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L’accordo Usa-Cina colpisce il made in Fvg

"Solo per il vino, il mercato americano vale quasi un terzo delle nostre esportazioni", dice Thurn Valsassina di Confagricoltura

L’accordo Usa-Cina colpisce il made in Fvg

La questione dazi sul vino e altri prodotti dell’agroalimentare europeo e italiano rimangono, purtroppo, all’ordine del giorno, anche e soprattutto dopo la firma della “fase uno” dell’accordo siglato tra Usa e Cina. Così, il mondo del vino italiano e regionale continua a essere preoccupato. L’export di vino del Fvg, secondo i dati forniti dall’Ufficio Studi della Camera di Commercio di Pordenone-Udine, alla voce “bevande”, vale complessivamente oltre 141 milioni di euro, quasi tutti assimilabili al tema vino. Gli Stati Uniti rappresentano il nostro primo mercato di sbocco, con una quota di mercato pari al 28 per cento e vale circa 38 milioni di euro (la nona voce per importanza del nostro export complessivo verso gli States). A seguire la Germania (20 milioni) e la Gran Bretagna (8 milioni) che, tra pochi giorni, avvierà il percorso definitivo di uscita dall’Ue.

"Le esportazioni del “Made in Italy” agroalimentare destinate al mercato statunitense ammontano a 4,5 miliardi di euro l’anno", ricorda il presidente di Confagricoltura Fvg, Philip Thurn Valsassina. "Si tratta del primo mercato per i nostri prodotti fuori dall’Ue e il terzo in assoluto. Quasi la metà delle esportazioni totali è assicurata dalle vendite di vini, pasta alimentare e olio d’oliva. Più nel dettaglio - spiega Thurn Valsassina -, attualmente le importazioni agroalimentari della Cina dall’Ue sono pari a circa 130 miliardi di euro. Dopo la firma dell’altro ieri, oltre il 30 per cento del fabbisogno cinese sarà coperto con le maggiori importazioni dagli Usa (soprattutto per soia, carni suine, pollame, prodotti ortofrutticoli, mais, sorgo ed etanolo) e l’Europa e l’Italia dovranno rivolgersi ad altri mercati per esportare".

"L’altro motivo di preoccupazione – aggiunge il presidente – è legato al fatto che gli Usa hanno deciso di applicare i dazi all’Ue con il metodo “a carosello” secondo il quale, ogni tre mesi, viene rivista la lista dei prodotti colpiti e, quindi, tra 90 giorni ci si potrebbe trovare nella stessa situazione critica di oggi. Per provare a evitare ciò, bisogna affrontare un negoziato diretto con gli Usa e, nel frattempo, sostenere le filiere colpite – conclude Thurn Valsassina -. Se, alla fine, non si trovasse un accordo, bisognerà inevitabilmente ricorrere ai dazi, anche da parte europea".

Se gli Usa decideranno per l’applicazione del 100 per cento dei dazi sul vino italiano, una bottiglia di Prosecco, su quel mercato, potrebbe passare dai 15 ai 20 dollari di costo per il consumatore. Lo stesso potrebbe succedere con il Pinot grigio, mettendo fuori mercato il nostro prodotto rispetto a quello californiano, a esempio.

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