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Pensioni, siamo alla stretta finale

Il punto di Mauro Marino - Dopo mesi di silenzio, pare vicina una scelta. Ma non sembra destinata a risolvere i problemi...

Pensioni, siamo alla stretta finale

Siamo, finalmente, alla stretta finale sulle pensioni. Dopo mesi si assoluto silenzio in cui sembrava che nessuno dei politici fosse interessato a questo delicato argomento, si è arrivati alla presentazione della legge di bilancio, ed è stato un errore perché una legge così importante per gli italiani come le pensioni avrebbe dovuto avere un suo iter autonomo, per affrontare questo spinoso argomento.

Ci si è resi conto, improvvisamente, che, se non s’intervenisse subito, si cascherebbe mani e piedi nell’odiatissima legge Fornero. I sindacati e, soprattutto, i partiti hanno capito che alla scadenza di quota 100 a fine anno si sarebbe creato uno ‘scalone’ di cinque anni - da 62 a 67 anni - per accedere al pensionamento. O, forse, pensavano che in prossimità della scadenza della legge voluta dal Governo gialloverde nel 2019 ci sarebbe stata una proroga, magari di un anno, per poi affrontare l’argomento nel 2022, con più tempo per varare una legge equa, strutturale e soprattutto duratura.

Così non sarà. Draghi qualche giorno fa in conferenza stampa a Bruxelles, a margine dell’incontro del Consiglio Europeo, ha affermato ufficialmente che quota 100 alla fine dell’anno non sarà rinnovata. La proposta del Governo sarebbe quella di quota 102 (38 anni di contributi + 62 di età) per l’anno 2022 e quota 104 (38 anni di contributi + 64 di età) per l’anno 2023 così da eliminare lo scalone, ma formando, comunque, degli scalini, per giungere in modo meno brusco al regime ordinario che, secondo l’Esecutivo, sarebbe la legge Fornero.

In realtà proposte sul tavolo ce ne sono parecchie. Quella dei sindacati confederali è di 41 anni per tutti o, in alternativa, di un’età di 62 anni; questa è anche la più organica perché chiede un fondo di garanzia per i giovani, agevolazioni per incentivare la previdenza complementare, la conferma di ‘opzione donna’, l’estensione dei lavori gravosi e usuranti e l’indicizzazione delle pensioni. Ci sono, poi, la proposta del presidente dell’Inps Tridico di una pensione a due velocità: uscita dal mondo del lavoro a 63 anni con importo calcolato con il sistema contributivo e, successivamente, a 67 anni percepire anche la parte di retributivo, a cui si potrebbe aggiungere anche l’anticipo della pensione a 38 anni e 10 mesi per le donne e 39 anni e 10 mesi per gli uomini (anche in questo caso con pensione a due velocità), e quella del Pd dell’implementazione dei lavori gravosi e usuranti e la proroga di Opzione Donna che, invece, nella proposta governativa sembra essere esclusa.

Ieri, dopo quello con Salvini, c’è stato anche l’incontro di Draghi con le parti sociali che non è andato bene. Giovedì ci sarà il varo da parte del Consiglio dei Ministri della legge di bilancio. Entro quella data dovrebbe essere trovata una sintesi che metta d’accordo un po’ tutti, ma l’impressione è che il premier ascolti tutti, ma poi decida in piena autonomia, sicuro delle sue scelte già concordate con i vertici europei.

Personalmente ritengo che le quote non siano la soluzione migliore, come già dimostrato da quota 100, perché permettono solamente a poche decine di migliaia di persone - a chi, cioè, raggiunge entrambi i requisiti - di accedere al pensionamento, creando ulteriori discriminazioni tra i lavoratori.

Non si doveva arrivare alla fine di ottobre per discutere una legge che impatta così pesantemente nella vita degli italiani, ma il Governo, preso da molti impegni e soprattutto dal fatto che comunque esisteva già la legge Fornero molto gradita all’Europa, ha sempre rimandato il problema. Con pochissimi giorni a disposizione e soprattutto con pochi fondi si continuerà con le quote magari spalmate non in due, ma in tre anni, per ritornare al “sistema ordinario” nel 2025. Si tratterà sempre di un intervento tampone, che non risolve definitivamente le varie problematiche che una legge previdenziale comporta, procrastinando una soluzione che dovrà essere duratura per gli italiani per programmare in tutta serenità il loro futuro.

Rubrica a cura di Mauro Marino, esperto di economia e pensioni

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