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Le professioni ordinistiche chiedono di ripartire

Salute e lavoro possono coesistere. Le imprese devono adottare tutte le garanzie e le precauzioni

Le professioni ordinistiche chiedono di ripartire

Commercialisti, avvocati, consulenti del lavoro, architetti, ingegneri, geometri e periti industriali di Udine, attraverso i rispettivi Ordini, chiedono di riattivare le attività economiche. "Stiamo certamente attraversando il momento più delicato della nostra storia dalla seconda guerra mondiale ad oggi. La gravità della situazione sanitaria è sotto gli occhi di tutti. Al dolore per chi sta soffrendo o ha sofferto per la salute dei propri cari, si aggiunge la sofferenza di chi sta vivendo un profondo disagio economico dovuto all’impossibilità di mantenere la propria famiglia e di fare fronte agli impegni finanziari presi".

"Il mondo delle attività economiche italiane, da sempre motore del progresso e dello sviluppo della società, sta subendo un tracollo mai visto prima in ogni settore economico: dal commercio al turismo, dall’artigianato all’industria, alle libere professioni che da sempre operano al fianco degli imprenditori in tutti i settori", si legge ancora nella nota. "Nel contesto economico globalizzato, non tutti i Paesi hanno adottato le medesime limitazioni alle attività produttive, anche con riferimento allo stesso settore di appartenenza. Di conseguenza avviene che, nonostante la pandemia, alcune attività siano ferme in alcuni Paesi mentre le medesime produzioni sono attive in altri Paesi, generando importanti squilibri  sulla concorrenza ed un ulteriore aggravamento della situazione economica generale dell’Italia".

"Secondo la nostra Costituzione il diritto alla salute è il diritto primario fondamentale seguito dal diritto al lavoro e dal diritto alla libera iniziativa economica che deve svolgersi senza arrecare danno alla salute, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. Le imprese, da sempre, devono adottare tutte le garanzie e le precauzioni che, secondo le metodologie organizzative, prevenzionali e le conoscenze scientifiche più recenti, permettono ai lavoratori di essere operativi senza mettere in pericolo la propria salute e quella della popolazione", spiegano ancora gli ordini udinesi.

"La consapevolezza di questo momento impone a noi tutti di porre ancora più attenzione alla coesistenza e alla tutela dei diritti al lavoro e alla salute, sottolineando che quest’ultimo non riguarda solo gli addetti alle singole attività, a prescindere da quali esse siano, ma anche tutta la popolazione che con essi entra in contatto. Dobbiamo ricordare che senza lavoro nessuno può mantenere la propria famiglia in un Paese che vede 20 milioni di pensionati, 4 milioni di dipendenti pubblici, 15 milioni di dipendenti e 10 milioni di imprese/autonomi che alimentano il sistema economico. I recenti provvedimenti del Governo di aiuto alle imprese, sono delle facilitazioni per l’accesso al credito. Non bisogna però dimenticare che per ripianare il debito contratto è necessario che le imprese beneficiarie siano attive e funzionanti. Se le imprese sono bloccate, è in gioco la loro stessa esistenza e, di conseguenza, quella di tutti i lavoratori collegati che solo temporaneamente sono assistiti dalla Cassa Integrazione. Auspichiamo al più presto, in modo graduale e selettivo e sempre con la massima attenzione alla tutela della salute dei lavoratori e della popolazione, una riapertura delle attività produttive, da attuarsi con la indispensabile regia del Governo della Nazione, perché occorre salvaguardare anche il tessuto economico che garantisce il sostentamento di milioni di cittadini", concludono commercialisti, avvocati, consulenti del lavoro, architetti, ingegneri, geometri e periti industriali.

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