Siderurgica Triestina si accomiata amaramente dalla città, rivendicando quanto fatto in questi quattro anni, nei quali non sono mancate le polemiche.

“Rispondo una volta per tutte – comincia Arvedi – alle annose, scoraggianti, tendenziose, distorte informazioni che sono state diffuse e prendo atto delle decisioni assunte a carico della Ferriera e del nostro onesto lavoro a seguito delle volontà espresse dalle Istituzioni”.

“La produzione dell’area a caldo, per quanto ci riguarda, dovrà fermarsi nel più breve tempo possibile”, si legge ancora. “Infatti, è doveroso e responsabile considerare i rischi sulla sicurezza dei lavoratori e l’impatto ambientale connessi alla gestione di un processo, a ciclo integrale, che ha la prospettiva di essere fermato nel prossimo futuro. Prendo atto delle decisioni delle Istituzioni regionali e locali e confido in proposte di soluzione corrette, che tengano conto della situazione reale. Sono trascorsi quattro anni - caratterizzati da grande impegno e lavoro - da quando, come imprenditore cristiano, mi sono assunto, su invito e richiesta del Governo, l’impegno e il dovere di ‘ridare vita’ alla Ferriera. E’ stato sottoscritto un Accordo di Programma con il Governo, la Regione, gli Enti Locali e il Sindacato, da noi totalmente rispettato e attuato, come recentemente riconosciuto con atto formale dalla Regione”.

“Ho accettato volentieri il progetto e la sfida, consapevole dell’impegno imprescindibile relativo al rispetto delle persone e della natura che, da subito, ho pubblicamente e ufficialmente assunto. Per un cristiano, inquinare è un crimine verso la Natura, verso noi stessi e un peccato verso Dio, nostro Signore”, prosegue la lettera di Arvedi. “La vicenda Servola, purtroppo, è stata per me un’esperienza amara, unica e molto sofferta, mai vissuta prima, malgrado i miei molteplici impegni assunti in sessant’anni di lavoro nel nostro Paese. Siamo orgogliosi di poter restituire al nostro Paese e alla città di Trieste un sito Sin, totalmente inquinato, ora totalmente risanato e di avere gestito, con i nostri bravi tecnici e operai, il processo di adeguamento e ammodernamento tecnico e strutturale, che in virtù dei nostri significativi investimenti, ora consente di produrre rispettando tutti i valori e parametri fissati dall’Aia, costantemente, frequentemente e giustamente controllati dagli Enti preposti”.

“Ringrazio tutti coloro che, a vario titolo e negli anni, hanno creduto nel nostro impegno e nel nostro lavoro e auguro a Servola e a Trieste ogni bene. Sono certo che mio nipote Mario chiuderà questa triste vicenda nel segno dell’onestà, correttezza e professionalità”, conclude Arvedi.

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