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La fiera di Gorizia 'divorzia' da Udine

La società fieristica udinese perde la gestione. Per il futuro si valutano diverse ipotesi

La fiera di Gorizia \u0027divorzia\u0027 da Udine

La Camera di Commercio Venezia Giulia si riprende la gestione del quartiere fieristico di Gorizia. L’ente camerale, uscito l’anno scorso dalla società Udine & Gorizia Fiere in cui aveva una quota del 5%, ha ora deciso di fare gestire la struttura alla propria azienda specializzata Aries, che a Trieste già organizza TriestExpresso Expo, Oliocapitale e altri eventi minori.

“Per la fiera di Gorizia stiamo valutando diversi scenari – commenta il presidente della Camera di Commercio Venezia Giulia Antonio Paoletti – certamente va considerato lo stato delle strutture, in parte fatiscenti, che richiedono grossi investimenti”.

L’ente camerale ha recentemente commissionato una perizia per quantificare con precisione il costo sia degli interventi inderogabili sia di quelli migliorativi.

Preoccupato sul destino del quartiere fieristico, il sindaco Rodolfo Ziberna si dichiara sostenitore della creazione di un’unica società fieristica regionale, ma è pronto anche a sostenere opzioni alternative per il riutilizzo della struttura di via della Barca.

“Il costo annuo per l’ordinaria manutenzione, tasse e utenze è di 80-90mila – spiega Ziberna sbilanciandosi poi sulla stima dei lavori necessari – però già oggi i padiglioni hanno bisogno di interventi manutentivi urgenti per 350mila euro. Tutte spese non giustificabili per un solo paio di eventi all’anno. E se si volesse addirittura fare una ristrutturazione generale servirebbero 4-5 milioni”.

Attualmente, infatti, Gorizia ospita soltanto due eventi: la campionaria Expomego e Pollice Verde. Serve quindi un contenuto adeguato per un contenitore che ha costi certi e consistenti anche se rimane vuoto. Va detto, aggiunge Ziberna, che il bacino naturale della fiera di Gorizia si estende anche nell’area in territorio sloveno.

“Se non si andrà verso un rilancio degli eventi fieristici – conclude Ziberna - vanno allora presi in considerazione anche utilizzi alternativi di quell’area, come la sua trasformazione in un parco tematico attrattivo per il turismo”.

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