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Intesa Sanpaolo per le startup innovative

E' partita la terza call di Up2Stars, il nuovo programma di accelerazione e valorizzazione

Intesa Sanpaolo per le startup innovative

E' partita la terza call di “Up2Stars”, il nuovo programma di accelerazione e valorizzazione delle startup innovative ideato da Intesa Sanpaolo. Dedicata alle startup attive nei settori della MedTech e Healthcare, la call punta a intercettare le giovani realtà imprenditoriali emergenti che guardano al futuro e si pongono come principale obiettivo il miglioramento dell’offerta sanitaria attraverso lo sviluppo di soluzioni o servizi basati su applicativi tecnologici e digitali.

Up2Stars vuole stimolare il potenziale di innovazione che le startup possono generare a supporto della transizione digitale indicata dal PNRR, fondamentale soprattutto nei settori chiave per lo sviluppo del Paese, come quello sanitario. L’emergenza sanitaria vissuta negli ultimi due anni ha reso infatti evidente l’assoluta necessità dell’integrazione della medicina tradizionale con quella digitale e il prezioso ruolo che la Digital Health può svolgere nell’offrire nuove dinamiche di comunicazione tra medico e paziente. Le innovazioni nel mercato dell’Healthcare permettono di migliorare l'assistenza sanitaria, la rendono più sicura, più efficiente, elevandone nel complesso gli standard qualitativi. Dimezzano inoltre i tempi di diagnosi rendendo subito fruibili dati statistici approfonditi.

“La Medical Technology e la Digital Health sono due componenti fondamentali del processo di digital transformation che coinvolge oggi il settore sanitario a livello europeo, nazionale e locale", spiega Stefano Barrese, responsabile Divisione Banca dei Territori Intesa Sanpaolo. "Perché si arrivi a una reale svolta tecnologica in questo ambito servono però due elementi: idee innovative e competenze. E’ dunque fondamentale, in questa fase di transizione, aiutare le startup a crescere, fornendo loro le conoscenze manageriali e promuovendo il networking con aziende mature e potenziali investitori, per accompagnarle in ogni step evolutivo. Il fine ultimo di questo processo è aumentare il trasferimento tecnologico verso un settore così strategico come quello sanitario, vitale sia per il sistema sociale ma anche per lo sviluppo economico dell’industria delle Life Sciences”.

Sviluppato nell’arco dell’intero anno in 4 call bimestrali, il programma Up2Stars prevede un processo di autocandidatura, selezione, accelerazione e networking totalmente gratuito e rivolto a startup attive nei settori identificati come strategici per l’economia del nostro Paese. Le prime due call, dedicate a Digitale e Industria 4.0 e alla Bioeconomia, hanno raccolto oltre 380 le candidature complessive, una risposta che evidenzia il bisogno da parte delle realtà imprenditoriali emergenti di farsi conoscere e di trovare partner di livello che le accompagnino in un percorso di crescita manageriale.

LIFE SCIENCE- FARMACEUTICA E MEDICAL DEVICES (a cura della Direzione Studi e Ricerche Intesa Sanpaolo)

Il progressivo invecchiamento della popolazione e la crescente attenzione alla qualità della vita rendono il settore Life Science, che include sia la farmaceutica (produzione di medicinali e preparati farmaceutici), che il comparto dei dispositivi medici (di cui fanno parte una grande varietà di prodotti, dai beni usa e getta come aghi e siringhe, a sofisticate apparecchiature elettromedicali dall’elevato contenuto tecnologico, dai kit diagnostici alla strumentazione chirurgica) sempre più cruciale per favorire la prevenzione e nuove metodologie di cura, innalzando il benessere della popolazione.

In particolare, l’integrazione della medicina tradizionale con quella digitale - al centro della Digital Health - così come l’innovazione alla base dell’Healthcare sul piano del miglioramento della diagnosi e dell’assistenza sanitaria, sono solo alcuni dei segmenti di sviluppo della filiera della ‘Salute’, di cui lo scoppio della pandemia nel 2020 ha reso ancora più evidente la rilevanza. L’intero settore Salute è stato fondamentale nel gestire l’emergenza e far fronte in tempi rapidi alle sfide imposte dalla crisi sanitaria, confermandone anche il potenziale di crescita nel medio e lungo periodo.

Lo sviluppo di nuovi farmaci, la ricerca di vaccini innovativi per contrastare le epidemie, insieme alla crescente diffusione di nuove strumentazioni e metodologie diagnostiche e di cura, rendono il settore Life Science ad alto tasso di sviluppo nel medio-lungo termine. Le prospettive del settore sono strettamente legate all’innovazione, come confermano anche la progressiva digitalizzazione dei sistemi sanitari, l’applicazione delle tecnologie di intelligenza artificiale, nonché lo sviluppo di sistemi di telemedicina. Il contesto competitivo globale è dominato dai big player stranieri, ma non mancano nel nostro Paese eccellenze sui cui fare leva: la filiera italiana, concentrata in alcune aree ad elevata specializzazione esprime infatti una buona competitività.

Il contesto competitivo globale: i principali paesi esportatori…

Nel 2020 le esportazioni mondiali del settore Life Science hanno superato 1.054 miliardi di dollari (valori a prezzi correnti), una quota pari al 6,2% sul commercio mondiale, mostrando una crescente rilevanza negli ultimi anni. Il settore farmaceutico con oltre 700 miliardi di dollari ha evidenziato un incremento superiore al 9% nel 2020, mentre il settore dei dispositivi medici, su livelli pari a circa 226 miliardi di dollari ha evidenziato un aumento del 4,2% nel 2020, trainato dalle apparecchiature di respirazione e rianimazione e dai reattivi per diagnostica o da laboratori, prodotti utilizzati per contrastare la crisi sanitaria. L’analisi dei principali paesi esportatori, distinguendo il settore farmaceutico da quello dei dispositivi medici, offre alcuni elementi interessanti. Nella farmaceutica spiccano Svizzera e Germania, paesi dove risiedono le principali multinazionali del settore, con una quota sull’export mondiale del 14%. Seguono con un peso dell’11,1% e dell’8% rispettivamente, Irlanda e Stati Uniti. L’Italia con una quota del 5,4% sul commercio mondiale si colloca in settima posizione subito prima della Cina (inclusa Hong Kong).

Nel settore dei dispositivi medici gli Stati Uniti, con una quota del 18,4% detengono la leadership, seguiti dalla Germania (12,8%). La Cina (insieme a Hong Kong), con una quota del 10,9% posiziona al terzo, superando i Paesi Bassi. L’Italia, con un peso dell’1,7% occupa la quattordicesima posizione.

… e i leader nell’innovazione

Nel corso degli ultimi 20 anni si è osservata a livello mondiale una crescente attività innovativa nel settore Life Science, misurata attraverso i dati brevettuali di fonte OECD, trainata in particolare dal segmento delle tecnologie medicali, che hanno visto uno sviluppo più vivace rispetto al settore farmaceutico. Il peso dei brevetti nelle tecnologie medicali si è assestato su valori pari a circa all’8% nel periodo 2010-2019 (in linea con i primi anni Duemila) a fronte di un 7,4% delle tecnologie farmaceutiche (in lieve calo rispetto ai primi anni Duemila). Da un’analisi per paese si evidenzia la leadership statunitense, sia nel settore farmaceutico che in quello dei dispositivi medici con una quota sui brevetti mondiali superiore al 40%. Seguono Giappone, Germania e Cina.

L’Italia con una quota dell’1,6% si posiziona al dodicesimo posto nel ranking dei principali innovatori del settore farmaceutico. Nel comparto dei dispositivi medici, con peso dell’1,5% sui brevetti mondiali del settore, occupa la 14-esima posizione.

La filiera italiana

In Italia la filiera del settore Life Science è concentrata in alcune aree ad elevata specializzazione, dove sono presenti know-how e competenze specifiche, riconosciute a livello internazionale. Nel settore farmaceutico sono 5 le realtà individuate e monitorate: il polo farmaceutico del Lazio, quello lombardo, il cluster toscano e i poli di Napoli e Catania. Nel settore dei dispositivi medici sono invece analizzati: il polo di Mirandola, storico distretto biomedicale in provincia di Modena e i cluster di Firenze, Padova, Milano e Bologna. L’innovazione rappresenta un fattore strategico fondamentale per le imprese del settore Life Science. Se da un lato la domanda di tutti i prodotti legati alla salute è per sua natura poco ciclica e strutturalmente destinata alla crescita, dall’altro lo scenario competitivo globale, dominato dai player stranieri, richiede sforzi continui in termini di nuovi prodotti e servizi per poter essere competitivi e continuare a crescere. La filiera Life Science è la sintesi di due settori strutturalmente diversi, ma accomunati dalla rilevanza degli investimenti in ricerca e innovazione. La farmaceutica si caratterizza per la prevalenza di grandi imprese, con un ruolo di primissimo piano delle multinazionali, sia estere che italiane, che evidenziano elevati investimenti in Ricerca e Sviluppo, necessari alla realizzazione di farmaci di nuova generazione e all’introduzione di nuove sostanze attive, così come all’implementazione di nuovi processi produttivi. Nel settore biomedicale il tessuto produttivo si distingue per la prevalenza di piccole e medie imprese, attive nelle varie fasi della catena del valore, che garantiscono una certa flessibilità operativa ma anche una buona capacità innovativa.

Nel corso degli ultimi 10 anni si è osservato un trend crescente della spesa in R&S delle imprese italiane del settore Life Science (input fondamentale per l’introduzione di innovazione), trainato dal settore dei dispositivi medici, che hanno evidenziato un ritmo di sviluppo più intenso rispetto a quello delle spese R&S del manifatturiero. Nel settore sono molteplici le traiettorie tecnologiche di sviluppo. L’utilizzo di wearable medical devices, ad esempio, capaci di monitorare costantemente le funzioni vitali dei pazienti, connessi con apparecchiature a distanza, avvalendosi anche di big data e intelligenza artificiale, favorisce lo sviluppo della telemedicina e la realizzazione di cure personalizzate. La possibilità di sfruttare nuove tecnologie permette inoltre di costruire macchinari elettromedicali più sofisticati e precisi in termini diagnostici (con risoluzioni di immagini migliori, utilizzando tecniche meno invasive etc.) con conseguenze positive per la prevenzione e la cura di malattie. Nel 2019 le spese in R&S del settore Life Science si sono attestate su valori pari a circa 890 milioni di euro, l’8% del manifatturiero italiano, tra i settori in cui è maggiore il peso della R&S.

Il settore Life Science può far leva anche sul numero crescente di start-up innovative che concretizzando il patrimonio di conoscenze anche delle università e delle strutture ospedaliere. Nel 2021 sono oltre 200 le start-up attive nella filiera Life Science iscritte al Registro delle start-up innovative, di cui la maggioranza specializzate nel segmento dei dispositivi medici.

E’ soprattutto negli anni più recenti (2020 e 2021) che si è osservato un significativo incremento delle start-up innovative, che riflette l’importanza dell’innovazione per il settore.

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